Buttare giù il governo, resistere il più possibile. Sono questi i due atteggiamenti prevalenti nel centrodestra e nel centrosinistra. Nessuno dei due schieramenti si pone il problema di cosa serve realmente al Paese. Eppure ricette e buoni consigli vengono da più parti. L’ultimo a fare l’elenco delle cose che servono è stato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Inutile. Entrambi i poli pensano di avere la ricetta giusta per risolvere la crisi. Non è così o almeno non è in gran parte così. Ma anche se fosse vero, nessuno dei due ha oggi la forza per mettere in pratica le cose che vorrebbe fare. Non l’ha il centro sinistra che controlla a fatica il Senato, ma non l’aveva ieri neanche il centrodestra, nonostante disponesse di una maggioranza come mai si era vista nel Parlamento italiano. Il problema allora è nella mancanza di omogeneità delle due coalizioni. Su questo sono tutti d’accordo. Solo che disfare queste coalizioni e crearne delle altre non è assolutamente facile. La lotta politica si radicalizza giorno dopo giorno e questo rafforza gli schieramenti esistenti. Chi punta a nuovi equilibri, come ad esempio il movimento nato a Bertinoro, si trova davanti una sorta di traversata del deserto. Bisogna procedere con grande cautela e a piccoli passi privilegiando i contenuti, non perseguendo una politica tesa a conquistare poltrone e soprattutto tenendo conto delle forze in campo. Continuare a ripetere, sull’esempio di Bartali, che “è tutto sbagliato, è tutto da rifare” non serve a niente e alimenta quel clima di sfiducia che poi rafforza le vecchie appartenenze. Il nostro progetto ha bisogno di tempi medi, di un clima politico sereno e di un leader giovane e credibile. “Date un matto ai liberali” chiosava nel 1951 Mario Ferrara, il nonno di Giuliano, dalle colonne del Mondo di Pannunzio. Oggi siamo ancora a quel punto. Un manipolo di laici, liberali e riformisti, nel paese c’è e noi siamo fra questi. Il “matto” si può trovare. Potrebbe benissimo essere Capezzone. E’ giovane, ha grinta, non è colluso con il passato, è un liberale e un riformista.
Chissà che se Chianciano riesce, che Capezzone ci sia o non ci sia, non ci si possa davvero trovare.
Proposta indecente. Troviamo un leader (perché no Capezzone?) e gettiamoci nella mischia
La lotta politica si radicalizza e questo rafforza gli schieramenti esistenti. Chi punta a nuovi equilibri, come ad esempio il movimento nato a Bertinoro, si trova davanti una sorta di traversata del deserto.

Lascia un commento