
Coronavirus: increduli, stiamo rivivendo questa triste ed irreale realtà, più stanchi probabilmente rispetto a qualche mese fa. Ci ritroviamo nuovamente a leggere ovunque questo titolo, a sentire costantemente questa mostruosa parola su tutte le reti, senza quasi aver scelta di poter ascoltare altre notizie. La comunicazione e i media in questo momento penso stiano avendo un significativo impatto psicologico su ognuno di noi, ed ahimè non sembra l’obiettivo sia quello di far mantenere la calma e dare serenità, per quanto possibile, durante questa seconda ondata, per alcuni inaspettata, per altri già prevista. Personalmente ritengo assurdo dover assistere a scontri tra politici, incomprensioni tra regioni e governo, in un momento nel quale, avremmo bisogno di loro, e come me, in molti risentono di questo astio ingiustificabile, in quanto problema assolutamente secondario, rispetto a quello reale che, come ben sappiamo, è combattere questo virus-nemico.
La paura e l’incertezza alimentano di nuovo le nostre giornate, scaturendo questa volta da una parte rabbia e dall’altra rassegnazione, sentimenti purtroppo quasi inevitabili che non ci uniscono ma ci separano sempre più. La sanità prima di tutto, poi l’economia, l’istruzione, la cultura e la pressione psicologica dovuta dall’ inumana incertezza di vivere di giorno in giorno attendendo quel qualcuno che “parli” per chiarire la confusione, la poca chiarezza e l’incoerenza delle scelte attuate negli innumerevoli Dpcm, iniziano ad essere situazioni che, a mio modesto parere, necessitano una soluzione. Una soluzione per il popolo però, per tutti noi, per medici ed infermieri, per liberi professionisti ed impiegati, per commercianti e ristoratori, per artigiani e agricoltori, per studenti ed insegnanti, per gli artisti, per grandi e piccoli, per tutte le classi sociali colpite, perché un vaso già rotto non può essere riparato più volte solo con la propria forza.
Carissimi Capi di Governo, impegnati nell’ attaccarvi a vicenda, e nell’accusare qualunque decisione venga presa, avete provato anche solo per un attimo ad usare ciò che si chiama empatia? A mettervi nei panni di un italiano oggi, ed ahimè anche ieri? Purtroppo molte problematiche sono sempre esistite nel nostro meraviglioso Paese, ma avevano un peso più leggero rispetto ad oggi, poiché da soli, con la nostra tenacia, riuscivamo a cavarcela, a sopravvivere ad un sistema troppo spesso disorganizzato, ingiusto e corrotto. In questi giorni, però, in piena emergenza stiamo risentendo di questo ordinamento senza avere il potere di poter controllare il tutto.
Seppur in politica sembra essere qualcosa di impossibile da chiedere, ora c’è davvero bisogno di qualcuno che si preoccupi anche della nostra salute, delle nostre necessità e dei nostri interessi. Vorrei ricordarvi l’etimologia stessa della parola governo che deriva dal latino gubernare ossia reggere il timone e dal greco kubernao, dirigere una nave. In questo momento, siamo nel mezzo di una tempesta con una nave che sta affondando ogni giorno di più, manca forse la giusta direzione di quest’ultima unita alla superficialità di alcuni passeggeri a bordo? É il momento di rimettersi al timone con consapevolezza, con soluzioni immediate e tempestive, con chiarezza e sicurezza decisionale.
In quanto a te mia Italia, dimentica il rosso, arancione e giallo che ci dividono momentaneamente sulla cartina e ricorda l’unione, la stessa che a marzo scorso sembrava ci avrebbe reso più forti. C’è bisogno di spirito di coesione nazionale. Questa seconda ondata potrebbe essere più pesante da reggere, a livello sanitario, economico e sociale, ma proprio per questo è importante non mollare e cercare di filtrare tutte quelle notizie negative che inevitabilmente incutono terrore, con altre più positive. Facciamolo per noi, per le nostre famiglie, per i nostri amici, per la gente che amiamo. Facciamolo per una società che già sembra essere diventata troppo fredda e distante, a tratti così egoistica da non permetterci di pensare a chi ci circonda, così digitalizzata da aver sostituito tante piccole cose che ci rendevano felici con un mondo nuovo che ci divide sempre più. Non lamentiamoci ma agiamo usando la nostra responsabilità. Impariamo da questa tempesta a contribuire noi stessi all’”Andrà tutto bene”, perché come abbiamo avuto modo di appurare sta a noi tutelare noi stessi, e gli altri. Non permettiamo che questo ci allontani ancor più di quanto già avvenga senza rendercene conto, non facciamo in modo che si abbia paura del prossimo ma piuttosto tendiamo la nostra mano, non puntiamo il dito verso “i positivi” ma cerchiamo di pensare positivo, aiutiamoci a vicenda nell’affrontare il tutto, sostituiamo la rassegnazione con la speranza, la paura con l’amore verso di noi e verso il mondo, abituiamoci a convivere in modo prudente con questa nuova realtà. Diffondiamo gentilezza. Se dobbiamo essere distanti fisicamente è importante rimanere vicini con il cuore. Rispettiamo nuovamente le regole usando la nostra coscienza, non permettiamo che le cose continuino a peggiorare, ma poniamoci come obiettivo il ritorno alla normalità.
Ricerchiamo un equilibrio ad un ritmo differente da quello a cui siamo abituati, deceleriamo per poi riaccelerare. Teniamo duro. Preoccuparci di ciò che non possiamo controllare non ha senso, ma fare del nostro meglio per contenerlo sì.
“La vita è una successione di cadute e di ritorni in pista”, ed è fondamentale ritornare in pista con cicatrici abbellite dalla forza con la quale si è affrontata una situazione difficile, proprio come quest’anno così inesplicabile per tutti noi, per la nostra ‘Italia e per il mondo intero.Continuiamo a credere nel sole, nonostante l’incessante pioggia. Sebbene risulta difficile, continuiamo a credere che dopo questo periodo così grigio, da qualche parte sarà nascosto l’arcobaleno con i suoi colori. Ho bisogno di credere nella nostra forza. Ho bisogno di credere che quando tutto questo finirà, le lacrime saranno sostituite da splendidi sorrisi, e sarà proprio il sorriso l’unica cosa contagiosa!
Ora ancor più di prima, restiamo uniti e non molliamo! Tutti insieme, possiamo farcela, dobbiamo farcela!
Angela Quatraro

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