Se ne
parla a iosa di quello che abbiamo evocato nel titolo di questa nostra
riflessione/editoriale. Alcuni – e tanti – interventi sono decisamente
interessanti e aiutano a capire la situazione (1), altri “paranoici” (2).
Poi ci sono i comportamenti dei nostri “vicini”
(non quelli delle cosiddette zone rosse, ovviamente). Da quello che non va più
da nessuna parte o ha limitato fortemente la sua mobilità a quello che fa
ironia sulla “psicosi dilagante”.
Interessante è che in quest’ultima categoria si
ascrivono anche coloro che “dicono in un modo e razzolano in un altro”: magari
si scambiano in Whatsapp alcune delle innumerevoli vignette e filmati ironici
che circolano sul web, ma poi te li ritrovi a dare credito ad informazioni
“scientifiche” solo perché le hanno ricevute da un amico, senza preoccuparsi
della fonte delle stesse… che analizzandole, risultano poi essere bufale.
L’impressione, estremizzando, è che ci siamo
ritrovati tutti in una grande nave che sta affondando e, pur se il comandante
non ha ancora lanciato il messaggio “si salvi chi può” (e crediamo che nel
nostro caso non lo farà), in tanti si stanno comportando come se questo
messaggio fosse stato lanciato: qualcuno fa a cazzotti con altri per salire
sulle scialuppe di salvataggio stringendo a sé solo i propri cari; altri si
mettono in un angoletto piangendo per la propria sfortuna e attendono il
sopraggiungere degli eventi; altri ancora, mentre corrono verso le barche di
salvataggio, ai propri compagni di corsa danno indicazioni false su dove sono
ubicate le scialuppe, sì che ci siano più posti per se stessi; alcuni si
buttano in mare anche senza ciambella di salvataggio perché non ce la fanno ad
aspettare il proprio turno per salire (forse) su una scialuppa, etc.
C’è un filmato del 1970 dell’Istituto Luce che
abbiamo ripreso e presentato e che, a nostro avviso, può essere utile per farci
riflettere a partire dal passato, dalla storia (3).
Da questo filmato e dalle considerazioni che
abbiamo sopra accennato, crediamo sia proprio il caso di prendere atto della
gracilità della vita e della opportunità di organizzarsi per continuare. Che è
quello che stanno facendo anche le nostre istituzioni, bene o male che sia…
dipende dai punti di vista e dalla onestà verso se stessi nel considerare il
contesto.
Non siamo qui dirci/dirvi come ci si dovrebbe
organizzare. Non abbiamo questa pretesa e questa capacità. Come associazione
civica, il nostro compito è essenzialmente cercare di ridurre il danno che
ognuno e le istituzioni fanno a se stessi e agli altri. E per questo ci
attrezziamo anche in questa nuova realtà che sta venendo fuori in questi giorni,
e ci attrezzeremo per la futura realtà, imparando dai nostri errori e pregi e
da quelli di ognuno e delle istituzioni (locali, regionali, nazionali, europee
– 4 – e mondiali).
Ma una cosa è importante: tutto non sarà come
prima. A partire dalla presa d’atto della precarietà della nostra vita, delle
nostre conquiste, delle nostre speranze e, soprattutto, della loro limitatezza
(5). Ci potrà questo servire, per esempio, a non raccontarci bugie da soli, a
non ingannare il vivente (umani, animali e natura) per la propria presunta
soddisfazione di alcuni attimi? Forse per farlo occorrerebbe avere la
percezione del nulla, ma siccome se questa percezione l’avessimo sarebbe un
“nonsense”, una contraddizione in termini, è bene che ci si attrezzi, ognuno,
per essere il migliore
operaio/imprenditore/informatico/filosofo/scienziato/medico/professore, etc.
per cercare di far durare al meglio il nostro esserci. Col presupposto che
senza l’altro (per quanto diverso e lontano possa essere) non è possibile. E
facendo tesoro di quanto – storicamente ed individualmente – è stato fatto in
modo erroneo: l’altro al “nostro servizio” ci ha portato dove
siamo, l’altro con cui fare insieme è possibile
che sia altrimenti.
NOTE
1 – Tra quelli, a nostro modesto avviso,
interessanti, citiamo il filosofo Massimo Cacciari sull’ultimo numero del
settimanale l’Espresso: https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/02/02/news/coronavirus-massimo-cacciari-1.345023?ref=HEF_RULLO&preview=true
2 – Tra quelli “paranoici” abbiamo difficoltà a
sceglierne uno più significativo rispetto ad un altro. C’è anche la difficoltà
della scelta. Molti sono anche solo gesti, come la mascherina indossata dal
presidente della Regione Lombardia al fine – secondo lui – di rassicurare i
suoi amministrati e il mondo che ha i riflettori accesi su quella Regione. Poi
ci sono altri che speculano in materia per le proprie fortune elettorali,
quelli che per “calmare l acque” apostrofano i cinesi come mangiatori di topi,
etc.
3 – https://www.aduc.it/articolo/coronavirus+influenza+asiatica+secolo+scorso_30733.php
4 – https://www.aduc.it/articolo/coronavirus+mancanza+stati+uniti+europa+si+sente+si_30724.php
5 – “fortunati” coloro che trovano consolazione
e forza nella credenza di altro dopo la propria morte. Noi non apparteniamo a
queste filosofie. Non le disprezziamo in quanto tali, ma le combattiamo solo
quando vogliono imporsi ad altre come loro e imporsi a chiunque non li
condivida.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Prendiamo atto della gracilità della vita e organizziamoci per continuare
L’impressione, estremizzando, è che ci siamo ritrovati tutti in una grande nave che sta affondando e, pur se il comandante non ha ancora lanciato il messaggio “si salvi chi può” (e crediamo che nel nostro caso non lo farà), in tanti si stanno comportando come se questo messaggio fosse stato lanciato.

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