
Da qualche giorno infiamma la polemica sotto l’ombrellone in merito alla decisione del gruppo ospedaliero “San Donato”, e cioè l’operatore sanitario privato più grande sull’intero territorio nazionale che opera principalmente in Lombardia, di aprire in via sperimentale al Policlinico San Marco di Zingonia il servizio di pronto soccorso a pagamento per accedere alle prestazioni sanitarie con prioprità pur avendo accertato per il proprio caso personale un codice bianco o al massimo verde. Un servizio sperimentale, si diceva , che permette quindi, a fronte del pagamento di 149 euro, l’accesso diretto a chi si reca in ospedale per piccole emergenze, tutti quei casi a cui il normale triage attribuisce i codici verde e bianco. L’iniziativa, manco a dirlo, ha sollevato un vespaio di polemiche con la Cgil di Bergamo e la Onlus “Medicina Democratica” che hanno accusato il gruppo ospedaliero della famiglia Rotelli di lucrare sulle inefficienze del settore pubblico, creando così una disparità di tra i pazienti a seconda della loro disponbilità economica. Ieri, noi di Pensalibero ci siamo già accupati della questione con l’articolo dell’ottimo Luca Rampazzo, ma allo stesso tempo il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, hanno chiesto al ministro della Salute Orazio Schillaci di dar seguito all’impegno del governo di puntare sul rafforzamento della sanità pubblica e non su quella privata per evitare i casi come quello di Zingonia. Per questo motivo abbiamo chiesto al nostro esperto Luciano Pallini di spiegare ai lettori se l’esperimento del pronto soccorso a pagamento di Zingonia davvero creerebbe casi di cittadini di serie A e B anche a scapito degli investimenti del governo sul delicato settore ospedaliero
(Ce.M.)
di Luciano Pallini
Facciamo un esempio numerico.
La clinica “IL PARADISO” ha convenzione con ente pubblico, nella quale rientra la gestione del pronto soccorso, con impegno di 4 medici e 8 infermieri che possono trattare 100 casi in otto ore: 40 codici bianchi, 30 codici verdi, 20 codici gialli e 10 codici rossi. A questo potranno rivolgersi tutti secondo le procedure e i tempi stabiliti dalle regole che governano queste prestazioni.
La clinica decide di aprire, con risorse proprie, un ambulatorio con due medici e 4 infermieri in grado di trattare nelle otto ore codici bianchi, fino a 20, e codici verdi fino a 15, con un costo per la clinica di 2.000 euro per giorno, facendo pagare 150 euro a paziente.
Ci saranno persone che decideranno di pagare, sia benestanti sia altri che valuteranno il costo-opportunità cioè che tre ore passate ad attendere costano loro di più della spesa in termini di reddito mancato o di rinuncia ad altre attività programmate (una coppia ha due biglietti per un concerto che sono costati 200 euro). Ammettiamo che 15 codici bianchi e 10 codici verdi: la clinica “PARADISO” incasserà 3.750 euro: avrà realizzato un margine operativo di 1.750 euro.
Per il Pronto soccorso, sgravato da 15 codici bianchi e 10 verdi sarà possibile trattare 24 codici gialli e 12 codi rossi. Poi le combinazioni possibili di reimpiego delle risorse umane liberate con il concorso dei privati sono infinite.
Alla fine della giostra, a spesa pubblica invariata, i casi bianchi e verdi trattati saranno sempre 40 e 30 (di cui la metà dal privato, a pagamento) mentre il numero di codici gialli e rossi trattati passerà a 24 e 12, on un incremento di 6 unità trattate nel Pronto Soccorso generale.
Domanda: la comunità sarà meglio servita con o senza l’ambulatorio privato?
Luciano Pallini

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