Che ipocrisia o che prova di dabbenaggine tanta meraviglia e tanto scandalo! Voglio raccontare in prima persona come ho attraversato gli ultimi venti anni: quelli del dopo Tangentopoli e dell’annunciato avvento della radiosa “seconda repubblica”.
Ecco che ancora una volta questo nostro Paese è impegnato a narrare e a sbalordirsi per una storia che era già tutta scritta: il marciume nella politica e nelle pubbliche amministrazioni, la mediocrità addirittura sotto ogni aspettativa dei protagonisti, il fallimento di tutti quelli che dovrebbero essere i gangli per il funzionamento della democrazia, che piuttosto sono decisivi a far si che per molti anni si riesca a farla franca.
Che ipocrisia o che prova di dabbenaggine tanta meraviglia e tanto scandalo! Voglio raccontare in prima persona come ho attraversato gli ultimi venti anni: quelli del dopo Tangentopoli e dell’annunciato avvento della radiosa “seconda repubblica”. Veniva data per nata pur senza che alcuno si fosse dato il fastidio di poggiarla su una benchè minima riforma della Costituzione. Già questo dimostrava a sufficienza con quale razza di arruffoni avessimo a che fare. Ero tra quelli, non pochi, che alla politica si erano appassionati davvero. Ed avevo ancora l’età per farla, come avevo fatto fino ad allora, pur non rinunciando, mai, ad avere una mia professione che mi desse da vivere. Ma mi risultò subito impossibile anche il solo prendere in esame l’ipotesi di imbarcarmi in una delle nuove formazioni, tutte uguali e tutte impegnate a celare perché fossero nate e dove volessero andare. Meno ancora ero tentato dall’ipotesi di condividere le sorti di una delle vecchie sigle della “prima” repubblica. O delle siglette che prendevano origine quotidianamente dalla loro diaspora. Avete in mente, quando l’acqua del mare è chiara, branchi di pesci che si incrociano, virano in direzioni differenti, si allontanano, si riavvicinano, tornano ad incrociarsi e non si riesce ad intuire mai quale sarà il loro prossimo movimento? La politica italiana era così. Si muovevano tutti alla ricerca di un qualche tavolo dove andare a spacciare la loro moneta, ovvero il seguito elettorale, in cambio di una qualche cadrega. Per venti anni, dall’avvento di Berlusconi a quello di Renzi, ho incrociato gli sguardi ammiccanti e soddisfatti di donne e uomini che cercavano il plauso per la loro bravura ad intuire il carro sul quale balzare per ottenere una agognata elezione, o la designazione in qualche incarico di sottogoverno. Qualche volta anche sguardi di commiserazione: “ma come, sei conosciuto, godi di buona stampa, hai persino una posizione professionale ideale. In più sei spendibile come politico non sputtanato e, all’occorrenza, ancor di più come rappresentante della società civile, e ti perdi in chiacchiere e distinguo che nemmeno le scuole dei sofisti di Protagora e Gorgia!”.
E come avrei potuto? Ogni mossa, da destra o da sinistra era un colpo che mandava sempre più giù la democrazia e il Paese. Misero la camicia di forza al sistema per puntellarsi, e si inventarono il bipolarismo. Una boiata pazzesca: tutti si univano per le elezioni. Poi, diaspora continua. Nella coalizione vincente nascevano nuovi partiti e partitini per imporre condizioni al presidente del consiglio pro tempore. Nella coalizione perdente i nuovi partitini proliferavano come tante scialuppe cariche di naufraghi in avvicinamento alle spiagge del potere. Si arrivò ad avere, a cavallo del nuovo millennio, la bellezza di 44 partiti e partitini. E così, proprio quelli che erano i registi del disastro, poterono fregiarsi del titolo di statisti perché, per mazzolare i loro ex amici, sfoderarono premi di maggioranza, soglie di sbarramento, liste bloccate senza preferenze. Ecco: tutto allo scopo di garantire governi stabili e moralizzazione della vita pubblica. Tutto questo non poteva che indurmi a starmene alla larga (e non me ne pento) dalla politica attiva. Ho partecipato a battaglie di sparuti gruppi che non avevano rinunciato ad usare il bene dell’intelletto politico, per denunciare tutto quello che c’era da denunciare, e che si poteva denunciare, con convegni, riunioni, giornali.
Sono sicuro che molti si riconosceranno in questa parabola che ha caratterizzato la mia vita e che avranno provato il mio stesso fastidio nel constatare che la lotta per il potere ha progressivamente perso il significato di aspirazione a realizzare cose diverse rispetto agli avversari politici.
E, dunque, che la smettessero di fingere meraviglia per i fatti che in questi giorni nuovamente ci turbano. Era tutto prevedibile e previsto. Da quando troppi Italiani, andando dietro a gossolani tribuni, pennivendoli e mezzibusti delle finte risse televisive, finsero per viltà o dabbenaggine di non vedere le atroci bestialità di una giustizia che si prestava alla politica. E di non vedere che la politica era stata occupata dai clan, dalle lobbies e persino dalle cosche. E che nessuno metteva mano ai veri problemi, a cominciare dalla semplificazione delle leggi e della pubblica amministrazione. Ora, fortunatamente, molte illusioni sono cadute e molto imbarazzo c’è nel seguire tanti tromboni sfiatati. Gli elettori, in maggioranza, restano a casa. Non danno più il sostegno ai vecchi inganni. Il che offre spazio a chi volesse veramente riproporre una politica ispirata da alti ideali.

Quello che va detto invece è che l’autoritarismo di Renzi va bloccato, il guanto di velluto va tolto, la sua spocchia e boria senza limiti e vergogne, con la proposta dell’Italia per le olimpiadi. Un’altra bella occasione per la mafia e il malaffare. Le Chiare Boriosi sparse ovunque saranno in brodo di giuggiole, in realtà la distanza tra i cittadini e la politica non è mai stata cosi enorme.
Peccato, chi puo’ far qualcosa per bloccarlo, lo faccia.
Dillo, dillo che siamo curiosi a cosa somiglia la bocca di Renzi? ( usa le h al posto di altre lettere se temi che ci legga qualche minore d’età che incredibilmente riesce sopportare il parlare del Renzi )
Ho smesso di vedere e ascoltare Renzi, appeno vedo il faccione campagnolo, giro canale immediatamente, se vedo foto su internet, in un batter d’occhio son gia altrove, non posso piu vederlo né ascoltare quella vocignola strasciHata, con quella bocchina che mio cognato ha paragonato a qualcosa che qui non si puo’ dire.
Paolo, se mi parli della sciatteria, del cattivo gusto e degli sciacquetti e sciacquette trionfanti sono d’accordo con te, un po’ di bellezza aiuterebbe, anche se non dovremmo dimenticare che i tanti eroi del nostro tempo sono portati a galla con carte truccate, ed è la ferocia di altre migliaia di eroi alle loro spalle a seppellirli. Ma che la bellezza possa raddrizzare la politica fatta da sciacquetti e sciacquette ci credo poco. Siamo sempre lì, occorre andare alle persone. Hai visto come Renzi faceva lo spiritoso anche con Bergoglio, da vero discolo di oratorio? Sarebbe bello però inaugurare il tempo di una spiritosa solennità, ma per essere spiritosi e solenni ci vogliono attributi, molti attributi. E poi uno spiritoso solenne a più sarebbe odioso quindi antidemocratico.
Si, ma siamo ai due estremi, qui quel senso è completamente smarrito, parlo poi di bellezza interiore e di senso del bello, oltre a quello di facciata.
Anche Wagner, Strauss, Furtwängler, o Thennstedt abbellirono il III Reich. Il rapporto tra politica e bellezza è dei più rischiosi, e un tempo come il nostro con le pareti a materasso non ci permette nemmeno di affrontarlo.
Parlo di altra bellezza Marzio, quella dell’arte, della musica, della voce, la Leopolda è una vetrina per vendere pentole , solo che le pentole hanno anch’esse bellezza e utilità che là non ai scorgono.
Si scorge invece la foto di Renzi Bimbo e famiglia sciugnati, col vestitino delle occasioni, in visita dal Papa, e il quadretto per la DC/PD è bell’e che fatto
Paolo, probabilmente bellezza e politica sono ossimori, e quando si sono alleate hanno creato guai. Poi non dimentichiamo che ritrovare la bellezza della politica era bagaglio della retorica renziandannunziana alla Leopolda. No, mi basterebbe che la politica fossa almeno all’altezza della media dell’obbligo. E invece è in mano a analfabeti titolati.
Marzio, basterebbe mettere al centro della vita di ognuno la bellezza, invece c’è troppo spesso l’orrore e l’ignorana. L’Italia è un oceano di bellezza domenticata, violata, abbandonata, derisa e vilipesa.
Se non si recupera questa bellezza, anche nella politica, non si arriverà da nessuna parte.
Quindi occorrerebbe impiantare in Italia una Kulturkampf ottocentesca che fa tremare i polsi ai nostri laici immaginari. Ci sarà mai un cattocomunista che per un po’ non si vernici da cattoliberale e ci sarà mai un cattoliberale che non sia tentato dal passare almeno un pomeriggio da cattocomunista? No, allora i giochi sono fatti, una volta ingerita l’ostia informatica a un Renzi seguirà un altro Renzi, così di Renzi in Renzi finché non sarà svuotata la cesta dei Renzi e si cambierà pupazzo.
Ma il credito l’ha già perso Marzio, perché la REALTA è piu’ forte del suo inutile agitarsi e far finta di decidere.
Non è il credito che deve perdere, avendolo già ampiamente perduto, ma lo scranno, il potere.
Purtroppo in questo PD, o PDT (Partito Di Tutti) c’é la vera operazione Frankenstein, cioé Renzi da bravo cattolico boy scout odorante di sacrestia, ha resuscitato la DC, dovrebbe solo cambiare la sigla, da PD a DCD, Democrazia Cristiana Democratica. Un brodo originale, dove c’é tutto e il suo contrario, le mazzette, la mafia, la chiesa, i focolarini, i comunisti fiorentini DOP nostalgici del PCI.
Come in maniera sublime Sgarbi l’ha definito, ormai Berlusconi si è tramutato nel Conte Mascetti, che sta con Renzi e con Salvini, e quindi già defunto. Grillo si è (purtroppo) sgonfiato, resta la Balena Bianco/Rossa.
Questo è il destino dell’Italia.
Disarcionare Renzi, resta l’unica e sola via percorribile.
Riveduto e corretto:
Dare voti sullo stile politico senza fare nomi e cognomi alza un polverone che poi è una sospensione del giudizio su Renzi in attesa non si sa di cosa. Mentre Napolitano Giorgio continua imperterrito a dirci verità dozzinali, si insiste a evitare il problema dei problemi, ossia la sentina ammorbante del cattolicesimo politico che nella dissoluzione della DC si salvò dandosi alla macchia in miriadi di partitucoli finti nemici o di iniziative nel sociale. Ma oggi anche grazie al caso romano la questione cattolica può essere letta in tutti i suoi termini, ossia che il volontariato, l’assistenza e l’accoglienza tendono a strutturarsi in zone franche della società dove indulgenza e magistratura dagli occhi bendati son tutt’uno. In queste zone l’ipocrisia nazionale ha timore di intervenire, probabilmente per evitare conflitti che nemmeno i Lateranensi rivisti da Craxi potrebbero dirimere. Qua il cattolicesimo politico ha trovato la sua linea del Piave, da cui può colpire la società con le sue migliaia di cooperative e iniziative tra il culturale e il politico, che pur in piena legalità, agiscono nelle retrovie del merito come veri e propri commandos Renzi viene da questo mondo di salvatori devastatori, con tutto il bagaglio ben noto di retorica e frasi fatte.Tanto basta per togliergli ogni credito.
Dare voti sullo stile politico senza fare nomi e cognomi alza un polverone che poi è una sospensione del giudizio su Renzi in attesa non si sa di cosa. Mentre Napolitano Giorgio continua imperterrito a dirci verità dozzinali, si insiste a evitare il problema dei problemi, ossia la sentina ammorbante del cattolicesimo politico che nella dissoluzione della DC si sae iniziative lvò dandosi alla macchia in miriadi di partitucoli finti nemici o di iniziative nel sociale. Ma oggi anche grazie al caso romano la questione cattolica può essere letta in tutti i suoi termini, ossia che il volontariato, l’assistenza e l’accoglienza tendono a strutturarsi in zone franche della società dove indulgenza e magistratura dagli occhi bendati son tutt’uno. In queste zone l’ipocrisia nazionale ha timore di intervenire, probabilmente per evitare conflitti che nemmeno i Lateranensi rivisti da Craxi potrebbero dirimere. Qua il cattolicesimo politico ha trovato la sua linea del Piave, da cui può colpire la società con le sue migliaia di cooperative e iniziative tra il culturale e il politico, che pur in piena legalità, agiscono nelle retrovie del merito come veri e propri commandos Renzi viene da questo mondo di salvatori devastatori, con tutto il bagaglio ben noto di retorica e frasi fatte.Tanto basta per togliergli ogni credito.
Non mi pare, Renzi è in evidente imbarazzo, questo tsunami non puo’ non riguardarlo, la sua popolarità scende di giorno in giorno, cosi come cresce la percentuale dell’astensione. Quello che Renzi dice o pensa è ininfluente, e anche lui, come gli altri, NON POTEVA NON SAPERE.
Che si dimetta quindi, il prima possibile.
Il non poteva non sapere si applica solo ai nemici, gli amici del potere come gli Agnelli non hanno mai saputo niente e mai sapranno niente, perché i mafiosi non gli dicono mai niente, la mafia potrà magari far male all’Italia, ma quasi tutti li salva lei, tanto che i più lontani si fanno chiamare” Salvini” qui o si mantiene l’Italia o la mafia muore!
Ma Paolo,
Cosa dici mai, non leggi proprio qui come il Premier Renzi sia tutto contento e direi orgoglioso degli scandali, che come Alice spergiura che lui niente ha a che fare con questa politica, presto il Papa scende ad abbracciare anche Lui, che la Chiesa a perdonare i ladri e i potenti non ci ha rimesso mai!
Qui siamo di fronte a una valanga di fotografie, intercettazioni telefoniche che spazzano via anche la presunzione d’innocenza e il garantismo.
La famosa “cena” organizzata da Renzi e presenziata da mafiosi, non basterebbe in un Paese normale perché il primo ministro desse le dimissioni? Invece di gridare ipocritamente allo scandalo, farebbe meglio a dimettersi.
Caro Franco,
ovviamente il ritorno alla prima repubblica è impensabile e nemmeno auspicabile. Ma da nuovi partiti che abbiano almeno un corpo di idee fondanti (non parlo di ideologie), da quelli sì, bisogna ripartire. E, sopratutto, smantelliamo tutti gli imbrogli che sottraggono al voto degli elettori gli incarichi pubblici. Qualcuno ci vuole spiegare perchè le preferenze per deputati, senatori, consiglieri regionali, sarebbero fonte di corruzione e le preferenze per i candidati alle primarie ne sarebbero immuni ed avrebbero un valore salvifico? I Buzzi e i Caminati di tutta Italia ringraziano….
Nella prima repubblica ci potevano essere anche dei mascalzoni, ma c’erano anche dei politici che almeno in parte bilanciavano i primi, nella seconda non esiste più bilanciamento , i primi surclassano i secondi senza alcuna resistenza…………………. e rimediare credo che sia veramente arduo….
Caro Nicola,
Hai pienamente ragione e apprezziamo la tua coerenza, ma ora tiriamoci su le maniche perché il Mondo è davvero all’orlo del collasso, la Civiltà è davvero vicina al termine e l’Umanità è davvero prossima all’Olocausto, quindi questi qui sono solo moscerini sulla frutta marcia, gettiamo la frutta e pensiamo a non accumularne troppa in futuro, se riusciremo a procurarci un futuro.
Nella Repubblica di Venezia, così come nel Gran Ducato di Toscana si sapeva di ognuno come si era procurata la ricchezza, basta guardare i docuenti d’epoca, proprio la Toscana seppe correggere in questo senso la mala esperienza della caduta dell’Impero, ora l’Italia è marcia e piena solo di soldi d’oscura provenienza: Gente che vive appena dignitosamente o gente che strapossiede ricchezze di origine nera.
Correzione: Shock da Indipendenza del Veneto da parte nostra, poi voi metterete al muro quelli che necessario.