
Le dichiarazioni di Trump hanno liquidato in modo definitivo Zelensky dando uno schiaffo all’Ucraina di una pesantezza inaudita, e facendo capire che che le trattative andranno avanti solo con Mosca.
Ormai Putin e Trump parlano la stessa lingua, usano le stesse frasi e si sostengono a vicenda per giungere quanto prima ad un accordo.
Per l’uno valgono gli interessi imperialistici e i guadagni territoriali nel Donbass.
Per l’altro valgono gli interessi economici e il controllo sull’energia e sulle terre rare di cui è ricca l’Ucraina.
Ma Trump, ieri, non si è limitato a bacchettare Zelensky e ha riservato anche pesanti parole per l’Europa dicendo: “abbiamo un meraviglioso oceano che ci separa”, ovviamente riferendosi all’Atlantico.
In un colpo solo il presidente americano getta via ottanta anni di politica della Nato, quasi prendendosi beffa degli alleati europei rimasti a difendere l’alleanza.
Sbaglierebbe chiunque pensasse che si tratta di colpi di testa e di improvvisazioni o intemerate.
In realtà Trump sta attuando ciò che in campagna elettorale aveva promesso: una nuova politica estera basata sull’esclusivo interesse economico degli Stati Uniti, fatta di dominio brutale ed espressione diretta del capitalismo americano.
È grave che l’Europa, pur avendone il tempo, non si sia preparata a questa svolta e che ancora si attardi seguendo logiche e categorie che ormai appartengono al passato.
L’Europa deve essere unita politicamente, avere un’unica politica estera e un unico esercito.
Non c’è nessun bisogno di spendere di più per la difesa perché la spesa cumulata dei paesi della UE è seconda solo agli USA, superiore a quella della Cina e ben più grande di quella della Russia.
C’è bisogno invece di lasciare definitivamente alle proprie spalle il nazionalismo pernicioso, causa delle due guerre mondiali nelle quali l’Europa si è distrutta, di abbandonare gli interessi particolari dei gruppi dirigenti locali politici ed economici, abbarbicati alle loro sedie e ai loro piccoli poteri nei diversi Stati.
Soprattutto, c’è bisogno di grande politica per costruire una potenza europea che si caratterizzi per l’impegno per la pace, per la distribuzione della ricchezza a favore di ceti popolari, per la sanità per tutti, la dignità del lavoro e per la tutela dell’ambiente.
Un’ Unione Europea effettiva che si deve fare subito, rapidamente, cominciando con i paesi fondatori e con quelli disponibili ad aderire.
Questa deve essere, a mio avviso, la proposta della sinistra e del PD: un’Europa diversa rispetto a quella attuale, per la quale valga la pena di lottare, che è in grado di suscitare nuove speranze nei popoli e in particolare tra i giovani e i lavoratori.
I tempi sono cambiati, non comprenderli significa condannare se stessi a un ruolo marginale.
Machiavelli, nel Principe, sostiene che i governanti che non capiscono i tempi nuovi sono destinati a perire, perché continuano nelle vecchie politiche, perdendo le occasioni che la storia presenta.
Alla sinistra, prima di tutto italiana, anche nel rispetto della memoria dei grandi europeisti antifascisti del Manifesto di Ventotene, spetta di adeguare le proprie politiche a questi tempi nuovi e di avere l’audacia delle proposte.
Quanto a Meloni, che continua a ripetere che bisogna dialogare con “l’alleato Trump”, più che chiederle se sta con lui o con L’Europa dovremmo pretendere il rimborso agli italiani del viaggio a Mare a Lago, inutile e umiliante.
Enrico Rossi

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