Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare.

La risposta è semplice. Perché è allora che si gettarono le basi di un Paese, l’Italia, inserito nell’Europa e nel mondo occidentali, ma diverso dalle democrazie che appartenevano a questo stesso mondo.
Fu allora che si determinò l’anomalia di una sinistra egemonizzata da un partito comunista e filosovietico, a differenza degli altri paesi europei. Di un partito confessionale, la democrazia cristiana, baluardo della democrazia ma ostacolo ad una serie di conquiste civili ed ai processi di modernizzazione, insormontabile fino alla caduta del muro di Berlino.
Se si vuole capire perché ancora oggi l’Italia è diversa dalle altre democrazie europee è in quella data, negli avvenimenti che l’hanno preparata e in quelli che sono seguiti, che bisogna scavare. Silla Cellino quegli avvenimenti ce li propone attraverso un libro in quattro capitoli “Frontismo e autonomia: Il PSI dopo il 18 aprile”. E’ una lettura filtrata attraverso gli eventi interni ad un partito, il PSI, che porta la grave responsabilità della scelta frontista, senza la quale non avremmo avuto l’egemonia a sinistra del più grande partito comunista del mondo occidentale. Ed è, il PSI, il partito che pagò un prezzo altissimo per quel suo sbaglio nel momento stesso in cui tutta l’Italia pagava il prezzo di una sinistra non abilitata ad aspirare al governo del Paese, in sana competizione con la Democrazia Cristiana.
Quel 18 aprile 1948 è lunghissimo perché ancora non è completamente trascorso. Se ne rinvengono ancora le tracce in quella che è l’anomalia di oggi, il PD, incapace di compiere una scelta di adesione al partito socialista europeo perché condizionato dalla doppia eredità comunista e democristiana. E se ne leggono gli effetti nella scomparsa, dopo decenni di stenti, di una qualsiasi formazione politica che si richiami alla cultura laica, liberale e socialista.
Il dibattito interno al PSI, negli anni dal 1945 al 1948, cioè dalla Liberazione al voto del 18 Aprile, ci illumina sull’intera vicenda italiana, non solo su quella di un partito. E ci illumina, anche, sulla storia che ne è seguita, fino ai giorni nostri. Grazie anche al rigore e alla meticolosità dell’autore che fa parlare i protagonisti di quel dibattito interno, senza cedere alla tentazione di metterli al servizio delle sue personali opinioni. Vi proponiamo, per ora, i primi due capitoli. In una seconda puntata vi proporremo gli altri. Buona lettura. (n.c.)

Lascia un commento