Ormai non si sopportano più. Veltroniani e prodiani dentro il PD non perdono occasione per polemizzare: da Arturo Parisi a Rosy Bindi gli estimatori dell’ex presidente del consiglio non perdono occasione per denunciare lo stato di affanno del partito e, soprattutto, la scarsa democrazia interna, l’autocratismo e la volubilità di Veltroni. Gli uomini di Veltroni, di rimando, sono impegnatissimi ad addossare al governo Prodi tutte le responsabilità della cocente sconfitta elettorale.
Particolarmente violento l’ultimo scontro che rivela come ormai i rapporti non siano più recuperabili.
Al senatore Tonini che ancora una volta si era richiamato al precedente governo per spiegare le difficoltà del PD, sono arrivate risposte a muso duro.Fra le tante, quella dell’ex ministro Giulio Santagata: “si interroghino piuttosto su come evitare che l’esperienza di Prodi sia ricordata come l’ultima di governo del centrosinistra”. E Sandra Zampa, deputato del PD: “Continuare a proporre questa linea di discontinuita’ dal governo Prodi non ha prodotto alcun risultato in campagna elettorale e Tonini farebbe bene a chiedersi se nella gravita’ del risultato elettorale dello scorso aprile anche quella linea non abbia avuto un peso”.
A questo punto o salta Veltroni o difficilmente i prodiani potranno rinviare le loro decisioni anche drastiche sulla loro permanenza nel partito. Intanto D’Alema, col suo ostentato distacco rafforza l’immagine di unico leader con lo spessore adeguato alla gravità della situazione. Il problema è che non può incarnare quel nuovo di cui si avverte il bisogno.
PRODIANI E VELTRONIANI A TORTE IN FACCIA MA NEL PD MANCA IL NUOVO
anche drastiche sulla loro permanenza nel partito. Intanto D’Alema….

Risulta chiara l’impossibile contraddizione delle convergenze parallele: baciapile e marxismo annacquato non possono convivere nella stessa chiesa.Lo sapevamo. O no?