
La rivista Foreign Affairs ospita oggi un articolo di Mariana Mazzucato che affronta un tema di grande attualità: quali politiche pubbliche adottare in materia di fusione nucleare?
Il testo Long Way From Nuclear Fusion prende le distanze dall’approccio troppo ottimistico alimentato (come avviene abitualmente anche per promuovere altri segmenti di business) dalla società di consulenza McKinsey. https://www.mckinsey.com/industries/electric-power-and-natural-gas/our-insights/will-fusion-energy-help-decarbonize-the-power-system .
La tesi fondamentale di Mazzucato é che l’applicazione pratica della fusione nucleare é molto più indietro di quanto si vorrebbe far credere perché i principali progetti di ricerca in corso non sarebbero basati su fondamenta tecnico scientifiche sufficientemente solide.
Il primo caso preso in esame é quello condotto dal Laboratorio militare Lawrence Livermore in California, struttura che abitualmente si occupa di ordigni atomici. La critica espressa dalla Mazzucato é che gli scienziati del Livermore avrebbero aver sovrastimato il successo di un loro recente esperimento. In particolare non é stato giusto dichiarare che la reazione ha creato più energia di quella utilizzata perché nel loro calcolo i ricercatori non hanno considerato l’alto consumo di energia dei laser utilizzati che hanno reso possibile l’esperimento. Quindi il totale dell’energia utilizzata é superiore a quella prodotta.
Per chi vuole approfondire le implicazioni tecniche legate a questi aspetti suggerisco di leggere un recente articolo di carattere divulgativo del Prof. Giorgio Einaudi , già addetto scientifico della Ambasciata italiana a Washington. https://www.colombaria.it/rivistaonline/archives/1922
Il secondo programma di ricerca che Mariana Mazzucato prende di mira é il progetto europeo/internazionale ITER https://sciencebusiness.net/news/european-court-auditors-warns-iter-delays-due-russian-invasion-ukraine. L’acronimo sta per International Thermonuclear Experimental Reactor ed in effetti prevede la realizzazione di un reattore sperimentale nel sud della Francia. http://www.itercad.org/projet.php .
L’idea risale ad un incontro tra i presidenti Reagan e Gorbaciov nel lontano 1985, ma i lavori di costruzione ancora in corso sono iniziati nel 2013 e ulteriori ritardi sono in vista. Alcuni scienziati hanno contestato la fattibilità stessa di ITER segnalando la grande difficoltà di approvvigionamento di Tritium come – ad esempio – segnalato dalla rivista Science https://www.science.org/content/article/fusion-power-may-run-fuel-even-gets-started.
Un’ altra critica molto diffusa tra i ricercatori riguarda gli altissimi costi del progetto stimato in 65 miliardi di dollari https://whyy.org/segments/why-the-nuclear-fusion-net-energy-gain-is-more-hype-than-breakthrough/.
Per quanto riguarda ITER l’articolo di Mariana Mazzucato é particolarmente severo e vale la pena riportare testualmente alcune delle sue espressioni:
“ITER is an oversized and inefficient government-funded entity. It is complemented, on the other extreme, by a misdirected and chaotic array of private-sector projects, which are funded by venture capital without direction. Venture capitalists have been swarming around a new wave of startups that claim they can develop nuclear fusion within the next decade—a timeline that many experts have repeatedly called unrealistic. Yet notwithstanding fusion’s inability to solve the climate crisis anytime soon, billions of dollars of venture capital have been raised….The result is that disintegrated private funding will not succeed in advancing nuclear fusion. In their pursuit of quick success, venture capital firms are not willing to accept that this invention will take many decades, not one. Much of the money will, therefore, be squandered”. L’articolo si conclude proponendo un diverso approccio dei governi agli investimenti di ricerca applicata in materia di fusione: concentrare tutte le ingenti risorse su Iter o Livermore ha un rischio rischio di fallimento troppo alto.
Anche se la fusione nucleare avrà tempi molto più lunghi del previsto secondo la Mazzucato é fondamentale riorentare la spesa pubblica verso programmi di lungo periodo (a cui i privati ancora non sono interessati) che si sviluppino su basi trasparenti e decentrate. Se é vero che in tempi brevi la fusione non é una risposta al dramma del cambiamento climatico essa tuttavia – seppur lontana – si profila come la soluzione ideale.
In Italia il MIUR, l’ENI, l’ENEA e il CNR sono parte attiva di ITER, progetto peraltro finanziato in modo significativo dalla UE. In Italia a che punto siamo? Penso che i ricercatori italiani, le università, le aziende a partecipazione pubblica ed il Governo (i Ministri Anna Maria Bernini e Adolfo Urso in primis) debba trarre spunto dalla provocazione di Mariana Mazzucato per compiere una ricognizione approfondita delle stato dell’arte e portare le eventuali necessarie correzioni politiche.
Ispirandosi alla grande tradizione scientifica del nostro paese nel campo della ricerca atomica l’Italia deve riprendere un ruolo da protagonista in un campo decisivo per le future generazioni.
Concludo citando un nuovo filone di ricerca in materia di fusione che si è sviluppato in ambito NASA e a cui l’ Italia forse potrebbe utilmente collegarsi: https://www1.grc.nasa.gov/space/science/lattice-confinement-fusion/
Marco Mayer

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