Non c’è niente da fare. Vaglielo a spiegare, alle donne, che è un fattore genetico, il nostro, qualcosa con cui si nasce, un’eredità atavica che discende dalle origini, quando Adamo morse la parte sbagliata del frutto dell’albero della conoscenza. Perché ad Eva toccò il boccone della memoria storica, vera origine di tutte le sue disgrazie – ammettiamolo fra di noi – mentre al suo più fortunato compagno toccò il boccone dell’oblio, quello che ti consente di dimenticarti anche del tuo nome, cosa che, in certe situazioni, è un autentico colpo di fortuna. Lo so, questo eccesso di darwinismo puzza di alibi lontano un miglio, ma dobbiamo pur organizzare una difesa intellettuale contro i continui rimproveri che ci muovono colleghe, amiche e soprattutto amanti, mogli, fidanzate, compagne, a causa dei laceranti vuoti di memoria che ci colgono quotidianamente e sempre nei momenti più sbagliati – questo, secondo loro.
O come glielo spieghi che esseri apparentemente normodotati, in grado dalla più tenera età di recitare a memoria tutte le formazioni della Fiorentina dall’anno della sua fondazione – 1926, sia detto per i non aderenti al culto – ad oggi, comprensive di sostituzioni, massaggiatori e magazzinieri – gli stessi esseri che a colpo sicuro possono citarti nomi, date e ordini d’arrivo dei Gran Premi dell’ultimo trentennio e rammentarsi con precisione dell’ora e del giorno in cui, per una maledetta macchia d’olio sulla pista, Valentino Rossi è caduto rompendosi un polso – insomma, come si fa a dirgli che poi non ci ricordiamo mai, da una mattina all’altra, dove stanno i calzini?! Che poi, via, anche questo è un mito che andrebbe sfatato, una leggenda metropolitana che circola nelle congreghe femminili e femministe – dioceneguardi – carbonare, quelle delle cene fra amiche, delle telefonate serali fra conviventi isteriche, delle recriminazioni da ufficio in pausa caffè: perché, perché vi ostinate a sottolineare il ripetersi della stessa urticante richiesta fatta ogni mattina senza mai riconoscere le vostre colpe?! Insomma, se i calzini stanno nel primo cassetto a sinistra, e metti caso che noi si abbia un pregiudizio intellettuale a guardare a sinistra – o che non si potrà essere leghisti a questo mondo?! E d’altronde, avete mai visto Bossi senza calzini?! – non potrebbero, benedette figliuole, sistemare i calzini al posto giusto, ovvero proprio sotto la foto con dedica di Mutu, che lì uno li vedrebbe di sicuro, specie la domenica, il giovedì di Coppa Uefa, e dopo il Processo di Biscardi al lunedì?! No, la verità è che c’è proprio una mancanza di sintonia nella logica di gestione della quotidianità, che poi, in parole più semplici, sarebbe a dire che se tutto fosse bene in vista e la si smettesse di avere ‘sta patologica fissazione dell’ordine dei cassetti, tutto andrebbe benissimo. E vogliamo parlare di quell’altra nevrosi femminile, anzi, per parlar chiaro, di quella ossessione paranoide per le date e gli orari, una vera sindrome del ferroviere che colpisce tutte, ma proprio tutte, anche quelle che, a prima vista, sembrano delle care ragazze di poche pretese, felici solo di sapere che tu esisti ad illuminare la loro misera esistenza?! E non se ne può più, e che palle, e una volta ti dimentichi il compleanno, e una volta sgami l’anniversario, e una volta salti una telefonata, e un’altra buchi la risposta ad una mail – ma cavolo, ma un disgraziato che lavora, che ha gradi responsabilità, che impegna la propria pausa pranzo nella delicatissima gestione del Fantacalcio – e solo chi lo pratica sa quali pensieri, quali oneri, quali dubbi laceranti comporti – insomma un uomo impegnato tutto il giorno in cose da levare il sonno, potrà pure patire una mancanza di tempo per cui diventa impossibile dare risposte a breve o fare telefonate alle ore stabilite. Ma giorno più giorno meno, cosa vuoi che sia?! O se lo sai, cara bambina, che ci sono, ma che vuoi, che mi metta a chiamarti tutti i giorni e pure a risponderti se mi cerchi perché ti è venuta la febbre a 40, hai il frigorifero vuoto e ti stanno portando via la macchina col carroattrezzi perché c’è la pulizia delle strade?! Ma via, un minimo di autonomia, un po’ di sana gestione razionale, un briciolo di organizzazione…come, ma ora che c’entra se tu sei venuta a farmi i brodini di pollo ed a mettermi le pezze sulla fronte perché avevo 37.01, un brividino alla schiena e volevo la mamma…ma come puoi paragonare questo senso sano e vorrei dire commovente della famiglia, alle tue pretese eccessive?! No, via, tanto non ci si può capire – ah, guarda, già che siamo a parlare, ma dove cazzo sono le mie scarpe da calcetto che fra mezz’ora devo giocare e non le trovo da nessuna parte. Al solito posto?! E quale sarebbe il solito posto?! Dio, perché le donne non ci capiscono mai?!
La versione femminile
Memo: passare dalla lavanderia a ritirare le camicie prima dell’ufficio – andare al supermercato in pausa pranzo – ritirare la macchina dello stronzo dall’officina dopo l’ufficio – cucinare una cena per otto persone – prenotare i biglietti per Glasgow, nel caso non si trovassero fare miracoli, darsi disponibili ad un incontro ravvicinato con il capo degli ultrà o rinunciare per sempre a questa relazione – disdire il viaggio per il ponte del 1° maggio causa partita di ritorno con il Glasgow – appendere i calzini per tutta la casa come i post-it – ricordarsi di chiedere all’analista per quale motivo mi sto rovinando la vita in questo modo.
Pole l’omo essere uguale alla donna?!
Chi.Bo.

Beh ,anch’io ho sempre trovato al volo un certo appunto su la mia scrivania ,apparentemente incasinatissima ; provate ad indovinare perchè….
Ma perchè ce l’avevo messo io ,naturalmente !
Cosa che non mi succede ,confesso ,con i calzini .
Ciao, Chi Bo, ben tornata!!
Era divertente, consueto, familiare, tenero: un marito che apre un cassetto e dice: “non c’è!” E la cosa è lì, appena appena coperta da un’altra, ma la si vede è proprio sotto il naso. E quando molli quello che stai facendo anche se è importantissimo e guardi nel cassetto e trovi la cosa, lui dice “me lo dovevi dire che era sotto!”
Credimi a volte mi manca. Io le cose le trovo subito. Non è divertente.
Bacioni.
Diciamola tutta: sono gli arbitri, ad essere sempre ovunque e non solo a destra o a sinistra!
E poi, Puccio, confessa: tu i calzini non li tieni a destra o a sinistra.. tu li tieni al centro!
Lo confesso, mi mancavate molto!! Non avevo pensato alla nemesi preistorica, ma anche questa rientra nell’alibi darwinista, sebbene all’incontrario, ovvero come blocco di evoluzione. Per quanto riguarda la posizione, è vero che il nostro Martin ricopre tutti i ruoli, ma anche altri non scherzano, a cominciare da Mutu. Dunque, il problema è un altro: ma come mai noi ritroviamo sempre tutto e “loro” no?!
Pole l’omo essere uguale alla donna?!
Io credo proprio di no , nonostante i tentativi di Grillini e soci per annullare le differenze .
Per me resta una pretesa assurda ed antisociale.
Ma sui calzini vorrei comunque porre un quesito diverso: perché non possono mantenere una stessa allocazione nel cassetto ,senza passare subitamente dalla collocazione a destra ad una a sinistra ,e senza preavviso ? Non ipotizzo il cambio di cassetto ,perché sarebbe una dramma!
Dopotutto anche i giocatori della Fiorentina ( tutti ,salvo il danese Martin Jorgersen ) mantengono sempre la stessa posizione in campo….
La conosci l’altra scusa “genetica”? Loro sono programmati per difendere la grotta dal Tyrannosaurus Rex, quindi la loro vista copre un campo visivo lontano; noi per badare ai bambini intorno al fuoco, mentre sbighiamo mille altre faccende, quindi la nostra vista è allenata a cogliere i particolari di un campo visivo vicino… la loro no…
Prova a scodellargli davanti al naso i calzini che lui non trova mai declamando TYRANNOSAURUS REX, come faccio io!
Ciao, sei simpaticissima
Giusi
Bentornata!!!!
Mi è mancata la sua raffinata ironia!!!
…..l’omo non potrà MAI essere uguale alla donna!!!