
Avevano detto che sarebbe stata una legge di bilancio da approvarsi così com’è, senza modifiche da parte del Parlamento, ma neanche loro avevano chiaro a cosa si riferissero.
Ieri, infatti, dopo una giornata di forti tensioni nella maggioranza, lo stesso Giorgetti dichiara che per ora la legge è solo una “bozza”; insomma che non siamo ancora alla scrittura in bella copia da consegnare alle Camere.
Un tentativo mal riuscito di salvare la faccia di fronte alla bagarre che si è scatenata tra gli alleati di governo.
Forza Italia si è schierata infatti contro l’aumento della cedolare secca per gli affitti brevi.
Ma è soprattutto la Lega a mettersi di traverso sulle pensioni e sul fisco.
A fare marcia indietro, alla fine, è la stessa Meloni che è costretta a ritirare un punto dei più qualificanti della legge per la lotta all’evasione fiscale; quello che avrebbe consentito alla Agenzia delle Entrate di regolare i crediti con gli evasori boccando i conti correnti bancari e prelevando direttamente da essi.
Così, una delle poche cose giuste di questa legge di bilancio, all’apparir della prima “bozza” svanisce subito come non fosse mai esistita.
Non sia mai detto che in Italia la destra faccia seriamente la lotta contro l’evasione fiscale.
Infatti, che a guidarla sia Berlusconi o che sia la giovane Meloni il patto di fondo con una parte degli elettori è sempre lo stesso: tu mi voti e io chiudo un occhio o anche entrambi sulle tasse.
Figuriamoci se può cambiare questa politica a meno di un anno dalle elezioni europee.
E l’Italia andrà avanti ancora, come una Repubblica delle banane, con i tagli alla spesa sociale, con il debito pubblico che aumenta e con l’evasione che non si riduce.
Non c’è speranza di cambiare questa situazione che è la madre di tutte le ingiustizie finché la stessa opposizione, che ha le sue responsabilità di quando ha governato, non farà del tema fiscale la sua battaglia principale, con l’obiettivo di far pagare veramente tutti e nel rispetto del principio di progressività della Carta Costituzionale.
Per la verità la sinistra ha provato a fare sul serio la lotta all’evasione ottenendo importanti e concreti risultati, quando ministro delle finanze era Vincenzo Visco. Allora la destra reagiva alle sue iniziative con grandi mobilitazioni in cui contestava ai governi Prodi di mettere le “mani nelle tasche degli italiani” e riempiva le piazze dove a parlare era un condannato per evasione fiscale come Silvio Berlusconi.
Da allora, negli ultimi dieci anni, anche quando il PD è stato al governo poco o nulla è stato fatto.
E le riforme fiscali approvate negli ultimi anni hanno ridotto la progressività delle tasse favorendo i più ricchi.
A mio avviso, è necessario che la sinistra si faccia coraggio e assuma il tema fiscale come il fondamento di un programma di governo per un’Italia più equa e più moderna o, se si preferisce, semplicemente normale, più simile ai paesi europei seri e rigorosi.
Enrico Rossi

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