Si voterà. Prima o poi si voterà. In Sicilia il primo test importante, ma con caratteristiche territoriali molto diverse dal resto dell’ Italia. Poi una volata finale verso le elezioni politiche del 2018. Senza avere con certezza una legge che garantisca la governabilità. Un risultato incerto e forse temporaneo. Il tutto condito da polemiche minimaliste e veleni insopportabili. Intanto si blatera .Molto. Troppo. Al Forum Ambrosetti ,ormai diventato uno show internazionale, i nostri politici sfilano con le loro chiacchere approssimative, senza capire che stanno con un piede nel burrone. Disattenti o incoscienti. In un’intervista al Corsera Floris li ammazza senza alcun tentennamento Li definisce “superficiali ed impreparati “. E per calcare la mano inneggia ai “vecchi”. La realtà è molto vicina alle sue parole. In un Paese dove l ‘ ottuagenario Berlusconi ha ripreso a dettare l’agenda politica non si intravede nessuna eclatante novità. Enrico Letta parla di partiti destinati ben presto a finire. Certo l ‘ ex presidente del consiglio è sicuramente arso da una acrimonia inesauribile , ma la sua teoria potrebbe facilmente avverarsi se non vi sarà uno scatto di nobiltà politica ad oggi sconosciuta. Mancano i leader ? Può essere. Renzi ha deluso? Può essere. Ma non basta. Come non basta ripensare con nostalgia alla prima repubblica. Ora abbiamo Gentiloni, Mattarella e il duro Minniti. Sembra un compromesso storico un po ‘ datato. In questo momento è sufficiente. Non è dato sapere per quanto tempo. Poi siamo ancora a risolvere il quesito di Gaber : cos’è destra e cos’è sinistra. Molta confusione. I quarantenni non ci aiutano a sciogliere il dilemma. Meglio darsi una mossa. I cittadini potrebbero ritornare a votare, ma non per loro.
Roberto Caputo

Non posso condividere il concetto che la governabilità sia prodotta dalla legge elettorale! Non dimentichiamo che il massimo della governabilità si ottiene con una dittatura… e forse Enrico Letta, ben cosciente di questo, è proprio lì che vuole andare a parare, con la sua affermazione che i partiti sono destinati a finire presto… del resto cosa ci si può aspettare da un convinto neoliberista?
“Molta confusione” In questo concordo in pieno. Ma ritengo inutile e dannoso un amarcord perchè i “vecchi” non lo sono per età ma perchè tutti ormai appartengono ad un mondo che non solo è finito ma è privo dei classici insegnamenti che in ogni epoca sono stati utili per progredire. La rivoluzione informatica sta consegnandoci un mondo che, procedendo verso una globalizzazione, consente alle multinazionali di avere il comando nella maggior parte dei paesi relegando la politica ad un ruolo marginale di esecutrice. L’ovvia urgenza di un unione europea non rappresenta purtroppo la prima necessità dei politici europei che si appiattiscono ancora su esigenze non solo interne ma anche di parte, corti nella loro visione di seguire le esigenze di maggioranze ignoranti, presuntuose (e quindi pilotabili) e in quanto tali sempre più lontane da una visione prospettica (che come sappiamo non è della massa). Del resto la bocciatura del referendum docet. Triste e dolente infine la constatazione che per indicare un giudizio sulla realtà politica ci si riferisca ad un giornalista anche se noto. Ci stiamo ormai rassegnando a vedere giornalisti assurgare a tutti i ruoli: commentatori, letterati, storici, scrittori, opinionisti addirittura drammaturghi ….(anche se manca a quasi tutti il congiuntivo)
immagino la giuria sia composta di arzilli settantenni come me, tra i più giovani. Mi pare litania ricorrente.
Se la società è diventata liquida, lo devono essere anche i leader che si candidano a guidarla.