
Anche se un debito pubblico di oltre due miliardi di euro neanche si scalfisce con poche centinaia di migliaia di euro di risparmi, mi sono apparse di cattivo gusto le battute di qualche comico ma ancor più le osservazioni di qualche onorevole che ha rilevato come i costi della politica si riducono dimezzando il numero dei parlamentari; il che, in altri termini, starebbe a dire che per costoro, collocati ai piani alti dei diversi schieramenti, sarebbe meglio che i privilegi perdurassero, ma che si riducesse il numero dei privilegiati: tanto, in questo numero, prevedibilmente loro comunque entrerebbero. Ed è interessante sottolineare come i parlamentari che verrebbero sicuramente pretermessi utilizzano a fini conservativi non argomentazioni politiche ma l’ostruzionismo di maggioranza e nemmeno accennano alle valide ragioni che indussero i padri costituenti a istituzionalizzare un bicameralismo perfetto con un numero espanso di eligendi. Evidentemente o nemmeno le conoscono o la condizione di nominati e pigiabottoni impedisce loro finanche di porre in evidenza che, in una situazione di normalità democratica, una più espansa pluralità di effettivi rappresentanti del popolo in assenza di vincoli di mandato è garanzia di una più attenta partecipazione delle Istituzioni alle esigenze della società.
Vero è che le battute di Crozza inducono al sorriso, ma sarebbe il caso di non scherzare sull’odor di erba buona allo stesso modo che su quello fetido del malaffare; e specie allorquando gesti di indubbia sensibilità rendono meno ridicolo lo slogan dell’Agenzia delle Entrate che vorrebbe inculcare la solidarietà sociale asserendo che se tutti pagano le tasse, le tasse pagano tutti con i servizi. Ma quali servizi, se nella quotidianità far valere i propri diritti è spesso un’impresa e non solo per i poveri cristi; se ognuno nella sua personale esperienza deve più spesso registrare il senso di distacco di un apparato pubblico parassitario che, per giustificare la sua presenza, complica la vita dei cittadini; se si assiste alla dilapidazione delle risorse pubbliche in mille rivoli? In tale contesto è più probabile che i cittadini normali colgano nel segno ipotizzando che il corretto adempimento degli obblighi tributari costituirebbe ulteriore fonte di arricchimento per i tantissimi parassiti aggregati al carro; ed è facilmente comprensibile come, dandosene l’occasione, essi non abbiano remore nell’approfittarne per non sentirsi ultimi, e come nell’evasione fiscale inconsciamente avvertano una sorta di funzione riequilibratrice delle ingiustizie istituzionalizzate, talora con connotazioni di legittima difesa a fronte delle tasse occulte ed innominabili che in alquante occasioni è necessario o opportuno corrispondere financo per far valere i propri diritti.
Intendere l’attività politica come portato di eticità e di spirito di servizio è l’eredità risorgimentale dimenticata che ci viene dai nostri avi, ed in specie da quella Destra storica che Benedetto Croce esaltò in pagine sempre attuali e che è follia pensare che possa rivivere in quella odierna fatta di tutt’altra pasta. Per quegli uomini l’integrità morale era la precondizione per la loro ieratica presenza nelle istituzioni, ed equivaleva a marchio infamante il solo sospetto dell’indegnità personale. Di quel rigore si è perso il ricordo ma non l’esigenza, che si è coagulata nella cosiddetta antipolitica, impropriamente definita tale per non essere lotta antisistema ma valvola di sfogo di una situazione prerivoluzionaria depotenziata, esprimentesi nell’arretramento della contesa politica per la gestione del potere dal piano delle ideologie a quello della eticità che ne costituisce la precondizione.
A tale ultimo riguardo anche la richiesta di confronto immediato del Presidente del Senato sulle proprie vicende personali appare come un positivo elemento di novità, essendo da anni adusi a vedere i nostri politici mitridatizzati alle offese. La sua reazione è indicativa di un decoro e di una dignità risolventisi nell’esigenza, cui il berlusconismo ci aveva disabituati, di difesa e valorizzazione dell’immagine personale e dell’istituzione rappresentata.
E’ evidente che i segnali di inizio legislatura, ove si protraggano per tutta la sua durata, potranno riavvicinare i cittadini allo Stato ed essere uno stimolo per la solidarietà sociale. E’ già un primo passo per attenuare la dissociazione ora rimarcata e rendere questo Paese meno anomalo, anche se rimarrà tale fino a quando i temi di effettivo scontro politico rimarranno eccentrici agli interessi diffusi dei cittadini. Ma se ci si è avviati su questa strada, essendosi orientata la spinta eversiva al recupero dell’eticità del sistema istituzionale, tanto prima o poi dovrà pur accadere.

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