
Nei giorni scorsi, il TAR della Toscana ha esaminato le istanze cautelari dei ricorsi che le aziende fiorentine di Pubblicità Esterna avevano presentato contro il Piano della Pubblicità voluto dal Vicesindaco Nardella.
Nel loro ricorso le aziende dimostravano, documenti contabili alla mano, come il Piano di Nardella provocasse queste immediate ed automatiche conseguenze:
- CHIUSURA delle aziende. Questa conseguenza era dovuta alla soppressione di impianti pubblicitari che da sempre (si parla di 30 anni ed oltre) costituiscono l’unica attività delle aziende stesse.
- CONCENTRAZIONE nelle mani di un solo operatore di tutta l’attività pubblicitaria della città, oltre ad altri importanti rilievi sulla pericolosità e l’impatto ambientale di alcune tipologie introdotte.
Le aziende ricorrenti chiedevano al TAR la sospensione cautelare dell’applicazione del Piano Nardella che, altrimenti, avrebbe fatto cessare le attività delle aziende ricorrenti a partire dal 1 Gennaio 2012.
Il TAR (con pronunciamento del 10 Novembre) ha accolto le richieste delle ricorrenti, sospendendo in TOTO il provvedimento, riconoscendo sussistente il presupposto del pericolo del danno grave e irreparabile.
Ciò a dimostrazione della fondatezza degli argomenti e della documentazione con i quali le aziende avevano contestato il Piano Nardella fin dalla sua presentazione.
Quello che adesso le stesse aziende chiedono è che, finalmente, si apra un dialogo con l’Amministrazione e che vengano ascoltate le loro ragioni e vengano prese in seria considerazione le tante proposte che sono state presentate nel corso degli anni fino a quelle presentate a Aprile di quest’anno ed alle quali MAI è stata data una risposta.
Queste aziende auspicano, in sostanza, che venga trovata – una volta per tutte – una soluzione vera ad un problema che è reale. “Noi diciamo – affermano le aziende – che quando il problema è la scarsità di cibo in una certa zona, la soluzione non è uccidere il 90% della popolazione e far si che il rimanente 10% abbia cibo a sufficienza. Per noi la soluzione è distribuire in maniera equa il cibo a disposizione e, magari, cercare di produrne un po’ di più, senza esagerare: non vogliamo molti denutriti e morti che vengono pianti da pochi obesi.
Crediamo in tutta sincerità che si possa fare, basta un po’ di buon senso e di buona volontà. Crediamo anche che nessuno, tantomeno la politica, possa scherzare con la vita delle persone privandole di un diritto fondamentale come il lavoro”.

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