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Quando con Verdini inciuciavano i futuri antirenziani

Anche grazie a quegli accordi Verdini accrebbe il suo potere e con una pattuglia di senatori è oggi in grado di mantenere in vita il governo di Renzi.

di Nicola Cariglia | 3 Gennaio 2016

Devo tornare sul tema sviluppato nel mio precedente editoriale, ove mi ero sforzato di dimostrare che Matteo Renzi non deve la sua formidabile ascesa ai potentati occulti: i fantomatici circoli americani, la Massoneria, e, soprattutto, Denis Verdini. In particolare di quest’ultimo devo parlare, perché fra i tantissimi commenti al precedente scritto, la maggior parte di coloro che mi contestavano avevano a cuore proprio l’attività di sostegno a Renzi che Verdini avrebbe svolto dal primissimo momento. Cioè, dalle primarie per la candidatura a Sindaco di Firenze, nel 2009.

Vorrei fare una domanda semplice semplice agli avversari di Renzi che gli rimproverano questo aiuto, vero o presunto, dell’ex luogotenente di Berlusconi e suo plenipotenziario in Toscana per quindici anni. La domanda è: perché, andando a ritroso, vi fermate al 2009? Perché dimenticate che il primo grande inciucio del centrosinistra con Denis Verdini risale al 2004? E’, infatti in quell’anno che il Consiglio regionale della Toscana varò la più oscena delle leggi elettorali: quella che poi aprì la strada, a livello nazionale, al famoso “porcellum” che altro non è che una fotocopia, se possibile peggiorata, della prima. Pensate: abolizione delle preferenze, soglie di sbarramento alte per i partiti “sciolti” ma irrisorie per quelli “apparentati”, premio di maggioranza. Ma è ancora niente, rispetto ad un marchingegno studiato per contentare tutti i partecipi dell’accordo scellerato: i 50 consiglieri regionali furono portati a 65, venne sancita l’incompatibilità fra le cariche di assessore e consigliere e, dunque, le cariche retribuite aumentarono del 60%, da 50 a 79. I partiti grandi celebrarono il successo di potere, grazie a quella legge, fare eleggere consiglieri in tutte le province e smussare tanti angoli grazie all’aumento vertiginoso delle cariche in palio. I partiti piccoli festeggiarono il salvataggio della loro rappresentanza. E Pantalone, cioè tutti noi, costretti a farci carico dei costi, orgogliosi di offrire in tal modo un contributo prezioso alla nostra democrazia!

Molti i protagonisti di questa pagina oscura e oscurata della nostra storia: i vertici toscani dei DS (i segretari regionali Agostino Fragai e, in seguito, Marco Filippeschi, l’allora presidente della Giunta, Claudio Martini); Denis Verdini per Forza Italia, Maurizio Bianconi per AN; uno stuolo di esperti, docenti universitari, in seguito impegnati anche a vergare il renziano “Italicum”.   Ma l’asse vero e determinante fu quello con Verdini, all’epoca già trasferitosi dalla Regione alla Camera, ma padrone assoluto di Forza Italia in Toscana. A stringere quel patto ferreo fu la nomenclatura dell’epoca del PD, composta in massima parte di futuri feroci antirenziani. La Margherita tenne un comportamento da pesce in barile, tanto che al momento del voto i suoi consiglieri uscirono dall’aula. Matteo Renzi era lontanissimo da queste beghe perché, nello stesso momento, da segretario fiorentino della Margherita, era impegnato nelle trattative con i DS a proporre se stesso alla carica di Presidente della Provincia, visto che la carica di sindaco di Firenze era appannaggio dei DS che puntavano sul secondo mandato di Leonardo Domenici.

Quell’inciucio, non il primo, con i DS contribuì non poco a rafforzare Denis Verdini all’interno del suo partito. Gli consentì di distribuire incarichi in abbondanza dentro Forza Italia, tacitando e premiando, costringendo all’esodo non pochi esponenti azzurri toscani. Grazie al grande potere acquisito con quell’accordo ed altre spartizioni, in primo luogo il Monte dei Paschi di Siena, Denis ha potuto in seguito disporre di quella pattuglia di parlamentari che ha schierato a difesa del governo di Renzi. E se oggi si può affermare che Renzi sopravvive grazie a Verdini, non è vero che a Verdini debba la sua nascita. Mentre al potere di Verdini hanno contribuito non poco coloro che oggi rimproverano al Presidente del Consiglio di appoggiarsi all’ex banchiere.

La conclusione mettetela voi: i casi della vita? Nemesi? Acciderba al meglio?

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: abolizione, anni, berlusconi, centrosinistra, consiglieri regionali, consiglio regionale della toscana, costi, democrazia, firenze, governo, italia, massoneria, matteo renzi, monte dei paschi, Monte dei Paschi di Siena, nomenclatura, pd, presidente del consiglio, primarie, renzi, siena, sostegno, toscana

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. michele d.

    24 Gennaio 2016 alle 23:58

    Il problema non è Renzi o Verdini ma la Costituzione e si fa finta di non vederlo anche se c’è un ” baco” ( un bug in inglese) grande come una casa: se il governo eletto cade deve essere consentito di fare solo un’altra maggioranza che gestisca l’ordinarietà e porti il paese a nuove elezioni OBBLIGATORIAMENTE entro sei mesi. Dopo la caduta del governo Berlusconi, il governo Monti doveva portare l’Italia a nuove elezioni non a governi ” a maggioranze variabili” formate da pagnottisti che cambiano casacca a seconda del vento pur di non mollare la poltrona. Fra l’altro c’è un altro “baco” (se possibile) ancora più grande ed è l’abuso della ” fiducia”! Ad ogni governo dovrebbe essere permesso presentare solo un numero piccolo ( 5? 10?) e finito di provvedimenti legislativi con la fiducia e non centinaia e centinaia presentati ai suddetti pagnottisti i quali dichiarano di non essere d’accordo ma di votare a favore ” per senso di responsabilità” .

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    4 Gennaio 2016 alle 12:31

    Ci sono persone che inzozzano e portano a verità a tutto quello che toccano. Non accorgersi che il renzismo più sfacciato covava nel PD da tempo immemorabile significa non aver capito nulla o quasi di quanto maturava da decenni nella dolce toscanina r nei suoi sinistri, molto prima che gli inzozzatori uscissero di bottega per darsi alla politica. Perciò andare a cercare le contorsioni e le infezioni di chi inzozza e da ciò ricavare il capovolgimento per nuove assoluzioni e nuove condanne mi sembra inutile. Chi inzozza resta e gli inzozzati pure. Allora?

    Rispondi
  3. Mario Liberini

    4 Gennaio 2016 alle 10:49

    In Toscana, Verdini ha sempre avuto un atteggiamento dialogante con il potere rosso della regione. Non ha mai, nemmeno per finta, tentato di scalfirlo. Alla presidenza della Regione e alla carica di sindaco di Firenze ha sempre presentato non veri candidati ma controfigure. Lo ha fatto con tutti quelli del PD. COME SI CHIAMA QUESTO MODO DI AGIRE ? INCIUCIO ? per la vulgata populis, accordo sopra gli interessi della gente = appartenenza alla stessa loggia (fiorentina o toscana) ovvero luogo deputato a fare le strategie e gli accordi a danno degli elettori ed a vantaggio di pochi. Chi sta all’opposizione non governa MA HA POTERE !!! LA LEGGE GLI CONCEDE IL NOBILE COMPITO DI CONTROLLARE CHI GOVERNA. SE SEI ALL’OPPOSIZIONE E RINUNCI A CONTROLLARE COME TI SI DOVREBBE CHIAMARE ? Hai ricevuto un mandato con un preciso programma elettorale che si suppone sia diverso da quello del PD, se poi ti metti d’accordo con quello che ha presentato un programma diverso dal tuo, come ti dovrebbero giudicare quelli che ti hanno dato il loro voto ? Non vale neppure la scusa delle riforme elettorali che si fanno “insieme” perché esperienza pluriennale ha dimostrato che dalle “riforme congiunte” si passa brevemente agli “affari congiunti” sotto la benedizione della stessa loggia massonica…. E, non a caso, uomini di Verdini sedevano ai vertici del Monte dei Paschi di Siena insieme a quelli del PD e tutti certo non si opponevano allo sfacelo della Banca il cui buco emergeva – guarda caso – proprio sotto il governo del sign. Monti !!!!!

    Rispondi
  4. Francesco Baicchi

    3 Gennaio 2016 alle 23:41

    Nicola Cariglia descrive quanto è effettivamente accaduto, per quanto ne so. Vorrei precisare che l’opposizione contro la revisione presidenzialista dello Statuto della Regione Toscana e della sua legge elettorale venne quasi esclusivamente svolta dal Laboratorio per la Democrazia e dal nuvleo di quello che poi divenne il Comitato per la Difesa della Costituzione, la cui azione contribuì non poco alla vittoria del referendum del 2006 contro il primo tentativo di cancellare la nostra Costituzione. Ora che Renzi tenta a sua volta di imporre una svolta ancora più pericolosamente autoritaria, le stesse persone sono impegnate a promuovere tutti gli strumenti giuridici e democratici per impedirglielo. Se poi qualche aderente al PD nel frattempo si è finalmente accorto di chi è Verdini, meglio tardi che mai.

    Rispondi

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