Ho partecipato alla prima giornata di Bertinoro da militante isolato, come lo sono da quando decisi, da sinistra, di non ritirare più la tessera del PSI nei primi anni ’80. Diciamo che se le cose stessero solo nei termini in cui alcuni giornali le hanno esposte nei loro incompleti servizi e negli interessati commenti, ci darei di nuovo un taglio. Invece ritengo importante che alcuni dirigenti del vecchio PSI, Boselli, De Michelis, Formica, Bobo e reduci diversi si siano per la prima volta trovati uniti, almeno a parole, su una nuova prospettiva unitaria riguardo all’area socialista e alla sue propaggini, il che rappresenta sicuramente un punto in più rispetto alle polemiche passate; ma penso anche che l’aspetto principale e nuovo di questa iniziativa sia rappresentato da coloro che, soprattutto nella prima giornata, sono stati i protagonisti veri, ossia i quattrocento partecipanti che, con una inaspettata affluenza, hanno sovvertito e sorpreso le previsioni della macchina organizzativa. Parte di questi provengono dal profondo disagio politico e culturale del più grosso partito della sinistra, parte invece sono espressione non solo del vecchio PSI o della diaspora, ma soprattutto di associazioni, circoli, siti web, iniziative, diffusi a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale, che non sono i nostalgici del garofano o semplicemente di Craxi, ma incarnano, con le diffuse presenze ed i rovesciamenti culturali a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, le ragioni di una nuova esigenza laica, socialista, liberale e intendono rappresentare nella sinistra la vera alternativa al movimento neocattcom, un’alternativa che tutti si propongono di massa e quindi diversa dalla fallimentare esperienza degli ultimi quindici anni.
Detto questo, immagino che i promotori e coloro che d’ora in poi dovranno essere i protagonisti del movimento non si nascondano le difficoltà, sia quelle di carattere organizzativo, sia quelle legate al confronto ed allo scontro politico. Le prime dovranno fare i conti con il percorso faticoso della ricostruzione nei suoi tessuti più profondi dell’area di base che era del vecchio PSI e del suo rinnovato collegamento con tutte le componenti ed i fermenti laici e libertari del mondo liberalsocialista; ed in più con l’altro percorso, per niente scontato e altrettanto faticoso, diretto ad intervenire, sempre in termini organizzativi e di reclutamento, nella nuova area della sinistra interessata a non perdere i contatti con il socialismo europeo, anzi a rinsaldarli al di là di ogni equivoco. Quanto al confronto ed allo scontro politico, già si vedono i segni dell’accerchiamento: da una parte, come logico, i nemici peggiori sono gli amici, i Morando, i Salvati e purtroppo a questo punto, salvo ravvedimenti, anche i Capezzone, che oltretutto hanno buona accoglienza nella stampa che conta; dall’altra Bertinotti e Giordano hanno già piroettato, lanciando la loro offensiva di primavera nei confronti della sinistra ds e non è detto che resti inascoltata.
In questa situazione bisogna essere realisti e considerare Bertinoro per ciò che effettivamente è stato: ossia l’occasione di un primo generale incontro, che ha sortito l’effetto di iniziare il disgelo in una delle componenti dell’area, quella socialista di derivazione partitica, ma che al tempo stesso ha individuato un’area più vasta, che emerge per ora in gran parte solo in virtù di un rifiuto del disegno stabilizzatore e conformistico in atto, ma alla quale bisogna dare una collocazione precisa, dei contenuti ed un supporto strategico, tali da creare consenso e non solo manifestare impotenti stati d’animo. Nel dibattito di Bertinoro collocazioni, contenuti e supporto strategico sono stati correttamente enunciati: il bello ed il più vengono già da oggi.
Silla Cellino

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