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Quando scienza e coscienza si scontrano con scelte politiche e opinione pubblica che ha perso la fiducia

di Carla Ceretelli | 21 Giugno 2021

Stritolati fra ordini e contrordini da mesi ormai, noi  esseri razionalmente provax  abbiamo accolto benevolmente tutto quanto ci è stato propinato. Con grande consapevolezza. Ci siamo fidati della scienza e perfino della politica. Nonostante una comunicazione assurda e sgangherata. Oggi riconosciuta da tutti i soloni..

Nonostante lo scontro spesso frontale fra istituzioni.

Una delle assurdità che a mio avviso si è vista preponderantemente auspicata a viva voce  da alcune regioni è quella di affidare  la somministrazione, l’inoculazione delle dosi, a chi capita, ovunque ci fossero spazi idonei. Come se si iniettasse acqua fresca o soluzione fisiologica.

Senza preoccuparsi più di tanto della presenza di medici  coadiuvati  da infermieri, comunque sanitari avvezzi a mettere le mani sui pazienti.

Anche l’affidamento ai farmacisti non mi è parso da adottare. Il farmacista esita farmaci, dà consigli, fa tante cose ma non “tocca” il paziente. Qualcuno ha detto che in farmacia si trova il cortisone. Che, guarda caso, vuole la prescrizione medica.

Non perché non ho fiducia in questi professionisti. Moglie e madre di farmacisti,   io stessa collaboratore per trentanni in farmacia.

Ma la responsabilità è enorme e non è giusto nè opportuno demandarla a chi non è un medico. Dottori si, ma non laureati in medicina. A ciascuno il suo mestiere.

Da lì è partita una campagna provax esagerata.  E lo dice una vaccinista conclamata e convinta . Una che ha fatto 1 dose Astrazeneca e farà la seconda senza problemi e senza  ansia.

Ma quando si entra in un turbine quasi folle di corsa della serie “ciao mama sono arrivato primo” , come se fosse una gara fra regioni, si esce automaticamente dall’accuratezza  e dalla  coscienziosità  di questa delicata  pratica. Una pratica serissima, per giunta nuova e, certamente sperimentale. Ma bisogna distinguere fra la sperimentazione del  contenuto del vaccino in sè, già sicuramente testato e valido,  e la sperimentazione di una vaccinazione di massa. Che, gioco forza è sperimentale sui numeri e sugli esiti, in quarta fase di farmacovigilanza.  Soltanto dopo numeri altissimi si possono tirare le fila e avere qualche certezza in più. Così è ,  piaccia o non piaccia. Si tratta dunque di scegliere fra costi e benefici come si è detto. E  di correre un rischio. Perchè il rischio zero non esiste. Neppure se mangi le fragole e non hai cortisone a portata di mano.

Ma la vaccinazione  non è una corsa campestre e tanto meno una festa delle matricole, una piéce goliardica.

E quando ho sentito  dell’idea di open day la preoccupazione è salita alle stelle. Per due motivi.  Per essere dedicata ai giovani e giovanissimi e per averlo fatto con una leggerezza disorganizzativa non indifferente.  Se non sempre e ovunque, spesso e in certi siti.

 Quando Figliuolo consigliava di andare a raccattare le dosi avanzate  girovagando  di hub in hub , mi si rizzavano i capelli. Ma come si può essere così superficiali, pensai.

 L’open day è stata la ciliegina sulla torta della leggerezza e della faciloneria.

 Il nostro beneamato commissario che WP riporta come  ” un generale e funzionario italiano, già comandante logistico dell’Esercito italiano dal 2018, dal 1º marzo 2021 commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19″ è, appunto, un militare abituato a comandare, presumo senza ascoltare i subalterni.

Infatti ora si preoccupa soprattutto   dell’eventuale  rallentamento della campagna vaccinale. Giustamente,  dato che il tempo incalza per arrivare, a settembre,  alla ipotetica immunità di massa ( mi dicono che gregge fa brutto, come se cambiasse la sostanza).Certo, importantissimo. Ma cercando di non lasciare per strade quache vittima per mancanza di schede anamnesti chevalide e liste dei farmaci assunti.  Per  prendere visione e  controllarle occorre un po’ di tempo.  

E, di pari passo,   il recupero della fiducia è fondamentale.

Altrimenti si entra in un vortice senza fine di precarietà e diffidenza.

Abituato a comandare i  soldati,  il generale corre e nessuno mette in dubbio le sue decisioni,avendo  la responsabilità di vita e di morte.  

Ma noi non siamo soldati e abbiamo bisogno di linee guida,  abbastanza lineari, appunto. Ma anche di raccomandazioni più o meno rafforzate e, come ora pare, direttive precise, tecniche e politiche. No a comando ma con iniezioni di fiducia.

Con coraggio, specie da parte dei politici, senza troppi tentennamenti ministeriali.

Senza nulla togliere alle sue  eccezionali competenze  logistiche e organizzative vorrei sottolineare che trattare con civili e per giunta ansiosi, non è come comandare un un plotone . Insomma, l’esercito.  Una campagna vaccinale non è nè battaglia nè guerra, con decisioni da prendere alla bisogna spostando i militi a comando, a destra e a manca.  Con tutto il rispetto  per  un uomo di eccezionale preparazione logistica e organizzativa, occorre anche  competenza di carattere psicologico.

Per tranquillizzare, non per creare  tensione  con tira e molla continui e quindi ansiogeni.

Abbiamo toccato il fondo della situazione caotica. Proprio mentre si  parla di  squilibri  psicologici e addirittura patologie  neurologiche senza pari,che, pare  colpirebbero  circa un terzo della popolazione. Giovani ,  adulti e vecchi.

 Dire ai ragazzi “vaccinatevi per andare in discoteca” è quanto di peggio si potesse fare. Ora addirittura ricchi premi e cotillons per chi si vaccina.  Cappuccino e brioche. Roba da avanspettacolo.

Naturalmente è una mia  opinione.  Ma  non mi pare così  peregrina e disattesa, bensì avvalorata e confortata da tanti professionisti  più esperti di me.

Pensino,piuttosto, i politici e gli scienziati  a comunicare in modo corretto. E a sostenere e tutelare  i sanitari, ultimi  ma non ultimi per responsabilità, in questa perversa catena di montaggio. Da troppo tempo ormai usati e abusati in un lavoro che richiede  grande attenzione e dunque   idoneo  riposo che riduca la spossatezza di cui tutti ormai sono preda. A sentire tanti amici medici. Ai quali ci sentiamo vicini e ringraziamo di cuore.

 La povera piccola Camilla, ci ha aperto gli occhi, anzi ce li ha fatti spalancare su una desolante realtà.  Speriamo almeno che il suo sacrificio dia adito a comportamenti virtuosi. Ricominciamo da capo, ma stavolta davvero in scienza e coscienza.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: battaglia, cappuccino, comandante, costi, emergenza, giovani, lavoro, massa, medici, misure, opinione pubblica, soldati, soluzione

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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