Che fare? La scelta ormai è fra due opzioni: l’insalatina o la tisana dell’annullamento della scheda, più o meno si equivalgono. Del resto ancora un po’ di digiuno non può farmi male.

Vediamo: leviamo di mezzo la lista Ingroia, che fa ribrezzo solo a guardarla. Se poi si leggono gli ingredienti si aggiunge anche la paura.
Il piatto 5 stelle, invece, equivale ad alcune serate un po’ goliardiche, da ciccioli, birra e rutto libero, a patto però di avere uno stomaco di ferro.
Proseguiamo con l’esame della lista Monti: una nouvelle cuisine che ti propina porzioni ridotte di vecchie ricette, un po’ affettate, servite da camerieri in polpa, e che presuppone che i commensali siano già sazi e siano lì solo per vedere e farsi vedere.
Passiamo a vedere i piatti forti. Il centrodestra è come un pantagruelico buffet di pietanze accatastate a caso, che in passato hai già in parte assaggiato, credendo di trovare qualcosa di commestibile, ma che il tuo organismo ha presto mostrato di non sopportare. Simile è il buffet del centrosinistra, presentato un po’ meglio, ma nemmeno tanto, dove l’impressione è che gli ingredienti dichiarati non siano quelli effettivamente utilizzati e con additivi e coloranti gravemente nocivi alla salute.
Mi resta la lista Giannino. Un’insalatina che appare anche gradevole, condita il giusto, ma che effettivamente non può assolvere all’esigenza primaria del nutrimento.
Che fare? La scelta ormai è fra due opzioni: l’insalatina o la tisana dell’annullamento della scheda, più o meno si equivalgono. Del resto ancora un po’ di digiuno non può farmi male. Prometto di rifarmi non appena mi presenteranno un menù più decente e solo perché ormai sono troppo vecchio per cambiare ristorante.

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