Se uccido te uccido me: un romanzo “tosto” senza lieto fine ma con mille interrogativi che si succedono nelle oltre 200 pagine della narrazione.Intervista a Giulia de Nisco.

Lo fa con un romanzo “tosto” senza lieto fine ma con mille interrogativi che si succedono nelle oltre 200 pagine della narrazione. Se uccido te uccido me, il volume pubblicato nella collana CALEIDOSCOPIO della Felici editore di Pisa, è il grido d’angoscia di una giovane studentessa che materializza i suoi sensi di colpa nei confronti del suo ragazzo, ridotto allo stato di coma a seguito di un incidente d’auto, in un delirante dialogo con lui che la soffoca negandole in diritto a ricominciare a vivere…
Giulia, perché questo romanzo?
Perché storie come queste accadono e, se anche per molte non si giunge al drammatico epilogo del mio romanzo, restano storie importanti che segnano la vita di un giovane. Raccontandola, ho inteso offrire uno specchio a chi la sta vivendo e a chi vive, magari inconsapevole, accanto a chi la vive; è difficile fare i conti con i propri sensi di colpa anche quando essi non dicono la verità ma amplificano spaventosamente una situazione nella quale siamo solo una piccola parte della responsabilità reale.
Un romanzo a tre voci che coglie molti aspetti della vita di un giovane ma anche della sua famiglia e dell’intera società…
In effetti, ho cercato di dare una lettura corale a questa storia proprio perché ognuno la potesse raccontare dalla sua parte: non cercavo colpevoli o vittime, né volevo assurgere a giudice; volevo solo che il lettore potesse comprendere meglio l’interezza delle sensazioni che possono essere vissute di fronte ad una situazione come questa.
In fondo, se la protagonista resta la ragazza, molti co-protagonisti ruotano intorno a lei, a partire dal fratello fino alla famiglia e, non ultimo, all’insegnate di ginnastica di cui lei si innamora… Ognuno vive una parte della ragazza, quella che conosce meglio, quella che gli fa più comodo conoscere, quella con la quale è in grado di mettersi in relazione; per i suoi compagni di classe è una disadattata, una matta, per i familiari, una spina nel fianco difficile da gestire e più ancora da capire… Perfino per il fratello, che a modo suo le vuole bene veramente, resta un problema con il quale è difficile fare i conti e che, in qualche modo, gli impedisce di vivere con la serenità e la libertà che la sua età vorrebbe.
Ma anche per il professore, quella ragazza così fragile e misteriosa, è un incomprensibile enigma verso il quale riversa le sue energie e il suo amore/affetto/amicizia, come ancora di salvezza.
Ma…
Ma nessuno è davvero in grado di aiutarla, neppure quell’amore che lei aveva nuovamente riprovato per un altro uomo e dal quale aveva sperato di trovare le forse per liberarsi, una volta per tutte, dai suoi incubi. E’ un destino funesto quello della protagonista, un destino verso il quale corre con rabbia e disperazione, sola ancora una volta di fronte al suo dramma. Nessuna mano riuscirà ad essere così forte da trattenerla e il suo gesto resterà un insoluto dilemma per coloro che le erano stati accanto offrendole, a modo loro, un aiuto.
Come giudica questa sua opera prima?
Difficile giudicarsi e poi non vorrei correre il rischio di parlarne troppo bene… Dalle mie parti si dice “chi si loda si imbroda” e vorrei sinceramente evitarlo… Una cosa, però, posso dirla: molti di coloro che l’hanno letto, mi hanno detto che è “molto vero” e questo mi fa piacere. In fondo la mia storia è una storia vera anche se non vissuta direttamente da me, e restituirla nella sua autenticità, nella sua crudezza mista a passione e dolcezza, era la mia ambizione.
Ho scritto pensando ai lettori giovani, quelli delle scuole superiori o poco più, ma ho visto poi che anche gli adulti hanno saputo entrare nel clima del romanzo e rimanerne avvinti; in fondo i miei giovani protagonisti vivono in un mondo di adulti: la scuola, la casa, la società, è fatta da adulti che spesso non comprendono perché persi nella loro frenetica vita lavorativa e familiare piena di problemi e di stress. E la scuola? Dovrebbe, anzi potrebbe, essere un luogo dove imparare non solo le materie scolastiche ma anche a crescere come persone e a formarsi per costruire una società meno egoista e sorda. E invece? Anche in questo caso le delusioni possibili sono tante anche se ogni tanto qualche eccezione viene a rompere una routine estremamente deludente.
Spero che chi, tra gli adulti, leggerà questo libro possa trovare quelle emozioni che lo inducano ad essere più disponibile, meno frenetico, più capace di ascoltare e meno a giudicare…

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