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#PropertyIsFreedom: a cosa serve la proprietà privata

di Giacomo Lev Mannheimer | 27 Settembre 2015

È questa la domanda da cui prende le mosse un grandioso saggio di due economisti, Daron Acemoglu e James Robinson, significativamente intitolato “Why Nations Fail”.

coverC’è una bellissima foto, di metà ‘900 o giù di lì, che ritrae il muro che separa il Messico dagli Stati Uniti. Da una parte c’é Nogales (Sonora, Messico); dall’altra la gemella Nogales (Arizona, USA). Da una parte ci sono perlopiù baracche malandate; dall’altra signorili edifici in mattoni. Da una parte un carretto che trasporta legname; dall’altra ordinate fila di automobili. Cos’ha reso Nogales (Arizona, USA) così diversa da Nogales (Sonora, Messico)?

È questa la domanda da cui prende le mosse un grandioso saggio di due economisti, Daron Acemoglu e James Robinson, significativamente intitolato “Why Nations Fail”. Perché alcune società hanno successo e altre no? L’esempio delle due Nogales è indicativo (come lo sarebbe quello delle due Coree) perché nessuno potrebbe tirare in ballo ragioni legate alla geografia, alle risorse naturali o ai tratti culturali dei loro abitanti (se non in senso molto lato).

Secondo Acemoglu e Robinson, ciò che distingue le società e determina la loro evoluzione sono invece le istituzioni. Verso il successo, se sono istituzioni inclusive, cioè se premiano innovazione, imprenditorialità e pluralità politica; verso l’insuccesso, se sono istituzioni estrattive, cioè se il loro obiettivo primario è il mantenimento del potere, e quindi si rinchiudono in politiche protezioniste o illiberali, caricando di tasse e vincoli i propri cittadini e spremendone le migliori energie per fini personali o destinati al benessere di una ristretta élite. Nogales (Arizona, USA) ha avuto la fortuna di dipendere da istituzioni che le hanno permesso di prosperare; Nogales (Sonora, Messico), viceversa, è stata preda di istituzioni estrattive, che le hanno impedito di farlo, per molto tempo.

Si può essere d’accordo o meno con la tesi di Acemoglu e Robinson, ma un dato merita di essere sottolineato. In tutti gli esempi storici di società che hanno abbracciato istituzioni inclusive, a partire dalla Glorious Revolution sino ad oggi, c’è un elemento costante: la tutela della proprietà privata, intesa sia in senso negativo (cioè come astensione dei poteri pubblici da interventi diretti sulla proprietà) sia in senso positivo (intesa come tutela dello Stato dalle aggressioni alla proprietà commesse da privati verso altri privati).

Senza una tutela rigorosa della proprietà, il sistema dei prezzi, la migliore spia possibile per comprendere le esigenze e i bisogni delle persone, viene modificato unilateralmente dai poteri pubblici e finisce per andare in tilt, dando luogo a bolle finanziarie, espropriazioni di massa e rapine fiscali. Non solo. Senza una tutela rigorosa della proprietà, diviene impossibile valutare correttamente gli incentivi e i disincentivi, i premi e le punizioni che offrono le diverse opportunità economiche. A Nogales (Sonora, Messico), fino a non molto tempo fa, più dell’80% dei guadagni di ciascuno finiva nelle casse dello Stato. Né vi era alcun tipo di tutela contro espropriazioni e occupazioni abusive. Sostanzialmente, vigeva la legge del più forte. Che incentivo poteva avere un imprenditore a innovare o investire? O un lavoratore a migliorare la propria produttività?

Un grande liberale del diciannovesimo secolo, Antonio Rosmini, descrisse la proprietà come una “sfera attorno alla persona”: un fortino di libertà sottratto al potere, da difendere dinanzi ad ogni pretesa di dominio. In fondo, la proprietà non è altro che la forma più efficace di tutela delle minoranze: la “sfera” protegge la più piccola minoranza che ci sia, cioè l’individuo, dall’invadenza (talvolta tirannica) della maggioranza, perlomeno nei suoi affari privati. E non è forse la tutela delle minoranze ciò che rende tanto speciali le nostre democrazie? Ecco perché la proprietà privata non è soltanto l’ingrediente basilare del progresso economico, ma soprattutto il cardine di qualunque società che voglia definirsi libera.

Pubblicato in : Primo pianoTag: fini, massa, persone, stati uniti, tasse, usa

Info Giacomo Lev Mannheimer

Giacomo Lev Mannheimer (Milano, 1989) si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sul Partenariato Pubblico-Privato (PPP). Come praticante avvocato, si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto pubblico dell’economia e diritto della concorrenza.
Per l’Istituto Bruno Leoni è autore del Focus “I libri non sono tutti uguali. Il caso dell’IVA sugli e-book” e – con Serena Sileoni – del Focus “Città metropolitane: una nuova tappa di una storia infinita”. Scrive inoltre regolarmente su Leoniblog e collabora con diverse testate online.

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