L’Anmic , Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili, con i
suoi circa 200 mila iscritti è l’associazione più rappresentativa
della categoria, riconosciuta ufficialmente come ente di tutela e
rappresentanza dal 1978.
La categoria degli invalidi civili è la più numerosa all’interno del
numero di disabili riconosciuti in Italia ( 3,2 milioni di persone ,
di cui 1,7 invalidi civili , con percentuali rispetto alla popolazione
totale del tutto in linea con i maggiori Paesi europei) : da almeno
dieci anni, tuttavia, l’Associazione e la categoria non riescono ad
avere nemmeno udienza presso i partiti ed il Governo , sia esso di
centrodestra come di centrosinistra .
La spiegazione di questa sistematica sottovalutazione dei problemi
della categoria è probabilmente nella scarsa conoscenza , all’interno
del mondo politico , dei problemi e della composizione della categoria
: viene dato tendenzialmente risalto ed importanza a generici
rappresentanti di interesse , quali i “pensionati” ovvero a comparti
rilevanti , quali gli invalidi del lavoro oppure i ciechi , che non
esauriscono i problemi dell’intera categoria.
Questo aspetto è molto evidente sul tema al centro dell’azione
rivendicativa odierna dell’Anmic , quello delle pensioni di invalidità
: la pensione di invalidità civile, riconosciuta agli inabili al
lavoro privi di ogni altro reddito , è ferma a livelli vergognosi (
246 euro al mese, 8 euro al giorno ! ) , meno della metà della
cosiddetta “pensione sociale minima ” che, dal tempo del famoso
“milione al mese” dl governo Berlusconi , è di circa 560 euro al mese
.
Le condizioni di accesso alla pensione di invalidità sono del tutto
identiche a quelle della pensione sociale , avendo entrambe fonda mento
nell’art 38 della Costituzione ( condizioni di ! indigenz a ed inabilità
allo svolgimento di un’attività lavorativa ) con l’unico differenziale
legato al limite di età ( 65 anni per la pensione sociale , l’età di
avviamento al lavoro per l’invalidità civile ) : il parallelismo tra
le due indennità è confermata dal fatto che al momento della sua
istituzione , nell’anno 1971 , la pensione di invalidità civile era
esattamente uguale alla pensione sociale ( allora 100 mila lire al
mese) . Negli anni, in maniera sistematica, la pensione di invalidità
civile è stata esclusa dalle rivalutazioni e dagli aumenti ( compreso
il milione al mese citato) riconosciuti alle pensioni minime , al
punto di determinarsi la differenza odierna , che porta anche
all’assurdo di vedere un invalido civile inabile al lavoro e privo di
redditi percepire 8 euro al giorno fino al compimento del 60 anno di
età ( limite di accesso alla pensione sociale per gli invalidi ,
introdotto con la legge del 2002 sul “milione al mese” ) , quando
finalmente , senza che sia intervenuto alcun altro fattore se non la
sopravvivenza fisica , passa a percepire 564 euro al mese.
L’Anmic ha promosso in questi giorni una raccolta di firme per una
legge di iniziativa popolare che sancisca la parità di trattamento tra
pensionati sociali e pensionati invalidi civili , senza limite di età
. L’intervento riguarderebbe circa 500 mila pensionati , che
vedrebbero raddoppiata la loro misera pensione , con un costo per le
casse dello Stato non superiore a 1,6 miliardi di euro all’anno : si
consideri che solo l’ultimo intervento per i cosiddetti “incapienti” ,
per una “una tantum” di 150 euro , di dubbia utilità ed impatto
effettivo sulla condizione dei destinatari , costerà quest’anno al
bilancio statale 2,1 miliardi di euro .

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