Appena un anno fa, l’ultima spiaggia era Mario Monti, che ora è retrocesso a “terzultima spiaggia”. Un mese fa era Enrico Letta, diventato nel frattempo “penultima spiaggia”. Fossimo in Renzi, ci toccheremmo ove costuma per scongiurare il malocchio.

Anche l’esercito di Renzi, dunque, è composito. Ci sono quelli che sono saliti sul suo carro come sarebbero saliti sul carro di qualunque altro vincitore. Ci sono quelli che lo hanno sostenuto per tempo, per questo sono stati premiati, ed ora respirata l’aria di Roma, vi si sono adeguati. Entrambe categorie di sostenitori ormai smaliziati. Si accorgessero di una bischerata del leader, al massimo si limiterebbero a parlarne tra di loro. Fino a nuovo “ordine” (da intendersi, cioè, nuovi equilibri).
Queste due categorie possono non fare simpatia. Ma fanno certamente meno danni (a Renzi e al Paese) della terza categoria dei sostenitori di Matteo. Che è numerosa e nella quale si distinguono, come sempre accade, i “convertiti”, coloro che, non potendo vivere senza essere credenti, hanno abbracciato la nuova fede dopo averne abiurata una precedente. Sono i maggiormente esposti alle delusioni. Quasi sempre quelli che si accaniscono contro il loro idolo una volta che sia infranto. Nel frattempo sparano a vista contro chiunque osi sollevare dubbi non preconcetti su alcune già evidenti contraddizioni tra azioni e “renzipensiero”.
Ci è capitato di criticare (molto) la legge elettorale che Renzi vorrebbe darci assieme a Berlusconi, tale da degradare ulteriormente la nostra democrazia; la stridente contraddizione tra il modo con cui è diventato presidente del Consiglio e le affermazioni che prevedevano l’ascesa solo tramite passaggio elettorale; l’applicazione a corrente alternata della “rottamazione” e diverse altre cose sulle quali non concordiamo. Al tempo stesso elogiamo il recente decreto sul lavoro. Sarebbe la cosa più naturale di questo mondo, e la simpatia più volte dichiarata non ci fa velo. Ma per l’esercito di questi “guardiani della rivoluzione” renzista, qualsiasi disaccordo significa “non permettergli di lavorare”, “non rendersi conto delle condizioni del Paese” e “essere in combutta con tutti coloro che non vogliono cambiare per non perdere i loro privilegi”. Insomma, il pacchetto lo devi accettare in blocco. O non vale.
Il sentimento comune di questa categoria di renzisti è la certezza che “questa è l’ultima spiaggia”. Ed è, purtroppo, un sentimento che denota scarsa dimestichezza con la democrazia. Quando si è all’ultima spiaggia, occorre accettare tutto, senza andare troppo per il sottile. E a poco vale ricordare loro che appena un anno fa, l’ultima spiaggia era Mario Monti, che ora è retrocesso a “terzultima spiaggia”. Un mese fa l’ultima spiaggia era Enrico Letta, diventato nel frattempo “penultima spiaggia”. Fossimo in Renzi, solo a sentire questa stucchevole litania dell’ultima piaggia, ci toccheremmo ove costuma per scongiurare il malocchio. E’ la democrazia che funziona così. “Quelli che l’ultima spiaggia” si rassegnino. Oltretutto, non ci sarebbe stato Renzi se l’essenza della democrazia non fosse il ricambio. E fintanto che la democrazia non si ammala, la ruota continua a girare.

Molto, molto diplomatico Nicola, a dirci tra le righe: ” e speriamo che la ruota della democrazia giri presto “.