Due mesi di vita. 6 voti di fiducia (fu usata 36 volte dal ’96 al 2001 e 46 volte dal 2001 al 2006), due ministri, Mastella e Mussi, che minacciano le dimissioni, uno, Di Pietro, che si autosospende, chiama la sua maggioranza “Banda Bassotti” e manifesta in piazza contro il governo. L’avvio di Prodi non poteva essere più accidentato. La sua maggioranza, almeno fino ad ora, non ha dato nessuna prova della tanto decantata “discontinuità” sbandierata prima del voto. Non l’ha certo data sul piano istituzionale con i suoi 102 sottosegretari, record assoluto per la Repubblica. Non l’ha data in politica estera. Le truppe italiane sono in Afghanistan e ci resteranno. I nostri soldati sono anche in Iraq, da dove si ritireranno più o meno secondo i tempi previsti dal precedente governo. Anche in politica economica nessun segnale diverso dal passato. Anzi, a ben guardare il nuovo governo, con i primi provvedimenti, è stato più liberista di Berlusconi. Le sia pur piccole liberalizzazioni, anche con i loro passi indietro, rappresentano infatti un “qualcosa di più” rispetto al passato. Per il resto le scelte accennate nel Dpef ripercorrono le strade classiche, lo stesso identico provvedimento poteva essere targato Tremonti e nessuno se ne sarebbe accorto. Resta, potrebbe dire qualcuno, la “superiorità morale” del centro sinistra. Un concetto che alla prova dei fatti si è sempre dimostrato privo di qualsiasi fondamento, comunque un concetto duro a morire per chi ha della politica una concezione fideistica. Anche su questo comunque ecco la smentita. L’indulto, nelle forme come è stato approvato, ne è la conferma più eclatante (lo diciamo sommessamente perché la cosa ci fa un po’ impressione ma per onestà intellettuale bisogna dire che , nell’ottica del centro sinistra, Di Pietro aveva perfettamente ragione). La conferma, ma quanti lo hanno scritto?, è che, a seguito dell’approvazione del provvedimento, Previti tornerà a piede libero, mentre ora è agli arresti domiciliari. Cosa sarebbe successo se una misura simile l’avesse presa il centro destra?
Eppure, nonostante tutto, la maggioranza di centro sinistra è salda e resta in sella. E’ vero che la prova del nove, come ad ogni piè sospinto sottolinea anche Berlusconi, arriverà con le scelte che dovranno essere fatte in Finanziaria ma c’è da scommettere che difficilmente si troverà qualcuno che in Parlamento farà cadere il governo, anche se lo stesso ha una maggioranza molto risicata, almeno al Senato, e se al suo interno le spinte centrifughe non si contano più. Merito di Prodi e della sua capacità di persuasione? Anche ma merito soprattutto della inconsistenza politica del centro destra. Un’alleanza composta in buona parte da uomini che con la politica hanno poco a che fare. E’ grazie a loro, alla loro incapacità di fare un’opposizione vera che gli italiani dovranno sorbirsi per chissà quanto tempo un Esecutivo come quello di Romano Prodi, l’unico al mondo che si regge in piedi grazie al voto di 88 parlamentari espressione diretta della sinistra estrema, comunista per cultura, anticapitalista per convinzione e illiberale per natura.
Prodi, la fiducia e la discontinuità. Il Governo non cambia passo ed entra in fibrillazione. Il centro destra non è capace di dare il colpo di grazia.
Ha battuto il record dei sottosegretari e batterà anche quello dei voti di fiducia. Ma difficilmente il governo Prodi cadrà, grazie anche ad un centro destra che ha mandato in Parlamento molti notabili ma pochi politici veri

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