Ebbene sì, lo confesso: ci sono ricascato. La disintossicazione non è servita a nulla. Passavo per caso davanti a una tv accesa, e ho sentito Lui, sì adesso lo posso rinominare, Matteo Renzi che diceva:”Se mio padre è colpevole, merita una pena doppia”. E come potevo resistere a un ex presidente del Consiglio che diceva volutamente più che un’assurdità giudiziaria, una bambinata…
E allora ho cominciato a scrutarne gli occhi che chiudeva spesso ; li distoglieva , li strizzava nei momenti più difficili per poi fissarli in telecamera, a favore di pubblico, quando usava frasi come “per il bene del Paese” o l’aggettivo “ bello”, ripetuto una decina di volte, o “io non parlo male degli altri” per aggiungere subito dopo “non sono un pregiudicato come Grillo”.
Un monologo, che più monologo non si può, il suo , a Otto e mezzo, interrotto più che dai due quasi ammutoliti interlocutori(Gruber e Cerno), dal suo dover riprendere fiato.
No, non si può infierire su un uomo ferito e in evidente difficoltà, sull’orlo di una crisi di nervi, al punto di rispondere costantemente: “Parliamo d’altro… la gente vuole altro”. Come se la sorte di 2,7 miliardi, cioè l’ammontare dell’appalto Consip, fosse una bazzecola.
In qualità di avvocato difensore, infatti, ha reso un pessimo servizio sia al babbo Tiziano che al caro amico Luca Lotti, persino al di là delle loro effettive responsabilità, ancora processualmente da accertare.
Un’arringa inutile e depistante, a conferma di quel che si è sempre saputo: il Matteo giocatore è formidabile quando sta in fortuna e può giocare all’attacco.
Ed è pessimo , al limite dell’autolesionismo, quando è costretto a difendersi.
Gianfranco Micali

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