Era il 21 novembre scorso quando su Pensalibero pubblicammo un articolo dal titolo “ Esattamente come gli altri anche Pannella e i radicali sul mercato”.
Gli amici radicali che frequentano il nostro sito ci rimasero male. Ma spiegammo loro che non volevamo parlare male di Pannella: al contrario volevamo elogiare il suo realismo politico e contribuire a dare un calcio a quella pretesa di “diversità” che tanti danni ha fatto ai radicali così come li aveva fatti al PCI di Berlinguer. Scrivevamo: “Anche per Pannella e i radicali, come per tutti i piccoli partiti, vale il primum vivere. E’ l’imperativo che ha consigliato loro di accettare l’elezione di nove parlamentari nelle liste del PD. Lo stesso imperativo consiglia oggi di occupare uno spazio mediatico enorme, dovuto al fatto che i sei deputati pannelliani consentirebbero al governo di superare il voto di fiducia.” Ed ancora: “Pannella, collocando il suo partito sul crinale divisorio tra maggioranza e opposizione, realizza una buona mossa politica. Si è sempre detto contrario ad elezioni anticipate e garantire la vita del governo sembra coerente”
Oggi, mentre si susseguono gli incontri tra radicali, esponenti del PDL e ministri, confermiamo il giudizio che demmo nell’apprendere le prime avvisaglie di questo avvicinamento o confronto che dir si voglia. E’, quella di Pannella, una mossa sacrosanta e persino utile al Paese. Se riuscisse a portare a casa (realizzandola) qualcuna di quelle riforme “liberali” ( sopratutto in tema di giustizia) che Berlusconi ha tante volte promesso e mai mantenuto, ci leveremmo tanto di cappello. E si dimostrerebbe che il realismo giova assai più di tante menate demagogiche. E ci sentiamo di riproporre la conclusione dell’articolo di allora che calza a pennello anche oggi: “Di male, secondo noi, non c’è proprio niente. Ma, per favore, padreterni e madonne pellegrine ( i radicali pretendono di avere entrambi) lasciateli stare in paradiso. Su questa terra, tanto meno nella politica italiana, non c’è posto per loro.”
RADICALI E GOVERNO: SE PORTANO A CASA QUALCHE RIFORMA TANTO DI CAPPELLO
E’, quella di Pannella, una mossa sacrosanta e persino utile al Paese. Se riuscisse a portare a casa (realizzandola) qualcuna di quelle riforme “liberali” ( sopratutto in tema di giustizia) che Berlusconi ha tante volte promesso e mai mantenuto, ci leveremmo tanto di cappello.

Lo farei anche io.
No. E infatti anche la Bonino ha detto che voterebbe proposte assieme a Berlusconi qualora le condividesse.
E con chiunque altro, aggiungo io.
“Capisco questa iniziativa di Marco quando dice che bisogna scommettere il pochissimo probabile contro il molto possibile. Ma io rispetto a lui ho meno fiducia, Berlusconi non mi pare più in grado di gestire alcunché politicamente parlando, non lo ha fatto nemmeno in periodi meno turbolenti, e non vedo perché dovrebbe farlo adesso.”
Parola di Emma Bonino. Non avrà per caso anche lei l’incubo del cavaliere?
Altri, io tra questi, chiedono che se una cosa è buona, non sia ritenuta cattiva “perchè” fa il gioco di Berlusconi.
Nemmeno ciò è troppo.
Caro Cariglia,
veniamo subito al mio incubo. La mia mancanza di stima nei confronti del cavaliere non nasce da pregiudizi o giudizi che generalmente esprimono Travaglio, Santoro, Saviano e i vari moschettieri di libertà e giustizia.
La cosa che più mi irrita è vedere Berlusconi difeso a spada tratta come se si trattasse di un povero pensionato sociale che può permettersi solo l’avvocato d’ufficio. Liberi di considerare Berlusconi un novello Jean Valjean che finisce in galera per aiutare la prole affamata. Mi spiace solo che un signore benestante come il cavaliere riesca a far diventare i suoi problemi personali (aziendali e giudiziari e ora anche sessuali) problemi di stato. Liberi di considerare Berlusconi la reincarnazione del conte di Cavour. Mi stupisco quando sento difendere il processo breve da persone (non qui ma altrove) che non hanno capito niente di questa riforma (o controriforma?) esattamente come non hanno capito niente del federalismo fiscale. Liberi di interpretare la parte di Alice nel paese delle meraviglie e di credere a conigli bianchi con panciotto e orologio o a gatti parlanti. Ognuno di noi ha il diritto di credere alle favole, però cerchiamo di separare la realtà dal mondo della fantasia.
Chi ha detto che la giustizia è roba da ricchi? Preferirei soltanto che in questo momento critico per l’economia lo statista Berlusconi parlasse con maggiore partecipazione di riforma del fisco e di liberalizzazioni. Preferirei vedere più spesso la faccia di Tremonti piuttosto che quella dell’on. avv. Ghedini.
Preferirei che l’on. Berlusconi seguisse la strada del sen. Andreotti che con molta dignità e serietà ha affrontato la sua odissea giudiziaria.
Chiedo troppo?
Caro Selvaggi,
è proprio un incubo questo cavaliere. Scusi: ma dove sta scritto che riformare la giustizia è inconciliabile col varare riforme in campo economico. Perchè mai, allora, paghiamo tanti ministri e tantissimi parlamentari?
Inoltre: che la giustizia sia cosa da ricchi è un pregiudizio che un laico e liberale, mazziniano oltre tutto, come lei non dovrebbe avere.
Una decina di giorni fa abbiamo pubblicato un articolo sulla condanna di un medico per la morte di un paziente che non aveva neanche visto. Si chiama responsabilità oggettiva, che nessun paese civile applica nel campo penale.
Inoltre: la denegata giustizia (penale e civile) il disequilibrio tra le parti, i tempi infiniti, etc. sono problemi marginali?
Infine: a noi interessa la sovranità popolare. Sia il popolo, non i pm a stabilire i cambi di governo. E che non si ripeta l’orrendo ’92. Le ruberie che l’avevano preceduto erano notevoili. Quelle che lo seguirono molto maggiori.
“…riforme liberali (soprattutto in tema di giustizia) che Berlusconi ha tante volte promesso e mai mantenuto…”
Con tutto quello che c’è da fare in Italia a livello economico, mi sembra giusto occuparci per prima cosa della giustizia. Non liberalizzazioni per far ripartire l’economia o una seria politica economica che oggi come ieri questo governo non è stato in grado di affrontare ma pensare alla riforma della giustizia e cioè come fermare i giudici specialmente quelli di Milano, l’eterno incubo del cavaliere.
Se lo stesso impegno di riformare la giustizia i berlusconiani lo avessero messo anche nell’economia a quest’ora l’Italia navigherebbe in migliori acque.
Pannella e i radicali si troveranno in ottima compagnia con Storace, Giovanardi, Santanché, Lupi, Sacconi ed altri liberali/liberisti e soprattutto libertari. Buona fortuna.