C’erano una volta i radicali, “un partito diverso, anticonvenzionale”, anche un po’ furbo: lottava contro il finanziamento pubblico e si faceva finanziare il partito, la radio. Era il paladino dei diritti, in Italia e nel mondo ed era regolato dal più feroce dei centralismi democratici. Ora, invece, è come gli altri: quello che è, così appare. Per anni Pannella, quando gli chiedevano perché i radicali no si presentassero quasi mai alle elezioni amministrative e regionali, assumeva l’aria di chi dice “che ci ho scritto giocondo sulla fronte?”. Spiegava poi che non era così sciocco da crearsi in casa sacche di “resistenza” da parte di consiglieri regionali, provinciali e comunali e magari, Dio ne scampi. Anche di assessori. Oggi, per le ferree regole della nemesi, ha dovuto subire la levata di scudi di tutto il gruppo dirigente, Bonino in primis, e consentire la divisione dei pani e dei pesci, ovvero dei deputati e dei senatori, concessi dal PD a condizione di dimenticarsi di essere radicali.
I radicali si sono messi in cammino per una nuova e sconosciuta meta. Solo Pannella potrà impedire che questo sia l’ultimo viaggio. Ma la verginità, quella è irrimediabilmente perduta. In cambio di una cifra imprecisata che oscilla tra i tre ed i cinque milioni di euro, un numero di parlamentari tra sei e nove e qualche decina di secondi di passaggi televisivi.

Ma quando l’hanno avuta la VERGINITA’?