
Ma torniamo al come risanare i conti e vediamo se proprio non era possibile adottare una strada diversa. Partiamo dal dato di fatto della ripresa economica. In questa situazione un governo responsabile deve fare di tutto per favorire e non ostacolare il processo in atto. Quindi l’esatto contrario di quanto fatto da Prodi: non appesantire cioè la parte più produttiva del Paese con imposte e balzelli vari. Insomma lasciar correre l’economia. La ragione per cui non è stata scelta questa strada è però facilmente intuibile. Il centro sinistra ha un universo elettorale di riferimento che è fatto in larga parte dai percettori di reddito fisso e dalle oligarchie economiche, politiche e sindacali. Quindi tagliare le spese, ridurre gli apparati pubblici o introdurre nel mercato reali elementi di liberalizzazione non era proprio possibile. Da qui la scelta obbligata dell’aumento delle tasse. Il fatto è che questa misura, anche se riesce, postula che l’anno prossimo si vada, e con più decisione, nella stessa direzione, il che produrrà quasi certamente un pericoloso raffreddamento dell’economia nazionale. C’è poi una motivazione metapolitica. Il governo sta chiedendo alla manovra economica un risultato morale: più giustizia sociale. A parte il fatto che far guadagnare ai percettori di redditi bassi al massimo 10 o 15 euro al mese non rappresenta certo una misura riparatrice, non è certo la Finanziaria che deve dare risposte di questo tipo, a meno che non ci si ponga nell’ottica di ridistribuire solo quello che già esiste. Una manovra economica deve far crescere le risorse a disposizione. Sarà poi l’Esecutivo che provvederà ad una diversa e più giusta distribuzione. Concetti semplici, quasi di buon senso ma che non sono nel patrimonio genetico della sinistra Ds, dei Verdi, dei Comunisti italiani e di Rifondazione.
Il risultato davvero triste sarà che alla lunga a pagare il conto saranno proprio quei ceti più deboli che, il più delle volte a parole, la sinistra dice di voler proteggere.
Prodi cambia passo. Imitando Berlusconi si rivolge al popolo delle primarie e fa paragoni calcistici. Ma la sostanza non cambia: la finanziaria e’ una iattura per il paese.
Al ritmo di un nuovo balzello all’ora il Governo si appresta a sottoporre la manovra economica al voto del Parlamento. Le ragioni della scelta, tutta tasse, dell’Esecutivo. I condizionamenti della sinistra radicale e dell’elettorato di riferimento

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