Ricapitoliamo: il Neolitico era maschilista, l’età antica anche quella
maschilista, il Medioevo pure, l’Età moderna idem, l’Ottocento e il Novecento
non fanno eccezione. E il primo ventennio del terzo millennio? Maschilista
anche quello. E se lo dicono anche molti uomini dev’essere vero. Eppure, nel
corso del Novecento le donne hanno ottenuto:
il diritto di voto; leggi sulla maternità avanzatissime, da qualche anno con
possibilità di alternarsi tra marito e moglie nei permessi per la cura dei figli
piccoli; l’accesso a tutte le professioni pubbliche, incluse Magistratura, Polizia e
Forze Armate; il divorzio; il nuovo diritto di famiglia basato sulla completa parità
fra uomo e donna; una legge avanzata anche se statalista sull’interruzione di
gravidanza; la caduta del divieto di pubblicizzare gli anticoncezionali; la
cancellazione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore; la stessa
retribuzione a parità di condizioni (proprio in questi giorni, a integrazione e
miglioramento del decreto legislativo del 2010); quote rosa nei consigli di
amministrazione, negli organi interni dei partiti, nelle liste elettorali, nelle
preferenze, più altre non di legge in vari organismi politici (quello che penso delle
quote l’ho scritto tempo fa su queste pagine); leggi contro lo stalking, la violenza
sulle donne, il femminicidio e il cosiddetto revenge porn (alla lettera
“pornovendetta”, la diffusione di foto o video di carattere intimo relative a una
persona che si vuole colpire); divieto delle pratiche di mutilazione sessuale; azioni
positive per l’imprenditoria femminile; disposizioni a favore dei centri
antiviolenza. Tutte leggi, da notare, approvate da maggioranze di uomini…
Infine: non abbiamo parlato un po’ tutti di una vera e propria rivoluzione dei
costumi, e in particolare del rapporto tra uomo e donna, premessa di moltissime
delle conquiste a cui ho accennato? Su quale conto li mettiamo i tanti uomini che
praticano la parità di compiti in casa, i “mammi” che cambiano i neonati e li
portano a spasso in carrozzina, che giocano con i figli molto più che in passato?
Ma nonostante tutto questo si continua a ripetere che noi italiani (e italiane: via,
per una volta diciamolo) “viviamo in una società maschilista” o addirittura
patriarcale. La stessa definizione che si dà, per esempio, a quella ateniese, dove
quasi tutte le donne passavano la vita quasi sempre chiuse in casa.
A questo punto in genere si conclude: “Certo, rimane molto da fare…”. Sì, ma
soprattutto da parte delle donne. Le basi legali per farsi valere ci sono ormai tutte.
Come ha ripetuto più volte Emma Bonino: “Diamoci una mossa!”. Per esempio:
non tutte quelle che subiscono un ruolo “multitasking” (lavoro, figli, marito,
assistenza anziani), sono minacciate da compagni violenti. Molto “c’è da fare”
nella vita quotidiana e nei rapporti di lavoro; e il detto latino Unusquisque faber
fortunae suae – “ciascuno è artefice del suo destino” – anche se non è proprio una
verità scientifica, resta comunque un’ottima idea regolativa.
Giorgio Ragazzini

E’ sempre comodo gridare al lupo, qualche imbecille che ci crede c’è sempre e sono quelli da spennare ed è molto più comodo che mettersi a lavorare al problema che è molto più scomodo