Si è cercato di puntellare questo presunto bipolarismo in tutte le maniere, per imporlo ad un elettorato recalcitrante: soglie di sbarramento e premi di maggioranza hanno fallito clamorosamente lo scopo.

Non è l’unica e non sarà l’ultima. E, d’altro canto, la stessa definizione di governo “delle larghe intese” suona clamorosa smentita ai due partiti o schieramenti alternativi che sono l’essenza del bipartitismo o del bipolarismo.
Si è cercato di puntellare questo presunto bipolarismo in tutte le maniere, per imporlo ad un elettorato recalcitrante: soglie di sbarramento e premi di maggioranza, concepiti a difesa di un abito evidentemente non a misura della tradizione italiana, hanno fallito clamorosamente lo scopo. Tanto che, dopo aver subito l’umiliazione del “commissariamento” della nostra democrazia siamo giunti ad un livello di instabilità e ingovernabilità senza precedenti.
Giova ripetere, per capire quanto questi marchingegni siano stati concepiti per mero spirito di autoconservazione, che vi hanno contribuito entrambi gli schieramenti. Tanto che il “porcellum” è la copia esatta (trasposta a livello nazionale) della legge elettorale della Regione Toscana, grazie ad uno stretto patto tra la maggioranza di centrosinistra ed il capo indiscusso del fronte opposto, il coordinatore regionale di Forza Italia, Denis Verdini, al quale prontamente si adeguarono tutti i partiti e partitini delle due coalizioni.
E non è affatto detto che non si debba tornare a votare ancora con il porcellum. Senza il timore di un accordo “strumentale” tra PD e 5Stelle che lo penalizzerebbe da molteplici punti di vista (dal sistema elettorale alle sue aziende) Berlusconi avrebbe già fatto saltare il tavolo. E la stessa cosa sarebbe stata tentata da vasti settori del PD se fossero stati sicuri di ottenere i voti di Grillo per fare fuori definitivamente Berlusconi ed impedire a Letta di consolidarsi.
Ma siccome, come si è visto tante volte nella storia, i disegni politici il più delle volte non producono i risultati previsti, per il gran numero delle variabili che sono sempre in gioco, è bene fino da ora prepararsi ad avversare due ipotesi che presto si faranno largo, sospinte dalla consueta grancassa della stampa posseduta dai soliti noti.
La prima è l’ipotesi di un nuovo governo “tecnico” “richiesto” dall’Europa, etc, etc.
Si sappia che non ce lo chiede proprio nessuno, come nessuno lo chiese a Spagna e Grecia che, infatti, andarono tranquillamente al voto. E sappia il Presidente Napolitano che abbiamo già dato.
La seconda ipotesi è che, in tutta fretta, si cerchi di fare passare una ennesima legge elettorale concepita come “camicia di forza” per tenere in vita gli attuali partiti ed impedire ipotesi di affermazione di nuovi movimenti. O, al contrario, di fare finta di volere una nuova legge ma mettere continue zeppe per non andare a votare, con il pretesto che “con questa legge non si può votare”
Sarebbe anche questo un gravissimo danno, se fosse l’unico mezzo per fare durare un governo impossibilitato a portare a termine le riforme promesse.

Quando un istituto politico, un’intera classe di gente, di politici, o se vuoi di presuli incensati con i loro suggestivi riti, non riescono più a essere credibili agli occhi di molti, allora il loro potere tende a scricchiolare. L’Italia, pare impossibile, si avvia verso questa fase, dove nessuno di questi è più credibile. Il terremoto, però, mi pare ancora lontano per quanto auspicabile. Non sarà una nuova legge elettorale, per quanto infame come l’attuale, a far da ciambella di salvataggio per questa maggioranza, se appena il volgo avrà voglia di non essere così legato a corporazioni e clientele. Per questo ben vengano le elezioni, una buona volta, anticipate, attese e previste.