
In Europa continua la corsa verso la guerra. E senza sapere l’origine dei droni che sorvolano gli aeroporti della Danimarca e sfiorano i confini con la Germania già si prendono decisioni irrevocabili, come avrebbe detto qualcuno.
Il commissario UE Valdis Dombrovskis parla chiaramente di “guerra ibrida” già in corso, dice con sicurezza che “le mire imperialistiche della Russia vanno oltre l’Ucraina” e che pertanto “non resta che incrementare capacità e spese per la difesa”.
Zelensky, ormai nel ruolo di ministro degli Esteri dell’Europa, non ha dubbi e accusa direttamente il Cremlino di tutti i droni che sconfinano e sorvolano l’Europa.
E, inopinatamente, ci lancia un avvertimento: “la prossima volta potrebbe toccare all’Italia”.
Tajani risponde che non ci crede, ma si dimentica di fare una domanda cruciale al troppo furbo leader ucraino: “da dove ha attinto questa informazione?”; “sono stati i suoi servizi segreti che l’hanno carpita alla Russia oppure cos’altro?
Altrimenti ogni ipotesi è legittima, comprese quelle su cui sta indagando la Procura Tedesca a proposito del sabotaggio del gasdototto Nord Stream, fatto saltare nel mar Baltico nel settembre del 2022; azione di cui potrebbe essere responsabile un gruppo ucraino.
Intanto la Russia, all’ONU, con il ministro degli esteri Lavrov nega ogni provocazione e smentisce in modo netto ogni intenzione di voler attaccare l’Europa, ma avverte che reagirà ad ogni aggressione.
In ogni caso, più di una volta Putin si è contraddetto e ha cambiato opinione a seconda delle circostanze.
Tutti sembrano essersi dimenticati che una guerra con la Russia significa mettere in conto anche l’uso delle armi nucleari e quindi la completa distruzione delle parti in conflitto.
Siamo nella classica situazione in cui si può produrre una spirale di eventi che, senza una precisa responsabilità attribuibile ad una delle parti, può condurre ad uno scontro armato,
La prima vittima di questa situazione è la verità.
Nessuno può dimenticare come fu scatenata nel 2003 la guerra contro l’Iraq: Colin Powell che portò le “prove” mostrando al Consiglio di Sicurezza ONU una piccola fiala che “poteva contenere antrace” per sostenere l’esistenza di armi di distruzione di massa e programmi biologici . Né si può dimenticare il sostegno che Tony Blair dette a questa falsità per spingere l’opinione pubblica a favore della guerra.
Le guerre iniziano sempre seguendo queste logiche di avvertimenti e di ritorsioni che si alimentano con le bugie e con dichiarazioni belliciste in cui l’irrazionalità nasconde interessi indicibili.
Ma questa è una domenica elettorale importante: si vota in Moldavia e in Italia, nelle Marche.
Il voto in Moldavia vede un paese spaccato tra un’opzione filo Unione Europea e una filo Russa.
Il prevalere dell’una o dell’altra non potrà non avere influenze pesanti sul confronto UE e Russia.
Nelle Marche si gioca l’unica vera partita incerta della tornata elettorale regionale: per Meloni una sconfitta di Acquaroli sarebbe un colpo durissimo (un “preavviso di sfratto”), mentre per Schlein sarebbe una falsa partenza recuperabile; il distacco tra i blocchi, ridotto a pochi punti dopo le europee 2024, rende decisivi affluenza e lo spostamento di qualche manciata di voti.
La campagna, tra promesse governative (ZES), polemiche sull’avviso di garanzia a Ricci e temi locali come sanità ed economia, è stata alla fine travolta dai dossier nazionali e internazionali—Gaza in testa—con Ricci che promette il riconoscimento della Palestina.
Si deve inoltre ricordare che le forze di opposizione PD, M5Stelle e AVS sono schierate unite contro la corsa al riarmo e che un risultato positivo per loro darebbe forza alla battaglia in parlamento contro l’aumento delle spese militari.
Enrico Rossi

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