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Politica allo sbando. Solo quattro idee

di Davide Giacalone | 22 Luglio 2012

I partiti della maggioranza si sono persi appresso a quesiti esistenziali: chi sono? come mi chiamo? che ci sto a fare? con chi mi alleo?

Nel mentre corre il conto alla rovescia per l’Italia, con i guai che ci spingono a chiedere aiuto e cedere sovranità, i partiti della maggioranza si sono persi appresso a quesiti esistenziali: chi sono? come mi chiamo? che ci sto a fare? con chi mi alleo? Incapaci di rispondere si nascondono coprendosi gli occhi e facendo finta che sia intelligente sostenere la necessità che Mario Monti resti al governo anche dopo le elezioni. I tapini non vedono l’enorme difficoltà in cui si trova il governo, neanche sono riusciti a capire le due interviste decisive: quella di Vittorio Grilli (che si predispone al commissariamento della troika e depotenzia le dismissioni) e quella di Fabrizio Barca (che depone le armi e sostiene, giustamente, che ci vuole un governo politico, altrimenti la credibilità è solo illusoria). Se le comparse dell’abecedario (abc) fossero capaci di ragionare politicamente, se conoscessero i problemi e non affogassero nelle proprie miserie, vedrebbero i quattro punti sui quali fondare un programma da destra sana e da sinistra democratica. Cambia poco. Eccoli. 1. Abbattimento del debito mediante dismissioni: questo comporta modifiche legislative, per valorizzare i beni, e approntamento del veicolo che crei liquidità in fretta. Il governo Monti l’ha capita, finalmente, dopo avere sbagliato, ma si propone troppo poco e troppo lentamente. 2. Riduzione significativa e strutturale della spesa pubblica, senza inutili e sadici tagliuzzamenti. Ciò comporta la riorganizzazione dello Stato e la cessione di compiti al mercato. Richiede riforme serie in settori come la sanità, la scuola, l’ordinamento delle autonomie locali, la giustizia. E’ l’unica strada credibile per non trovarsi nella condizione della Spagna, costretta a licenziare o non pagare gli stipendi. 3. Lo sviluppo non si fa per decreto, men che meno con decretini da sottosviluppo, serve l’abbassamento della pressione fiscale e la libertà d’impresa. I primi due punti li rendono possibili. Si può fare in fretta, se si comincia a fare subito. Serve, inoltre, utilizzare quota parte delle dismissioni (massicce) per investimenti infrastrutturali. 4. Rinegoziare i parametri di Maastricht, nel senso che il solo rapporto fra debito pubblico e pil va superato, introducendo quello fra debito aggregato e patrimonio. Diventeremmo fra i più solidi d’Europa, tanto più che negli ultimi anni il nostro debito pubblico è cresciuto meno di quello altrui. A chi sostiene che non abbiamo la forza per farlo si risponde: un governo politico può, perché mette sulla bilancia l’affondamento dell’Ue e la non disponibilità a pagare per indebiti vantaggi altrui. Ecco il programma, che parla la lingua delle opportunità e non quello dei dolori. Vale per la destra seria come per la sinistra responsabile. A entrambe pone un limite: licenziare gli estremisti che si oppongono, smettendo di arruolarli per battere i raziocinanti del fronte avverso. Per farne azione politica non servono le lezioni private date dai nobel (vi fidereste del chirurgo che, prima di entrare in sala operatoria, prendesse lezioni di anatomia?), e neanche le ridenominazioni vintage. Non servono epocali decisioni sulle nozze gay, e neanche riedizioni delle truffe o dei suicidi con le primarie. E’ fin troppo chiaro che Silvio Berlusconi è l’unico, nel mondo del centro destra, ad avere una base elettorale propria, a essere frutto e artefice della società e della storia d’Italia, ma puntare a raccogliere solo quello, magari colorendo i toni della propaganda, non porterà a salvare una storia, bensì a seppellirla nella conservazione dell’inconservabile. E’ evidente che il vecchio gruppo dirigente comunista è l’unico midollo della sinistra, ma puntare a mantenerlo in vita, sfidando l’andreottismo nel sopravvivere alla storia, non servirà a vederlo vincere, ma a seppellirlo con disonore. Non ci serve una destra che scimmiotti la sinistra nel difendere la spesa pubblica, e non ci serve una sinistra che faccia la destra, nel sostenere soluzioni commissariali, lontane dal voto popolare. La ridiscesa in campo di Berlusconi è la manna dal cielo, per gli sconfitti di ambo le parti. Finalmente sanno cosa dire, riprendendo il filo di un discorso interrotto. Peccato sia anche un discorso totalmente inutile, mentre il debito cresce e le tasse soffocano. Facciano un piacere all’Italia, recuperino un briciolo di dignità e s’impegnino su quei quattro punti. Non riuscendoci saranno spazzati via, perché la burrasca non è alle spalle, ma sulla rotta.

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. rodolfo marchini

    22 Luglio 2012 alle 23:23

    Grande Giacalone! Sintesi efficace per un programma elettorale di un cartello liberale socialisya rformista!

    Rispondi

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