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Quella sera del 26 aprile 1986..

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, poco dopo l’una, il famoso reattore n. 4 è interessato dalle operazioni, per le quali vengono disabilitati alcuni dispositivi di sicurezza. Durante il test però qualcosa va storto.

di Carla Ceretelli | 2 Maggio 2021

Guardavo rilassata la  TV nella mia camera di puerpera.  A Villa Donatello,  casa di cura  raggiante  di gioia, all’epoca. Oggi  tramutata in triste e drammatico  Covid hotel che ospita malati da coronavirus.

A Firenze. Avevo dato alla luce la mia secondogenita 2 giorni prima.

Stavo bene, la piccola dormiva nella nursery,  quando arrivò l’ annuncio.

“Alle ore 1:23 della notte scorsa   la centrale nucleare di Chernobyl è  stata scossa da un’esplosione. Il sito si trova a 18 chilometri dalla città di Chernobyl, a 3 chilometri da Pripyat, nell’area settentrionale di un’Ucraina ancora parte dell’Unione Sovietica”

Come tutti al momento non realizzai quello che effettivamente era successo,  e nessuno pensò certamente  che si trattava del  più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, anche se il conteggio delle vittime è ancora incerto e largamente dibattuto, con cifre spesso molto  diverse tra loro . La scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici dell’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica lo ha classificato come il massimo evento catastrofico di livello 7.  Attribuito solo un’altra volta,  nella centrale di Fukushima, in Giappone, l’11 marzo 2011.

 Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, poco dopo l’una, il famoso reattore n. 4  è interessato dalle operazioni, per le quali vengono disabilitati alcuni dispositivi di sicurezza. Durante il test però qualcosa va storto. Forse per  un errore umano, unito a falle tecniche e strutturali.  Il reattore  esplode come una pentola a pressione.  Una violenta spinta di vapore fa saltare  il coperchio di oltre mille tonnellate,  atto a  chiudere ermeticamente il nocciolo. Si libera    un’enorme quantità di grafite,  provocando  un incendio che comincia a disperdere nell’aria isotopi radioattivi. Non  un’esplosione nucleare, come quella di una bomba atomica, bensì  una reazione dovuta all’incontenibile pressione del vapore a causa di un imprevisto innalzamento della temperatura del nocciolo.

Ma,  una volta scoppiato l’incendio, è emergenza radioattività.

Una grande nuvola radioattiva inizia a contaminare l’area

Evacuate 336mila persone , a  cominciare da Pripyat, la città più vicina: dove  47mila abitanti, nel giro di poche ore, devono abbandonare per sempre le loro case. E poi la nuvola presa dal vento si espande per  centinaia di chilometri.  Tra il 29 aprile e il 2 maggio arriva in Italia.Tra il 4 e il 6 maggio la nube torna verso l’Ucraina, fino ad arrivare in  Grecia e Turchia. Tutte le aree  nelle quali si è avuta pioggia sono a rischio di   suolo contaminato. L’emissione di vapore radioattivo si interrompe soltanto il 10 maggio.

Lo stesso giorno, a Roma, 200mila persone scendono in piazza e si gettano le basi per il referendum che l’anno successivo porterà all’abbandono dell’energia nucleare in Italia.

Che, forse, ha portato più male che bene, almeno all’economia. Dato che le centrali nucleari  hanno continuato a lavorare a due passi da noi.

Ricordo bene quei giorni. Prima ammantati di incredulità. Ma tornano  alla mente  diverse abitudini. Non bere latte e non mangiare verdura a foglie larghe. Evitare di stare allìaperto quando piove.

 E allora cominciò la caccia al latte a lunga conservazione che, fino ad allora, nessuno avrebbe mai propinato a un neonato  o a un pargolo di pochi giorni. In effetti il latte non lo beveva la mia bambina , ma io che lo passavo attraverso l’allattamento naturale.

Ci sono state tante vittime, dirette o indotte da patologie cancerogene. Difficile sapere quante.

La bambina ha compiuto 35 anni giusto il 24 scorso.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: 2011, anni, annuncio, emergenza, firenze, grecia, italia, persone, referendum, roma

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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