Man mano che si avvicina la data del voto, non solo per le europee e le amministrative, ma anche per il referendum sulla legge elettorale, cresce la consapevolezza delle conseguenze, ancora più nefaste per la nostra democrazia, che avrebbe una modifica al testo nel senso voluto dai promotori della consultazione.
La legge attualmente in vigore, voluta dal centro-destra nel 2006 nel tentativo (quasi riuscito) di evitare la sconfitta, non merita di essere difesa. Lo abbiamo scritto fin da quando vide la luce.
Il centro-destra la copiò pari pari dalla legge elettorale varata per le regionali in Toscana grazie ad un mega-inciucio tra gli allora DS e Margherita, da un lato, e Forza Italia e AN dall’altro.
Punti cardine: sbarramento elettorale per eliminare alcuni partiti e/o costringerli ad allearsi; eliminazione delle preferenze per avere via libera alla designazione dei deputati e senatori nelle segrete stanze; premio di maggioranza alla coalizione col maggior numero di voti per garantire la governabilità (e questo va bene) ma anche come incentivo ad “allinearsi” con i partiti maggiori ( che è poi diventato il vero motivo).
Oggi, finalmente, molti hanno aperto gli occhi su cosa accadrebbe in caso di una vittoria dei si il 21 giugno. Se quella attuale è una legge “porcata”, la nuova meriterebbe il titolo di “doppia porcata”. Con il premio di maggioranza al partito con più voti (non alla coalizione) e senza il ripristino del voto di preferenza, Berlusconi (domani chi sa chi altri!) designrerebbe in pratica la larga maggioranza dei parlamentari. E sarebbe in grado da solo di modificare la Costituzione, creare il governo, occupare tutte le posizioni che contano nell’intero sistema e negli organi costituzionali. In pratica sarebbe cancellato il fondamentale principio (pesi e contrappesi) che regola le vere democrazie. Anche perché, se si votasse con la legge voluta dai referendari, non avremmo in Italia un sistema bipartitico. Non ci sarebbe un forte partito di opposizione a contrastare la maggioranza. Ci sarebbe un partito onnivoro al governo nemmeno scalfito dallo spappolamento e dalla debolezza delle minoranze.
Se quello che denunciamo è vero, e se di ciò si diffonde la consapevolezza, purtroppo non ci sono idee chiare su come evitare che accada.
Il centro-sinistra è diviso almeno in quattro: chi vuole il ritorno al “mattarellum”; chi propone un sistema proporzionale con sbarramento (Vannino Chiti); chi sposa la posizione ufficiale e suicida dei SI del segretario Franceschini; chi dichiara che voterà NO. E diviso è pure il campo degli altri oppositori al referendum Segni-Guzzetta, incerti tra andare a votare no oppure astenersi per far venir meno il numero legale.
A poco più di un mese dal voto sul referendum, con l’opinione pubblica oltretutto distratta dalle elezioni locali ed europee, è dunque indispensabile individuare una strategia comune fra tutti coloro che si oppongono al progetto della “doppia porcata”. Si vedano, al riguardo, i due articoli che pubblichiamo sotto a questo. Sarebbe drammatico regalare una vittoria ai referendari a causa della divisione tra i fautori del non voto e coloro che preferirebbero la sfida aperta nelle urne. Mai come in questo caso conta il risultato!
Nicola Cariglia

Anche secondo me la posta in gioco è troppo alta e i tempi troppo stretti per organizzare una campagna per il “no”. Quindi, pur non essendo mai stato un fautore dell’astensionismo, credo che questa volta sia necessario invitare amici e conoscenti a non votare.
Mi sono recato sempre alle urne per VOTARE in qualsiasi elezione o referendum, poliche ed amminstrative, per eleggere i componenti dei consiglieri dell’ordine professionale e per le elezioni scolastiche. Stavolta però è in gioco la democrazia vera e non voglio dare aiuto ad un referendun liberticida; preferisco restare con il sistema elettorale attuale per continuare ad impegnarmi per la sua modifica parlamentare. Stavolta resterò a casa o “andrò al mare”.
Virrorio Mazzei
E’ impossibile illustrare, nel breve tempo a disposizione, le nefaste conseguenze della vittoria del SI del referendum del 21 giugno prossimo. Si può essere certi che gli italiani, per un buon 90%, ignorano che il 21giugno prossimo, può segnare la fine della democrazia, della Repubblica, della libertà. La televisione di Stato, i giornali sono impegnati ad esporre i pettegolezzi dei salotti rosa, del “grande fratello”, “dell’isola dei famosi”, dei fatti di cronaca nera, del tifo da stadio per annozero, per ballarò e nient’altro.
Oggi, da più parti, si rivendica il diritto di cronaca per fare informazione a senso unico.
Allo stato delle cose potrebbe essere utile martellare l’opinione pubblica con un manifesto (tipo avviso di pericolo) a votare NO per il referendum
Caro Nicola,
ho idee molto chiare sulla legge elettorale e su cosa sono i referendum elettorali.
Ma non ho chiara quale strateggia adoperare per il voto del 21 giugno.
E’ stato bene da parte Tua aver buttato un sasso nello stagno.