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Quel grand’imbuto di Sesto Calenzano

isolviamo i grandi problemi del Valico ma spostiamo le strozzature con cantieri e deviazioni a valle senza troppi avvisi come se il traffico sparisse. Viaggiare non deve essere una scommessa

di Fabrizio Binacchi | 5 Novembre 2016

L’imbuto d’Italia non è più sull’Appennino tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello, come per decenni è stato, con le code interminabili permanenti sui viadotti della grande A1, ma con la Variante di Valico, detta anche Direttissima (stradale) il grande imbuto si è spostato a sud, dopo Barberino, a cavallo dello svingolo di Sesto Fiorentino Prato Calenzano.

Dove comincia la Grande Firenze, o la macro area metropolitana, con polo industriale e polo universitario, che ha inglobato paesini e borghi, quartieri e contrade. Lì tra Sesto e Firenze Nord è diventato in questi mesi il Grande Imbuto d’Italia. Non c’è salvezza, se non a notte fonda, lì cari miei ci si ferma. Cantiere mobile, cantiere fisso.

Deviazione di corsia, spostamento di carreggiata, qualche incidente in direzione sud, qualche incidente in direzione nord, è un miracolo se ti accorgi in tempo del cartello uscita Sesto Calenzano. E svolti all’ultimo momento provocando disorientamento a chi ti segue o pure a chi ai a bordo. Siamo fatti cos’ noi esperti di traffico e mobilità suburbana (ah, suburbana a chi?)

Noi risolviamo i grandi problemi del Valico ma spostiamo le strozzature a valle senza troppi avvisi. Ce li fanno trovare all’improvviso. Così come una sorpresa.

Quel grand’imbuto di Sesto Calenzano condiziona la Milano Roma, oserei dire persino la Torino Napoli, come la Bolzano Civitavecchia, o la Bologna Fiuggi, quel che incontri in questi cinque chilometri può fare la differenza di un’ora come di 20 minuti, ma anche di due ore sulla tratta intera.

I lavori sono necessari. I cantieri sono indispensabili. Senza cantieri non si farebbero opere e non avremmo gli ammodernamenti che in questi ultimi dieci –  venti anni sono stati il motore del cambiamento: dalle autostrade anni 50 a due corsie, a quelle anni ’90 tre e poi 4 corsie. Tratti di congiunzione a 5 corsie.

Il problema  è (non) fare dei cantieri delle aree di parcheggio obbligatorie per chi deve solo transitare, per chi deve solo passare. Io automobilista, io camionista, io turista io passeggero, sono solidale con te tecnico, con te operaio con te addetto alla sicurezza nel cantiere che mi farai cambiare la vita ma non voglio immaginare che all’alba del 2020 non vi siano sistemi, ingegnerie, architetture, prefabbricati, ponti mobili che evitino la strozzature anni ’70 delle strade e dei tratti su cui stiamo lavorando. In Giappone come fanno? O altrove?

Cantieri paralleli, non toccano il vecchio,  due bretelle finali e tutto poi si sposta in area nuova. E si opera in quella vecchia. Non sempre è possibile per montagne e barriere, strettoie e gole ma non sempre è contemplato dai piani.

Più a sud, da  Scandicci a Impruneta, che una volta si chiamavano Signa e Certosa,  hanno risolto alla grande dopo parecchi anni di lavori che hanno reso il tratto quasi Nord Europeo tra eleganti barriere e allargamenti comodi, con corsie larghe e protezioni ambientali, invece qui appena a nord di Firenze sembra tutto ancora embrionale.  A proposito:  ma chi decide di cambiare i nomi degli svincoli autostradali? Non era meglio Certosa di Impruneta? Perché Scandicci ha preso il posto di Signa?

Certo non è facile fare i conti con questa area tra imprese e capannoni dove all’autostrada di una volta bastavano 2 corsie per senso di marcia più una striminzita corsi di emergenza.

Adesso se non hai almeno tre corsie di marcia per ogni direzione e una confortevole emergenza non puoi dire di stare in autostrada. E questo deve fare i conti con vecchi ponti, antichi viadotti, preistoriche barriere, con un mondo di periferia fiorentina che è cambiato e si è rivoluzionato. Più negli ultimi trent’anni che nel precedente secolo.

Fabrizio Binacchi

Con Voce di Mantova

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: A1, anni, area metropolitana, Autostrada, bologna, Calenzano, conti, emergenza, fiorentina, firenze, mantova, milano, milano roma, mondo, napoli, Prato, roma, Scandicci, Sesto Fiorentino

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Antonella

    6 Novembre 2016 alle 16:14

    Mah….lodevole impegno x i cantieri su prato-calenzano, pericolosi ma necessari ed efficienti,con chiusure notturne la mattina nuovamente scorrevoli..a parte gli automobilisti e camionisti poco propensi ad agevolare l entrata dai Caselli sui cantieri…italiani romeni tutti uguali…piuttosto la viabilità in uscita Firenze Scandicci su fi.pi.li. ma chi è l ingegnere che ha progettato ciò???? Se non è già morto lo sarà a breve…code in uscita e in entrata a tutte le ore….incidenti continui,sinistri invadenti e che determinano ulteriri code…..assurdo!!!!

    Rispondi

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