Devo una risposta a Danilo Di Mambro per una sollecitazione che mi aveva rivolto tempo fa: quella di appoggiare nel Lazio, con le modestissime forze di questo sito e del Polo Laico, Liberale e Socialista, la candidatura di Emma Bonino a presidente della Regione Lazio.
Mi trovavo all’estero, per cui, persa la battuta, rispondo con ulteriore colpevole ritardo di cui chiedo scusa a Danilo.
La stima nei confronti della Bonino è fuori discussione. Ma confesso che la sua candidatura, fin dal primo momento, non mi riscalda affatto.
La trovo sufficientemente logorata: come candidata ( a tutto, lo abbiamo scritto su Pensalibero ben prima di Giuliano Ferrara) ed anche come icona.
Non riesco ad individuare alcun progetto. La candidatura è stata lanciata e dal PD accettata, prima ancora di conoscere il programma. E non poteva essere altrimenti, visto che contemporaneamente si parlava della Bonino anche come possibile candidata alla presidenza del Piemonte ( sua regione di origine), della Lombardia e di qualche decina di organismi nazionali e internazionali.
Detta brutalmente, Emma Bonino è candidata perché, così, il PD si illude di aver trovato la toppa per la propria disastrosa situazione interna (crisi di identità e divisioni). In cambio della disponibilità della esponente radicale, il PD offre a Pannella l’opportunità di un rilancio mediatico ed anche elettorale.
Tutto legittimo, per carità.
Ma perché lo 0,5% o l’1% in più ai radicali e la crisi del PD nascosta sotto il divano dovrebbe scaldare i cuori?
Non si tratta di una opportunità, come generosamente hanno scritto rispettabili esponenti del mondo laico e socialista intenti a scrutare l’orizzonte alla ricerca di segnali di un avvenire meno gramo per la cultura che rappresentano.
E’ soltanto “ammoina”: riportato a casa il risultato (più voti ai radicali, niente baratro per il PD) il rapporto tornerà ad essere quello di due partiti intenti a pensare esclusivamente a se stessi. I radicali avranno raccolto voti e finanziamenti indispensabili alla sopravvivenza. Il PD sarà di nuovo punto e a capo senza una direzione di marcia e ripeterà con i radicali quello che già è successo con Di Pietro.
L’accordo avrebbe potuto avere un respiro più ampio se solo Pannella e Bonino si fossero preoccupati di raccordarsi con le altre formazioni laiche e socialiste, che pure, nel Lazio, qualche presenza organizzata e qualche seguito elettorale lo hanno.
Ma, per parafrasare, una espressione cara alla Bonino, i dirigenti radicali cercano i rapporti con l’area laica liberalsocialista giusto quando si sentono in difficoltà. Altrimenti, ciccia.
Perciò, caro Di Mambro, potremmo pure appoggiare la Bonino come male minore.
Ma per favore, niente illusioni di opportunità storiche, di svolte ed altre amenità del genere.
Emma candidata nel Lazio è solo un episodio. Emma candidata in Lombardia è un altro episodio. Oliviero Toscani che cerca, in Toscana, l’appoggio del centrodestra per la sua corsa alla presidenza della regione è un altro episodio ancora.
Sono tutte opportunità? Separate? E se c’è un filo che le lega (per chi è laico ma non radicale) qualcuno è in grado di spiegarcelo?
Nicola Cariglia

La candidatura della Bonino e’ un atto di grande debolezza del partito Democratico, grande rispetto merita la persona per tutta l’attivita’ politica svolta. Ma quando un partito in una regione come il Lazio non ha piu’ soggetti da candidare a presidente vuol dire che quella flebile fiammella politica si sta spegnendo definitivamente.
Questo e’ il risultato di una strategia politica che c’e’ stata, ma che e’ servita solamente ad avvicinare alla pensione soggetti che pur con la consapevolezza di non avere niente di valido da proporre (avendo vissuto un’altra cultura quella del comunismo) lo stesso si son proposti tirando a campare con il vero o finto anti BERLUSCONISMO. Chi ha gestito in modo parziale la rivoluzione di mani pulite ha una grande responsabilita’, perche’ ha cambiato in negativo la storia politica ed econmica del nostro Paese.