Il premier Renzi vuol licenziare i dipendenti pubblici assenteisti colti in flagrante in 48 ore. Bene, anzi benissimo, da anni sosteniamo questa e altre tesi sul pubblico impiego. Ovviamente, in “tempi di buona” inascoltati e non ci stupisce affatto che quando sono i vertici dello Stato a sollevare il problema, delle nostre considerazioni non si faccia alcun cenno e al contrario i media che hanno snobbato il tema, pongano il caso in primo piano e in apertura di giornale. Dopo i fatti di Sanremo di ottobre e quelli più recenti del museo di Arti popolari di Roma, il tema è tornato caldo in seguito alle roboanti dichiarazioni di Matteo Renzi, che ovviamente hanno scatenato le reazioni delle organizzazioni sindacali di categoria, ma che probabilmente finiranno in un nulla di fatto perchè modificare leggi e contratto nazionale della Pubblica Amministrazione è un passaggio che va ben oltre le “buone intenzioni” del sindaco-premier. Per far comprendere la nostra perplessità sull’ennesimo tonante annuncio del presidente del Consiglio riteniamo sia utile qui di seguito riproporre l’articolo di tre mesi fa.
“Non si può fare di tutta un’ erba un fascio, questo è il classico caso dell’eccezione che conferma la regola, le mele marce ci sono dappertutto”. D’accordo sarà anche vero, ma i casi che ogni giorno la magistratura porta alla ribalta delle cronache stanno assumendo proporzioni gigantesche e davvero preoccupanti. I clamorosi arresti dei 35 dipendenti del comune di Sanremo che timbravano fuori orario o facevano timbrare i loro cartellini a colleghi e familiari e il vigile urbano che addirittura arriva a strisciare il suo badge in mutande hanno portato allo scoperto una delle grandi piaghe della Pubblica amministrazione italiana: assenteismo e mascalzoneria. L’elenco di questa settimana è lungo: si va dalla direttrice del carcere minorile di Milano, arrestata per aver favorito la cooperativa sociale della figlia negli appalti di servizio ai tempi quando dirigeva il carcere dei minori a Caltanissetta per finire alla dirigente dell’Anas arrestata per corruzione nella stessa inchiesta in cui è implicato il sottosegretario Luigi Meduri già presidente della Regione Calabria. Da anni scriviamo su queste colonne che i mali della Pubblica amministrazione italiana non vengono solo dalla pessima classe politica che ci governa e ci amministra, ma anche da tutto quell’enorme apparato burocratico, che con leggi e leggine in contrasto fra loro, fa sguazzare il malaffare e il malcostume in tutti gli uffici pubblici del Paese. E tutto questo si per responsabilità diretta della politica senza tralasciare però l’avvallo determinante dei sindacati che considera questi posti di lavoro intoccabili. Da più di vent’anni assistiamo alle continue ed estenuanti indagini della magistratura che in tutte le regioni e le città italiane hanno scoperchiato la commistione tra la politica e gli affari che hanno polverizzato la cosiddetta Prima Repubblica insediando una nuova generazione di politici che, a onor del vero, non ha risollevato le sorti del Paese ma anzi assiste impotente e nel migliore dei casi con proclami e annunci di buone intenzioni che non portano a nessun risultato apprezzabile. Da mesi sosteniamo (inascoltati) che il male di questa nazione è la sua burocrazia e l’eccesso di personale negli uffici pubblici utili solo a far girare la carta, ma facendola girare soprattutto in modo che i passaggi di fogli da una scrivania all’altra per arrivare alle fatidiche firme autorizzative, nascondano in realtà un flusso impressionante di denaro che non finisce nelle casse di comuni, province, regioni e ministeri ma arriva direttamente nelle tasche di appone il timbro col bollo tondo e lo scarabocchio della sua firma illeggibile. Come dicevamo le indagini di Tangentopoli si sono concentrate per lo più sui casi eclatanti che portavano alla ribalta le ruberie di politici nazionali, e solo in parte sono andate a fondo sugli illeciti commessi dagli amministratori locali eletti dal popolo. Non si è voluto scavare invece nel più profondo della pubblica amministrazione, ovvero sul personale che ricopre ruoli chiave nella gestione di appalti e servizi per due ordini di motivi. Primo perchè in un momento storico particolare era molto più facile colpire i potentati e gli intoccabilli di una volta (i politici) messi alla gogna anche dal rilievo mediatico che riservavano alle indagini gli organi di stampa e per secondo perchè le organizzazioni sindacali hanno sempre fatto muro e non collaborando per nulla con i magistrati per scoperchiare le infedeltà e la delinquenza di molti loro iscritti. Non è un caso che il personale della Pubblica amministrazione sia il vero serbatoio di tessere e voti delle organizzazioni sindacali nazionali in “comproprietà” con alcuni storici partiti politici. Ancora una volta chiediamo al Governo di impegnarsi al più presto con una vera e profonda riforma sullo snellimento delle procedure burocratiche che si tolga dai piedi le vecchie procedure cartacee e bizantine in linea invece con la civiltà informatica 2.0. Meno carta e passaggi più semplici e controllabili da chiunque vogliono dire più trasparenza e meno furberie…e non solo, anche meno personale inutile che timbra in mutande il cartellino o durante l’orario di servizio se va tranquillamente in canoa a vogare!

Lascia un commento