Tutti, o la gran parte dei commentatori, parlano di una crisi di governo inattesa. D’ Alema, quando ha iniziato la sua relazione sulla politica estera del governo, pareva sicuro di se’ e non aspettarsi l’ epilogo che ha poi portato al Colle il presidente Prodi a rassegnare le dimissioni. Ma siano poi cosi’ tanto sicuri che questa crisi ‘’improvvisa’’ non fosse in realta’ incoffessabilmente auspicata tanto dai due gruppi che in nuce rappresentano il futuro Partito Democratico, e cioe’ Ds e Margherita, quanto da Forza Italia e An, embrione di uno speculare raggruppamento unitario del centrodestra il cui leader Silvio Berlusconi, non a caso, si e’ ben guardato – e c’e’ da giurarsi che si guardera’ bene anche nei prossimi giorni – dal chiedere quello che ha sempre dichiarato essere lo sbocco piu’ naturale in caso di crisi di governo e cioe’ di tornare alle urne e dare la parola agli elettori.
Uno di coloro che sono stati tra i protagonisti della giornata, e cioe’ il senatore Andreotti, che ha cambiato orientamento di voto dopo la replica del ministro degli esteri, era solito dire che ‘a pensar male ci si indovina quasi sempre’. A noi, in questo caso viene da pensar male.
Lo sbocco piu’ probabile di questa crisi ‘improvvisa’ e’ sicuramente quello di un accordo tra maggioranza e minoranza: o un governo di larghe intese o un appoggio esterno cui ricorrere in occasione di temi caldi, come la politica estera ma anche, e soprattutto, la riforma delle legge elettorale. E’ qui che si gioca la vera partita di questa crisi ‘improvvisa’, piu’ che sulla base di Vicenza o sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, due argomenti sui quali il governo italiano, di qualunque colore esso sia, ha una via gia’ tracciata dal suo stesso essere parte dell’ Occidente.
La riforma della legge elettorale e’ il vero obiettivo dell’ intesa tra maggioranza e minoranza, o meglio dell’ intesa tra una parte della maggioranza, cioe’ Ds e Margherita, e una parte della minoranza, ovvero Forza Italia e An. Con la modifica della legge elettorale, preceduta dalla modifica di qualche parte della Costituzione, sapientemente scelta, si vuole raggiungere l’obiettivo che gli elettori italiani hanno fino ad oggi negato: convogliare il consenso verso due sole formazioni, una di centrosinistra, e cioe’ il Partito Democratico, ed una di centro destra, che forse potra’ chiamarsi il Partito delle Liberta’, riducendo di fatto la liberta’ dei cittadini ad esprimere le proprie reali tendenze politiche, obbligandoli a scegliere o per l’ uno o per l’altro, con la sola alternativa di disertare le urne; cancellando storie e tradizioni e, soprattutto, concentrando il controllo della cosa pubblica nelle mani di due fazioni che, come in assurdo gioco delle parti,
sarebbero solo apparentemente alternative, ma in realtà sostanzialmente uguali e mosse dallo stesso ideale: l’autoconservazione al potere.
Chi piu’ dovra’ temere e tenere gli occhi ben aperti con un governo di larghe intese sono quindi le formazioni minori, tanto quelle di sinistra moderata, di sinistra estrema, quanto quelle di centro e di destra. L’ intesa servira’ essenzialmente a dare al Paese una legge elettorale in grado di distruggerle.

Lascia un commento