Il celebre pianista milanese si esibisce lunedì 9 febbraio (ore 20,30) all’Opera di Firenze, a distanza di quasi otto anni dalla sua ultima apparizione.
Spetta a Maurizio Pollini avere l’onore di inaugurare lo straordinario ciclo pianistico, intitolato I grandi interpreti, frutto di una felice collaborazione fra gli Amici della Musica ed il teatro del Maggio Musicale Fiorentino; un ciclo che avrà, quali protagonisti, una galleria di eccellenze del pianismo internazionale, che dopo Pollini proseguirà con Krystian Zimerman (20 marzo), Evgeny Kissin (26 marzo), Maria João Pires (30 marzo), sir Andràs Schiff (19 aprile), Lang Lang (4 maggio), Murray Perahia (8 maggio) e Grigory Sokolov (18 maggio).
Il celebre pianista milanese si esibisce lunedì 9 febbraio (ore 20,30) all’Opera di Firenze, a distanza di quasi otto anni dalla sua ultima apparizione, in un concerto già sold out e nel quale si cimenta con un programma comprendente brani di Beethoven e Chopin, due fra i suoi autori prediletti e di cui ha effettuato prestigiose incisioni discografiche; in particolare, proprio del compositore tedesco, ha portato recentemente a termine, dopo 40 anni, la registrazione integrale delle Trentadue sonate. Nel concerto odierno Maurizio Pollini esegue una coppia di Sonate beethoveniane molto conosciute dal pubblico, e cioè l’op. 31 n. 2, nota come “La tempesta”, per l’atmosfera tormentata che la caratterizza, e l’op. 57, l’ancor più famosa “Appassionata”, banco di prova da far tremare i polsi anche agli interpreti più navigati, soprattutto per il diabolico finale.
Di Fryderyk Chopin, invece, autore che ha “lanciato” un Pollini diciottenne nel lontano 1960, quando vinse a Varsavia l’importantissimo concorso pianistico che porta il nome del musicista polacco, viene proposto un copioso gruppo di composizioni (le Mazurche op. 63, due Valzer dall’op. 64, la Polacca-Fantasia op. 61) nate intorno al 1846, nel periodo in cui la tempestosa relazione amorosa fra Chopin e l’affascinante scrittrice George Sand iniziò vistosamente a rovinarsi.
A tale vicenda sentimentale si lega anche lo Scherzo n. 3 op. 39, che conclude la serata: un brano del 1838 di grande intensità espressiva e che pare sia stato suggerito a Chopin dalla visita alla Certosa e alle chiese abbandonate di Valldemossa, nell’isola di Maiorca, dove si era ritirato assieme a George Sand.

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