Sicuramente i principi in cui crediamo, a cominciare da quello fondamentale del diritto di ogni persona a vedersi rispettata nelle proprie scelte di vita, purchè ovviamente non lesive di quelle altrui, e certo anche nelle proprie opinioni. Ma altre considerazioni ci hanno portato a sostenere questa battaglia, e tornano puntuali nei commenti che i lettori lasciano sotto questi articoli.
Liquidare i Pacs come tema di poca o nessuna importanza rispetto ai problemi del nostro Paese, è indubbiamente operazione superficiale, aggravata dalla malafede di chi la compie, sia per un pregiudizio ideologico che non ammette elasticità di ragionamento, sia per l’ormai enorme distacco consumato dai politici nei confronti dei cittadini che comporta l’effettiva ignoranza della realtà quotidiana, del tutto assente nella concezione di politica come mero esercizio di accaparramento e conservazione del potere. Leggere sui quotidiani che “la coscienza di Mastella” si ribella all’introduzione di una normativa sulle coppie di fatto, oltre a rallegrarci per la scoperta che Mastella ha una coscienza, ci porta anche a chiederci come mai questa coscienza taccia quando i deputati approvano a proprio uso e consumo leggine ad interim, come quella che permette loro di disporre liberamente della loro pensione parlamentare, ovvero di lasciarla a chi vogliono, mentre al cittadino italiano non è consentito. Un caso evidente di coscienza schizofrenica che ci pare rapportabile all’intera classe politica nostrana, sulla base della reinterpretazione dell’insegnamento evangelico: permetti a te stesso ciò che proibisci agli altri.
Ma altrettanto ci colpisce la protesta di quanti ritengono di sentirsi accerchiati, se non minacciati, dalla comunità omosessuale, e vedono nella loro volontà di esprimersi l’approssimarsi di una nuova dittatura “omo”, che intende prevalere su quella “etero” storicamente consolidata, ed imporre un diverso, e dunque temibile, stile di vita. Ci pare necessario spendere due parole su una constatazione che dovrebbe essere palese, ma che invece a quanto pare non lo è: la repressione subita da secoli, grazie soprattutto all’insegnamento della Chiesa cattolica, ma anche a quello di altre religioni, non ha permesso agli omosessuali non solo di esprimersi, ma nemmeno di esistere. Secoli di ipocrisia, di infingimenti, di giri di parole, di scelte di vita obbligate, per non parlare di persecuzioni, di roghi, di condanne, di discriminazioni di ogni genere, hanno segnato la vita dei cosiddetti “diversi” e, a ben guardare, il concetto stesso di diversità. Perché se nel mondo classico la diversità era intesa come ricchezza, e nel nostro mondo invece questa parola è ormai associata alla paura, tanto da diventarne quasi un sinonimo, la colpa è di tutti coloro che hanno coltivato, inculcato e propagato il verbo della “normalità” come regola di vita e come garanzia di equilibrio, attribuendo ad ogni forma di “diversità”, peraltro del tutto arbitrariamente definita, un potenziale eversivo e minaccioso in grado di scardinare le nostre tranquille esistenze. Non intendiamo rientrare nell’insoluto quesito su chi possa effettivamente decidere cosa sia “normale” e cosa sia “diverso”, lo riterremmo persino un insulto all’intelligenza di chi ci legge, ma vogliamo sottolineare che oggi, in questo mondo imperfetto e travagliato nel quale viviamo, almeno un risultato l’abbiamo raggiunto: i “diversi” possono parlare, manifestare la propria opinione ma, ancora prima, esistere senza doversi nascondere, anche se questo ancora non è possibile in molti arretrati paesi. Dunque, vorremmo invitare chi si lamenta di tanta larghezza espressiva, a riflettere su quanti secoli di silenzio coatto l’hanno preceduta. Un silenzio, a dire il vero, simile a quello che storicamente è toccato alle donne, altra categoria annichilita per secoli con l’etichetta di un altro genere di “diversità”, addirittura frutto di Satana. Le donne, come la sottoscritta, che oggi possono esprimere liberamente, scrivendo o parlando, la loro opinione, non dimenticano, né potrebbero mai farlo, il secolare silenzio dal quale sono faticosamente uscite, per questo sono in grado di capire la necessità, il bisogno ed il desiderio di coloro che hanno finalmente rotto la dittatura del silenzio, imposta dai “normali”, di partecipare agli altri le loro esperienze di vita. Negarle, ignorarle, peggio ancora temerle, sono atti che testimoniano, prima ancora dell’intolleranza, la sostanziale incapacità di confrontarsi con la realtà, al pari di chi vorrebbe un mondo popolato solo di biondi con gli occhi azzurri, eliminando o comunque ignorando tutti gli altri. Per questo, per dare spazio ma soprattutto voce a questo lecito e significativo desiderio di espressione, confronto e scambio, abbiamo scritto e continueremo a scrivere di Pacs: non ci sentiamo “normali”, ma persone che convivono ogni giorno con altre persone e non chiedono loro patenti di sessualità “normalizzata”, ma uno scambio da pari a pari per una migliore e più civile convivenza. Questo, ci pare, possa giovare a tutti e far crescere un Paese, più che la coscienza di Mastella. Ma siamo a Carnevale… e dunque ascolteremo anche quella.
Chiara Boriosi

Caro Brigantesca, grazie per raccontarci che in paesi più evoluti del nostro i Pacs non hanno affatto devastato l’ordine sociale, come da noi si vuole far credere. Quanto alla valigia pronta ed al fatto che tutti potremmo averne bisogno, la Storia insegna che la discriminazione colpisce nei modi più diversi, dunque, come darti torto? Certamente, coltivare le intolleranze e fare sfoggio di machismo da due soldi, di gallismo tardosenile e di potenza etero – come ci tocca sentire in questi giorni – non aiuta a costruire un futuro dove non ci sia più bisogno di quella valigia.
Gentile Signor Dani,
purtroppo sono daccordo con lei, dico purtroppo perché rendersi conto che il mondo é “piccino, piccino” e non poter far niente per cambiarlo a volte fa montare una rabbia incontenibile!
Quale é pero’ col materiale umano che abbiamo a disposizione, secondo lei, la scelta da fare?
Restare gli ultimi senza far nulla?
Accettare passivamente l’idea che “tanto non cambierà mai nulla”?
Non credo che questa attitudine porti a dei gran risultati e la storia dei “primi” e degli “ultimi” non mi convince affatto.
Oggi ho ascoltato le dichiarazioni di Philippe De Villiers, candidato di destra alle elezioni presidenziali in Francia fare discorsi simili a quelli che farebbe un Calderoli qualunque, che il PaCS non va bene, che equiparare il matrimonio civile etero a quello omosex sarebbe una follia, e cosi via dicendo.
Eppure guardi, tutti gli spauracchi su questo tema che anche in Francia, mi hanno raccontato, la facevano da padroni prima che questa legge fosse approvata si sono dissolti nel nulla, smentiti dai fatti e dai dati reali!
I matrimoni tradizionali sono persino in aumento e mi pare che senza questa legge esisterebbero ancora qui in Francia tante discriminazioni sul lavoro e nella vita di tutti i giorni verso una parte della popolazione. Perché diamine si dovrebbe restare gli ultimi, sempre che esistano i primi?
Se proprio vuole la mia opinione spassionata, io per giustizia supprimerei anche il matrimonio che già esiste, ma essendo questa un’ipotesi irrealizzabile allora voglio il matrimonio per tutti!
L’amore é materia assai evanescente e ardua da codificare e ingabbiare in leggi, ma questo hanno deciso, e deve valere per tutti i cittadini senza discriminazioni sessuali.
Ci saranno nella Storia altre cadute, altri campi di sterminio, altre deportazioni….io approfitto di questo momento storico a me favorevole, soprattutto qui in Francia, non dimenticando mai di tenere una valigia pronta alla fuga, perché quelli che oggi ci sembrano punti fermi e indiscutibili un domani potrebbero non esserlo piu’, questo vale per me, ma anche per lei.
Caro Brigantesca68,
Berlusconi è un ometto il cui unico torto è essersi buttato in un agone politico fatto di omuncoli. Quanto al discorso omo di destra e omo di sinistra, lei potrebbe anche dimostrarmi che Hitler era gay e che lei stesso è iscritto a Forza Nuova e sogna golpe dalla mattina alla sera. Che significa? Il fatto è che il vettore dei cosiddetti diritti civili cova tra i beceri da salotto del Political Correct d’oltre atlantico, tutti pencolanti nel radicalismo anticonformista in cui vegeta la sinistra americana, dopo essere stata ripulita da qualsiasi venatura marxista. Questa sinistra ha trovato terreno di coltura nel nostro cattocomunismo, ateo o bigotto non importa, ma lo stesso processo si potrebbe dimostrare in altri paesi europei, ad esempio esiste anche il socialismo luterano o il socialgallicanesimo. Ma tutte queste cadute del cristianesimo sono ben installate a sinistra grazie alla trasformazione della vecchia lotta di classe in lotta per i diritti civili, e lì s’è accucciato l’orgoglio dei diversi nelle società ricche, come versione aggiornata degli ultimi dei vangeli. Ma a me, che sono ultimo, fanno orrore già le prime avvisaglie degli scenari in cui gli ultimi stanno diventando i primi. L’ho detto, il cristianesimo realizzato è una bestialità ripugnante, guardi ad esempio come la medicina si sta sostituendo alla fede in un’altra vita. Io che non ho mai creduto ad un’altra vita potrei mai credere alla medicina e alle sue stupide Circi attestate nel mito della longevità, quando ad esempio si scopre che nella misura delle passate generazioni sono calcolati anche i morti in guerra? Apriamo gli occhi sull’impostura silenziosa che dilata intornon a noi e sull’ingenuità delle battaglie per i diritti civili che il primo “black out” storico cancellerà in un lampo. Quindi anche a dimostrare che Hitler era omo, il discorso elettorale di Berlusconi non fa una grinza, un discorsino piccino piccino certo, ma non vede in che mondo piccino piccino viviamo? Antonio Dani
Brigantesca, via, esca dalla stanza di specchi in cui vive, c’è altro nel mondo oltre all’immagine nostra proiettata ovunque. Esca da quella stanza, mi ascolti. Antonio Dani
Oggi pomeriggio ho visto su un telegiornale italiano internet l’uscita del Presidente del movimento per le libertà, Berlusconi, che voleva essere comica e invece é risultata patetica come chi l’ha pronunciata.
Quel ” i gay qui non ci sono, stanno di là” non se la puo’ permettere il leader di una formazione politica che aspiri a governare. Dimostra quanto quest’uomo sia gretto, meschino, privo di spessore umano e politico. Avrebbe detto il meschino la stessa frase davanti ai sindaci (gay) di Parigi e Berlino?!?
Dispiace Cavaliere, ma lei ha toccato il fondo, ha ingannato quelli che avevano creduto in lei, come il sottoscritto, e col tempo si é rivelato un fanfarone spocchioso che ripete sempre le stesse cose come un disco rotto.
Neppure Le Pen qui in Francia si sognerebbe di dire frasi sciocche come quella pronunciata dal Cavaliere….che vuol dire ” i gay qui non ci sono…”, che ne sa lui di chi era in quella sala?
Che ne sanno tutti quanti dei gay?
Non ne sanno niente ma ne sparlano in continuo!
Ci vogliono di sinistra, ci vogliono atei, ci vogliono immorali, ci vogliono viziosi, ci vogliono come gli torna comodo secondo il vento che tira, e si sbagliano tutti di grosso! Umiliano il coraggio che alcuni hanno ed altri no di definirsi senza ipocrisie quel che sono, cioé uomini che desiderano altri uomini e donne che desiderano altre donne, tutto qui!
Quello vuol dire essere gay, ma per favore che non siano ipocriti…i gay sono anche credenti convinti e praticanti, i gay possono avere una vocazione politica di destra, i gay sono tutto e il contrario di tutto, inglobarli in frasi come ” i gay qui non ci sono, stanno dall’altra parte”, dimostra la pochezza umana e la miopia politica che nessun bravo chirurgo potrà mai eliminare.
Signor Cartoni, puo’ pensare di me e degli omosessuali quel che vuole, pero’ lei ha molti piu’ diritti di quanti ne abbiano gli omosessuali italiani, quindi non ha di che lamentarsi!
Continui pure a girarsi dall’altra parte, i politici invece devono affrontare questo problema in Italia, che va appunto dai tanti diritti che ci sono negati, non a lei signor Cartoni, alle discriminazioni che si subiscono, non é lei ad essere discriminato, alle offese verbali o alle aggressioni fisiche delle quali siamo vittime per il semplice fatto di essere come siamo.
Il razzismo, sia esso legato alla religione, alla etnia o alla sessualità, deve essere severamente punito, poi é chiaro che lei nel suo privato sarà libero di pensare e credere quel che vuole. Faccia lei!
E se invece di orgogli contrapposti parlassimo molto più civilmente di pari dignità?! Ognuno si sceglie la compagnia che preferisce, ma quando si parla di convivenza in uno stesso Paese, non si può adottare la logica dell’ “ognuno sul suo uscio”. Questa non è democrazia, è rifiuto.
Questo 28 giugno,nomato al “Christopher Street Day” , già ora non ha senso ,per me . Infatti mi giro dall’altra parte ,in caso di corteo , ma sentendomi libero di fare commenti adeguati ,e non affrettati . Lei me lo vuole vietare ? E perché ? L’orgoglio non le basta ,vuole anche il mio silenzio? Speriamo non le riesca di impormi il silenzio . E’ questo che temo ,che certe derive non so come “progressiste”,finiscano di imbavagliare anche chi non grida ,non aggredisce , non impedisce alcunché del comportamento altrui . Io non ero a N.Y. ,né da una parte né dall’altra , e quando faceste la vostra passeggiata fiorentina ebbi cura di togliermi “dai tre passi “,come si dice . Qualcuno ,quel giorno ,mi costrinse a stare lontano dalla mia casa. Cosa le conferma la mia email ? Discriminazione nei suoi confronti ? Non ci conosciamo ,ma non posso opporle il mio orgoglio di eterosessuale ? Le confesso ,non ci dormo la notte ! Le sue considerazioni mi paiono davvero carnascialesche. Anche volendo sorvolare sul suo minaccioso “é meglio non scherzare troppo.” Che succede ,se no ? Mi propina ( o fa propinare )una nuova lectio divina , o spedire una lectio juris supplementare ? Facciamo pace , e ,come si diceva da bambini , ognuno a giocare sul suo uscio ! In nessuna compagnia ,ne cultura ,né società , è mai stata gradita l’imposizione di una presenza,non le risulta ?….de gustibus….dicevano chiara-mente i Romani ( ma forse anche i Greci ).
Aggiungere qualcosa all’ultimo post di Chiara mi pare superfluo, dico solo che lo condivido appieno.
Quando ho parlato di estirpare la cappa della religione, mi riferivo appunto alla cappa caro Roberto, non alla religione!
Cioé estirpare quel modo a mio avviso violento di condizionare la vita di chi crede veramente inculcando personali verità che si spacciano per divine.
Sostituirsi a Dio invece che interpretare con umiltà il “divino”, affermando con una sicurezza spavalda cosa é bene e cosa é male non per cose universalmente riconosciute come uccidere, violentare, torturare, e tante altre, ma su come si nasce, e quindi su come si vivrà l’amore a seconda che si nasca eterosessuali o omosessuali.
Faro’ io stesso i conti col Signore, semmai dovessi incontrarlo, e sono sicuro che il mio modo d’amare e di essere amato sarà considerato un amore di prima categoria, sebbene chi si spaccia per suo vicario in terra consideri quello mio amore un amore debole!
Mi spiace Roberto, qui la religione non c’entra proprio niente, c’entrano le derive integriste degli uomini, siano essi attratti dalla religione cattolica, ebraica, musulmana, protestante o da quella che vuoi tu!
Estirpare le DERIVE delle religioni dovrebbe essere il compito degli Stati laici, proprio per preservare la pura essenza delle religioni stesse, e questo nell’interesse di chi crede e di chi non vuol credere, o di chi ha dubbi, insomma nell’interesse di tutti.
Caro Roberto, personalmente non desidero estirpare nulla e nemmeno credo ad un libero arbitrio selvaggio privo di regole e discernimento. Però ritengo che la nostra civiltà – o quel che ne rimane – poggi sulle salde fondamenta del pensiero greco-romano, non a caso ancora oggi si studia il Diritto romano che sta alla base, se mi permetti, della regolamentazione della vita civile. Non credo nella proibizione ma nell’articolazione, il che è esattamente ciò che fa il Diritto. Le religioni hanno imposto molti principi con il dogma della volontà divina, ma ragioniamo: la proibizione di mangiare maiale, ad esempio, atteneva a misure di ordine sanitario. Oggi, ha un valore in quanto tradizione, non in quanto regola di vita. La configurazione di certi reati, come l’omicidio, il furto, gli atti violenti in generale, era in nuce anche nelle regole del diritto che ti ho citato sopra, ed aggiunegerei: naturalmente. Perchè le basi di una civile convivenza portano fisiologicamente a riconoscere cosa nuoce a tutti e cosa no. E’ l’imposizione di una morale comune, di un’etica che sovrappone coscienza e diritto, che non va bene. Lo stato non può nè deve essere etico, perchè deve rispondere in modo operativo e convincente alle necessità di una comunità, non prendersi cura della sua anima. Uno stato non può discriminare i propri cittadini in base alla sessualità ed alla affettività che praticano, perchè quale giurista potrebbe sostenere, come fa l’attuale Papa, che esiste un amore forte, che è eterosessuale, ed un amore debole, che è omosessuale?! Credimi, le crociate non fanno per i liberali, ci ha già pensato ampiamente la Chiesa cattolica nei secoli a farle, ma le battaglie di principio sì. Rispetto chi ha fede e la pratica con convinzione, e difendo il suo pieno diritto a farlo. Non rispetto chi di questa fede fa una bandiera che copre discriminazioni ed intolleranze, alimenta paure, divide il mondo in normali e diversi. Il chador lo subiremo quando non sapremo più chi siamo, ma la nostra identità, caro amico, non ce la dà una Chiesa, ce la dà la nostra cultura, il nostro pensiero razionale ed analitico che rifiuta gli integralismi, la forza della nostra storia, la consapevolezza di un enorme concetto: DIRITTO. A patto che sia un concetto condiviso. Non si unisce un Paese tracciando una linea netta fra chi gode di diritti e chi no: così si fa solo il gioco degli integralisti, e del loro monolitico pensiero basato sull’oppressione. Chi conosce la libertà, la difenderà sempre, a patto che sia libertà vera.
Meditate “briganti”, meditate direbbe il grande Arbore.
“Finché la cappa della religione .. non verrà … estirpata.”
Questo affermi brigantesca68, poi concedi alla religione “la possibilità di essere praticata e rispettata”
Penso che “estirpata” possa essere un’eruzione cutanea dovuta ad un’indigestione di soprusi perciò, visto che tutti perdiamo la pazienza, mettiamola da parte.
Torniamo alla tolleranza e alla possibilità di praticare una religione, bene questa pratica non può non essere parte integrante della vita in ogni sua espressione: culturale, politica, esistenziale.
Perciò credo che come il cristiano non debba vedere nell’omosessuale il diverso ma il fratello, nello stesso modo il liberale non debba vedere nell’uomo di fede il “costretto” ma colui che ha scelto.
L’uomo di fede non può limitare i diritti degli altri ma se vogliamo garantirgli il diritto di esistere non possiamo opporci al suo tentativo di “convertire”; se lo facciamo neghiamo il fondamento stesso della sua esistenza: dare testimonianza.
Chiediamoci: senza una fede dove saremmo, senza le regole imposte dalla fede, col solo arbitrio totale esisterebbe una società civile?
Da sempre, sia che a dettare le regole fosse una fede idolatra o una fede monoteista, sempre, fino ad oggi, un’entità trascendente ha avviato l’uomo entro binari che gli hanno permesso di non autodistruggersi.
Si possono fare infiniti distinguo ma non si può negare che tutti noi traiamo immensi vantaggi dal sistema delle regole, che tutti noi se siamo quello che siamo lo dobbiamo al fatto di aver assimilato, di aver fatto nostri principi che in un primo tempo ci furono imposti come limite al nostro istinto animale e quest’imposizione fu possibile perché accettata come imposizione divina.
E il vento dirà: “Qui atei dignitosi vi furono:
Unico loro monumento la strada asfaltata
E un migliaio di palline da golf perdute”.
T. S. Eliot
Purtroppo, a me, questi versi oggi sembrano ottimisti, perché se il pensiero liberale non si alleerà con la forza della fede dando vita ad una monolitica costruzione intellettuale chiamata Occidente, perché se questo non avverrà non saranno palline da golf perdute il nostro lascito ma lindi, pesantissimi chador. Eterosessuali, of course.
Caro Puccio, poichè vorrei veramente fare lo sforzo di capire, mi farebbe piacere se tu ci spiegassi da dove nasce la paura, il disagio, ma soprattutto la paura dell’accerchiamento di cui tu parli. Forse questo ci aiuterebbe a capire meglio i termini del problema. Quanto al “normale” ed al “diverso” chi, essere umano fra esseri umani suoi pari, tutti passibili di errori, può con diritto stabilire chi appartiene a queste diverse categorie?! Non basta proclamarsi rappresentanti di un Dio in terra per godere di simile privilegio, perchè questa non è nè può essere argomentazione razionale, dunque non può certamente porsi come base di un codice che regolamenti la civile convivenza.
Signor Cartoni, é vero, a Carnevale ogni scherzo vale, ma su certe cose é meglio non scherzare troppo.
Il “Gay Pride” che le provoca innarrestabili pruriti fastidiosi, ricorda l’aggressione perpetrata dalla polizia di New York contro la comunità gay, ed esattamente nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1969 in cui la polizia fece irruzione nei locali frequentati da omosessuali nella Christopher Street.
Dopo violenze e inseguimenti, ci furono tre giorni di assedio in questo quartiere.
Per ricordare le violenze subite, si festeggia il “Christopher Street Day” ogni anno da quel “lontano” 1969.
Occasione per ricordare che ancora oggi in moltissimi paesi l’omosessualità é considerata reato punibile col carcere o con la pena di morte, come le immagini dei due ragazzi di 20 anni iraniani impiccati e diffuse su internet ci hanno ben documentato.
Lei, signor Cartoni, vorrà perdonarci se un giorno all’anno, UN GIORNO ALL’ANNO, si festeggia la libertà di poter essere quello che si é, con orgoglio e gioia.
Forse quando le discriminazioni cominceranno davvero a scomparire, e mi creda, ci vorranno ancora molti anni ( la sua mail ne é una conferma…), allora anche il “Christopher Street Day” non avrà piu’ senso.
Mi auguro che il prossimo 28 giugno lei possa riflettere su cosa significa ancora questa ricorrenza per molte persone, e se proprio dovesse sentirsi talmente offeso e umiliato, si giri dall’altra parte e lasci chi vuole sfilare in pace, evitando se possibile di fare commenti affrettati.
Siamo effettivamente a Carnevale , anche se da molto tempo prima siamo chiamati ,un giorno si e un altro pure , a ragionare sul gravissimo problema dei “diversi” sessualmente . E quindi facciamo passare senza eccessivi sussulti il Pensiero seguente : ..”nell’insoluto quesito su chi possa effettivamente decidere cosa sia “normale” e cosa sia “diverso”, lo riterremmo persino un insulto all’intelligenza di chi ci legge” . Intelligenza che evidentemente non arriva a comprendere il perché ci siano due parole differenziate da scrivere ,prima che da leggere. La foga dell’omologazione può giocare brutti scherzi .
Comunque, “almeno un risultato l’abbiamo raggiunto: i “diversi” possono parlare, manifestare la propria opinione ma, ancora prima, esistere senza doversi nascondere, anche se questo ancora non è possibile in molti arretrati paesi “. Evviva ! Dittatura finita! Ed allora ? Per la legge del contrappasso dobbiamo subire il “pride” ossessivo per forza ,senza neppure aver il diritto ( negato,ai “normali”) di manifestare disagio,paura di accerchiamento ? E’ questo “la sostanziale incapacità di confrontarsi con la realtà” ? Sinceramente la logica di simili elucubrazioni mi sfugge . Anche se ,nelle risposte alle sbandierate ,dimostra di essere logica contagiosa.
Dunque parliamo di gay e di “…persone anziane, degli invalidi, di chi fisicamente non rientra in una “normalità”…” : che tutti questi altri soggetti si sentano consolati dall’essere definiti minoranza ,anziché diversi mi appare una suggestiva teoria ,simpaticissima , ma con poca aderenza alla realtà . Dov’è il sollievo,nel concreto? Ed ancora :“Non ci saranno maggiori libertà, né diritti estesi finché la cappa della religione che tutto sembra avere imbevuto non verrà con coraggio estirpata “ . E siamo al punto vero della questione. Questo sarebbe il coraggio della libertà ? Questa intransigenza e negatività verso l’altrui sarebbe la bandiera del diritto e della libertà ? Complimenti vivissimi ! Quello che non capisco è semmai perché un qualsiasi soggetto dovrebbe lasciare ad altro la libertà di “ estirparlo “..
Consideriamo pure l’ “l’Uomo soggetto unico e irripetibile” ( c’è in questo la condanna per la clonazione umana? Così neghiamo il “progresso “!), lasciando perdere la influenza della Massa ( almeno finiscono tutte le lagne circa il “disagio sociale”) ; ma consideriamo che in un mondo di gay , quel “irripetibile” suona un tantino funereo….Dopo tutto ,anche per i “pacs” occorre essere ( e continuare ad essere )almeno in due!
Si é vero, a Carnevale ogni scherzo Vale, ma qui purtroppo piu’ che uno scherzo a me sembra un incubo!
Sembra che i destini della comunità omosessuale italica siano legati al Mastella-Pensiero, e vista da fuori tutta questa vicenda pare solo esilarante se non fosse, appunto, tragica!
Quando spiegai le ragioni della mia astensione al voto nelle ultime elezioni politiche non mi sarei mai immaginato quale minestra stesse per essere servita agli italiani, sapevo che sarebbe stata cattiva, ma non credevo fosse addirittura immangiabile!
I poveri illusi che bocciavano l’odiato Cavaliere, speranzosi in qualcosa che fosse simile alle realtà inglese o spagnola, si ritrovano nel piatto Mastella!
Complimenti, che scelta!
Il quale tiene fede a se stesso, da colpevolizzare semmai é la diabolica alchimia politica che lo ha portato fin dove é.
Il problema sollevato piu’ volte da Chiara Boriosi é proprio quello del distacco sempre piu’ marcato tra la vita dei politici e quella reale della gente, divario che si traduce inevitabilmente nell’inacapacità e nell’impossibilità di adeguarsi alle esigenze odierne e al cambiare rapido della società.
Questo non vale ovviamente per tutti I politici, ma per gran parte di essi, e soprattutto aggiungerei, per quelli italiani.
Non ci saranno maggiori libertà, né diritti estesi finché la cappa della religione che tutto sembra avere imbevuto non verrà con coraggio estirpata.
La laicità significa questo, rispetto dell’uomo in un Stato equidistante e neutrale il piu’ possibile da qualsiasi religione, garantendo poi a ciascuna di esse la possibilità di essere praticata e rispettata, sempre che essa non istighi alla violenza ovviamente.
Fatto questo primo passo senza il quale non avrebbe senso continuare su questo tema, resta poi l’Uomo, quello reale e non immaginario, con le proprie debolezze e le proprie virtu’, ed é a questo Uomo che lo Stato offrirà soluzioni e sostegno, in tutti I molteplici aspetti della vita, dalla nascita, alla morte, ma senza aprioristici criteri imposti da un credo religioso, proprio partendo dal singolo per arrivare a coprire tutta la popolazione.
Questa sarebbe la vera rivoluzione, il considerare l’Uomo soggetto unico e irripetibile, e cercare di offrire soluzioni piu’ ampie e mirate, un po’ come una sorta di medicina antroposofica, cioé che si basi sul singolo individuo piuttosto che sulla massa.
Si é vero, siamo realistici, servono regole chiare e accontentare tutti quanti sarebbe davvero impossibile, pero’ magari cercare di prendere quella strada sarebbe considerato dalla gente comune come un segno di speranza, un piccolo bagliore di prospettive migliori e una dimostrazione non negligiabile di buona volontà.
La storia della “diversità” e della “normalità” é anch’essa intrinseca nell’Uomo, non si potrà sopprimere questa dualità ma solo renderla meno evidente, meno bruciante per chi si trovi ad essere un giorno “diverso”. Diverso é colui che per una vita intera o per parte di essa non corrisponde ad una maggioranza “normale”, parlo dei gay, ma anche delle persone anziane, degli invalidi, di chi fisicamente non rientra in una “normalità” ma che la natura ha voluto in un modo piuttosto che in un altro.
Quindi meglio parlare invece che di “normalità” e “diversità” di “maggioranze” e “minoranze”, già detto cosi’ ci si sente piu’ leggeri e sereni.
Provare per credere!