Avrá pure ragione Stefano Menichini, direttore di Europa (il giornale del PD della componente ex Margherita): “con il vittimismo non abbiamo sconfitto il Berlusconi cattivo, non eviteremo neanche il Berlusconi buono”. Ma a noi le parole pronunciate da Massimo D’Alema alla Festa dell’Unitá, a Pesaro, ci sembrano molto oneste e appropriate al momento che stiamo attraversando. È in atto, secondo D’Alema, Una grande opera di sputtanamento di tutta la politica, senza eccezioni, per preparare la strada ad un “Cavaliere bianco”. “Perché, in fondo – ha spiegato il leader PD- , che cosa è stato Berlusconi? E’ stato un grande fenomeno politico culturale, cioè l’idea che il capitalismo si possa governare da solo, che non ci sia più bisogno dei partiti, e che possa diventare direttamente classe dirigente. E magari qualcuno pensa: “c’è stato un capitalista cattivo, può venirne uno buono, no? L’alternanza potrebbe anche essere questa”… Dimenticando, però, un piccolo particolare, che i Paesi che funzionano meglio sono quelli governati dai partiti. Prendiamo la Germania, per esempio: la signora Merkel non è un’autorevole esponente della società civile, ma una funzionaria della Cdu che si è formata alla scuola di Helmut Kohl.”
Niente da aggiungere, anche noi la pensiamo cosí . E, rispetto a D’Alema, ci spingiamo oltre, aggiungendo cose che anche lui sottoscriverebbe (ne siamo certi) ma che non puó dire perché nel suo partito lo lincerebbero. A questo punto ci siamo arrivati per la tacita intesa fra alcuni partiti e chi dava inizio all’opera di sputtanamento giá negli anni ’90. Facciamo i nomi? Eccoli: il PDS e la sinistra DC ( in pratica l’odierno PD), la Lega ed il MSI (poi AN e oggi parte consistente del PDL). Tutti costoro si illusero di essere rispettati come espressione della “politica buona”. Oggi non servono piú: limoni spremuti, da buttare via perché i padroni del vapore (e dei giornali) oggi vogliono togliere di mezzo la politica e gestire direttamente il governo tramite referenti fidati: si chiamino Monti, Montezemolo, Profumo, come ieri potevano chiamarsi Ciampi o Amato.
Questo D’Alema non lo dirá mai. Ma ci basta quello che ha detto “I partiti sono la forma tuttora più moderna di governo dei Paesi democratici. Perché, vedete dov’è la differenza, mentre un capitalista buono o cattivo rappresenta la sua classe, i partiti rappresentano una sintesi degli interessi sociali fondamentali. Questa è la differenza, e non è una piccola differenza.” Naturalmente a condizione di non dimenticarle mai queste parole. Nemmeno in nome del realismo politico. E anche a costo di mettersi contro quella parte del gruppo dirigente PD che accovacciata sotto la cappella di certi poteri, finanziari, mediatici e giudiziari, ci sta d’incanto.
Altrimenti, tanto varrebbe lasciare a confrontarsi, per l’alternanza al governo, un Cavaliere bianco e un Cavaliere nero.
Tuttocchiali
PS: la scorsa settimana avevo manifestato un dubbio su un discorso alla festa dell’Unitá di Calamecca nel quale D’Alema invitava i compagni a smetterla con le litanie della diversitá morale e a prendere atto che non erano e non sono le salamelle vendute alle sagre di partito a coprire i costi della politica. Non sapevo se era vero o se lo avevo solo sognato. Questa volta le cose dette da D’Alema sono vere e certificate. A suo merito!

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