Mi sono amareggiato a leggere le dichiarazioni rilasciate dai tanti notabili, o presunti tali, di casa mostra, sulla condanna a morte del dittatore Saddam Hussein. Tutti si sono improvvisati costituzionalisti per affermare d’essere scientemente contro la pena di morte e per avere diritto ad esprimere un giudizio negativo, se non di vera condanna sui Giudici, della Corte d’Appello, che hanno emesso il verdetto di condanna a morte del Dittatore per riconosciuti crimini internazionali o, meglio detto, contro l’umanità.
E’ contro natura manifestare tanta pietà cristiana per una persona alla quale si addebita la diretta responsabilità di crimini efferati verso l’umanità. Come si può avere pietà per una persona che si esaltava, quando vedeva morire impiccato un proprio connazionale e dimenticare migliaia d’innocenti trucidati, perché sospettati di contrarietà al regime.
Poi, non è lecito e non è corretto interferire, con giudizi negativi, nell’ordinamento giuridico di uno Stato sovrano. In Italia, l’abolizione di fatto della pena di morte risale, appena, al 1994. Abolita nel 1889, con il codice Zanardelli, fu reintrodotta dal Regime fascista nel 1926 e, poi, abolita nel 1944, allorquando fu trasformata in ergastolo.
Un Paese, come l’Iraq, che si avvia alla democrazia, dopo tanta dittatura di regime, va incoraggiato a legiferare in senso sempre più democratico e liberale e ad abolire la pena di morte. Non va accusato d’essere promotore di nuove forme di disordine politico, dentro e fuori il Paese. Bisogna aiutare l’Iraq a poter divenire, quanto prima, il 64° Paese del mondo, in cui la pena di morte è stata abolita per ogni crimine. Un simile impegno, il Governo deve attivare, verso i 91 Paesi del mondo, in cui vige tuttora la pena di morte. Tutte le manifestazioni di contrarietà o d’assenso alla pena di morte, inscenate in questi giorni, sono un fuoco di paglia destinato a spegnersi nel giro di pochi giorni, come finirà il fatto mediatico della notizia. Non fa onore all’Italia aver trasmesso con tanto sadismo tutte le fasi della morte di Saddam. E’ un modo, ciò, distorto di fare informazione in uno Stato che si definisce laico, civile e democratico.
Covitano Domenico Bitetto (BA)

Lasciamo perdere la pietà cristiana,sennò mi viene in mente il passato.
Parliamo,piuttosto,di convinzioni etiche.
Ad ogni modo,dubito che possa essere l’Iraq il 64° paese ad abolire la pena di morte.
Se non sono preceduti dagli USA,è difficile che prendano ad esempio le democrazie europee.