
dal nostro inviato speciale per l’America Latina.
San Paolo – Un giorno dopo la sua ultima apparizione pubblica, durante la celebrazione della Pasqua, il Santo Padre ha donato l’ultima goccia della sua anima al mondo. Così verrà ricordato: come il “Papa del popolo”, come era conosciuto da noi in America Latina. Non è facile descrivere i sentimenti dei sudamericani in questo momento. L’unione attorno alla figura del Papa ha attraversato confini politici, unendo personalità pubbliche e leader, da destra a sinistra, in tutto il continente sudamericano.
In Argentina, la figura di Jorge Bergoglio continua a suscitare opinioni contrastanti. C’è chi lo considera il più grande uomo della storia del Paese e chi, invece, lo accusa di non aver contrastato con forza la dittatura che ha segnato l’Argentina tra il 1966 e il 1973. Al di là delle polemiche, il pontificato di Bergoglio ha trasformato le fondamenta della Chiesa, cambiando profondamente il modus operandi all’interno del cattolicesimo.
Nel suo Paese natale, il presidente Javier Milei – attualmente in viaggio verso l’Italia per partecipare personalmente alle esequie – ha proclamato sei giorni di lutto nazionale in onore del Pontefice. La vicepresidente Victoria Villarruel ha dichiarato sul suo profilo X: “Voglio rendere omaggio al Santo Padre, nel suo doloroso ritorno alla casa di Dio. Proveniente dalla nostra amata patria, ci ha rappresentati come il primo Papa americano della storia. Per i cattolici, la sua morte è motivo di tristezza e ci pone di fronte al mistero della vita eterna. Per noi argentini, se ne va la persona più importante della nostra storia, per incontrare il Creatore”.
Anche dal Brasile sono giunti numerosi messaggi di cordoglio. Il presidente Lula ha scritto sui social: “L’umanità ha perso oggi una voce di rispetto e accoglienza. Papa Francesco ha vissuto e praticato quotidianamente l’amore, la tolleranza e la solidarietà: principi alla base degli insegnamenti cristiani”.
Proprio in Brasile, nel 2013 – poco dopo la sua elezione – Papa Francesco ha segnato un momento storico: durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro, più di 200.000 persone si sono riunite sulla spiaggia di Copacabana. Quello fu il suo primo viaggio ufficiale come Papa.
Durante i preparativi per il suo arrivo in Brasile, si sono verificate centinaia di manifestazioni contro la Chiesa, con accuse di omofobia e razzismo. Di fronte a tale contesto, Papa Francesco, con il suo tono pacato e conciliatore, ha pronunciato parole che sono rimaste impresse: “Tra l’egoismo delle differenze e le proteste violente, esiste una strada possibile: il dialogo. Il dialogo tra generazioni, tra il popolo: tutti siamo popolo. La capacità di dare e ricevere, rimanendo aperti alla verità. Un Paese cresce quando le sue diverse ricchezze culturali dialogano in modo costruttivo”.
Ora, sul futuro, aleggia un grande interrogativo: chi sarà il prossimo Papa? Proseguirà l’approccio progressista di Bergoglio? È poco probabile. Quale sarà il destino della Chiesa? Solo il tempo potrà dirlo.
Ennio Ricanelo

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