Nei propositi per l’anno appena iniziato, abbiamo inserito giocoforza quello di non scrivere mai più che abbiamo toccato il fondo, perché questa affermazione risulta sempre sbagliata e ci costringe puntualmente a rivedere quanto abbiamo precedentemente scritto. Dunque, d’ora in poi adotteremo il pragmatico approccio meglio noto come “al peggio non c’è mai fine” che ci sembra l’unico serenamente e logicamente applicabile alle tragicomiche vicende del nostro paese. Duole dover ancora una volta menzionare il Pontificio Istituto per la Famiglia che – come più volte abbiamo scritto per il limite sopra enunciato – non finisce mai di stupirci non solo per la sua stessa esistenza ma per la qualità e la tempestività delle proprie iniziative. Che peraltro producono un esilarante effetto di distorsione fra le prese di posizione dei vari rappresentanti ecclesiastici, inducendoci a pensare che i vari prìncipi della Chiesa non si parlino fra loro ma esternino ognun per conto suo, esattamente come i vertici del Pd. Così, mentre il cardinale di Milano annuncia la costituzione di un fondo di emergenza per le famiglie particolarmente provate dalla crisi economica – iniziativa peraltro lodevole – il Pontificio Istituto per la Famiglia se ne esce con una proposta da Paese del Bengodi, ovvero quella di riconoscere uno stipendio alle casalinghe. Ora, chi scrive non ha assolutamente nulla contro le casalinghe, e ritiene che su un piano strettamente teorico la scelta della casalinga e quella della donna che lavora siano egualmente rispettabili e dignitose. Ma sul piano pratico le cose cambiano, e non poco, perché una donna che lavora produce reddito, contribuisce a tenere in piedi questo paese e paga le tasse che permettono il mantenimento di quel Welfare di cui usufruiscono anche le casalinghe, a cominciare dall’assistenza sanitaria nazionale. In più, la maggior parte delle donne che lavorano si occupa anche di una famiglia comprensiva di figli ed anche di anziani, dunque svolge anche questa funzione sociale che, invece, pare il Pontificio Istituto ritenga di esclusiva competenza delle casalinghe. Ma và. La proposta di riconoscere uno stipendio alle casalinghe si scontra con due oggettive realtà che non sono ignorabili: la prima è la recessione economica che ci sta strangolando, per cui non si capisce con quali risorse lo stato italiano dovrebbe finanziare questo fondo perduto – perché tale, duole dirlo, è – richiesto dalla Chiesa; la seconda realtà è consequenziale, perché non essendoci risorse, si potrebbe attuare questa proposta solo aumentando il prelievo fiscale, ottenendo così il paradosso di gravare le donne che lavorano di maggiori tasse per pagare uno stipendio alle donne che non lavorano. Una soluzione che ha del demenziale. Ma che pure ha trovato estimatori, visto che i primi ad accogliere con entusiasmo la proposta del Pontificio Istituto sono stati la ministra Carfagna, ormai pronta per la beatificazione, e Buttiglione. E potremmo fermarci qui, ma qualche piccola riflessione si impone. Che il Pontificio Istituto per la Famiglia se ne sia uscito con questa strabiliante proposta non ci meraviglia affatto, dal momento che è lo stesso organismo che due anni fa sentenziò duramente che è stato il femminismo a distruggere la famiglia, perché dal momento in cui le donne hanno iniziato a lavorare ed a fare carriera i matrimoni sono andati a rotoli – chissà perché, in queste apodittiche affermazioni pontificali, gli uomini brillano sempre per la loro assenza, come se nella famiglia non fossero parte in causa anche loro. Quello che invece ci preoccupa, e non poco, è che due esponenti di governo, ed altri ne siamo certi seguiranno a ruota, abbiano immediatamente accettato di fare da grancassa a questa proposta senza neanche chiedersi di cosa cappero si stava parlando e, soprattutto, a quale prezzo. Da laici, rivendichiamo l’autonomia dello stato anche da questo genere di pressioni indebite, perché riteniamo che la politica sociale dello stato non debba spalmarsi sulla dottrina sociale della Chiesa, come invece purtroppo accade sempre più di sovente. Se il Pontificio Istituto per la Famiglia ritiene giusto dare uno stipendio alle casalinghe, si organizzi autonomamente disponendo dei propri fondi, destini a questo fine l’otto per mille, oppure provveda diversamente, magari richiedendo l’apporto generoso di tanti benemeriti donatori che siamo certi non mancheranno all’appello. A cominciare dalla Carfagna e da Buttiglione.
Chi.Bo
QUALCUNO AVVISI IL VATICANO CHE SIAMO IN RECESSIONE
Lo stipendio alle casalinghe lo paghino con l’otto per mille
Nei propositi per l’anno appena iniziato, abbiamo inserito giocoforza quello di non scrivere mai più che abbiamo toccato il fondo, perché questa affermazione risulta sempre sbagliata e ci costringe puntualmente a rivedere quanto abbiamo precedentemente scritto. [segue]

E bravi, una bella forma di discriminazione la vostra. Un single lavora, produce e paga la tasse, dunque non è fine a se stesso. Ma la questione è un’altra: ogni scelta comporta un’assunzione di responsabilità ed una rinuncia. Chi sceglie di fare molti figli deve assumersi la responsabilità della propria scelta e sapere che questo comporterà delle rinunce. L’annuncio del taglio delle bollette per le famiglie numerose è stato accompagnato dall’altrettanto scontato annuncio dell’aumento delle tariffe per gli utenti “normali”: una bella democratica egualitaria soluzione, non c’è che dire! La carità pelosa ed ideologica non appartiene al mio modo di intendere le politiche sociali, e ribadisco che ognuno deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte, concetto tremendamente in disuso nel nostro paese da molto tempo. Io non discuto la libera scelta di chi mette al mondo molti bambini, ma discuto il fatto che questa scelta ricada sulle mie spalle. Punto.
Il “fine a se stesso” di Puccio mi piace molto, infatti il/la single è uno stagno d’acqua morta, con unica via d’uscita credersi idealista, ossia presenziare da mane a sera il supermercato dell’altruismo organizzato. M.S.
Un single paga le stesse bollette ed ha le stesse spese di una famiglia, con l’aggravante che è solo a provvedere a se stesso: aggravante che ,dal punto di vista sociale e Costituzionale , lo porta anche ad essere fine a se stesso. Grazie per la precisazione. Impregiudicate le altre questioni .
Questo è un argomento che a suo tempo ho già trattato, francamente non trovo giusto che chi sceglie di avere molti figli gravi il resto della comunità dei propri costi, perchè un single paga le stesse bollette ed ha le stesse spese di unaf amiglia, con l’aggravante che è solo a provvedere a se stesso. Grazie per la segnalazione. Ci torneremo sopra.
andate su google a: famiglie numerose; e guardate che belle compagnie
ma sì, diamo anche lo stipendio alle casalinghe!
la risposta laica?
Firmato un protocollo d’intesa tra Regione, Cispel, Anci e ANFN
Risparmio sulle bollette dell’acqua per le famiglie con almeno 4 figli
Più di 4 milioni di euro per 2 anni. Nel mirino ci sono anche altri servizi