Nella prefazione la grecista Eva Cantarella ci informa che il “Simposio” di Platone “è il trattato sull’amore più esteso pervenutoci dall’antichità”Il Simposio non era un banale banchetto tra amici, ma era un rito che si concludeva con una discussione su un particolare tema. Il tema del testo di Platone è l’amore, l’eros.E’ Aristofane che narra un mito: il mito della nascita dell’amore.“In principio i sessi degli esseri umani erano tre (maschio, femmina, androgino)…in quanto il maschio ebbe origine dal sole, la femmina dalla terra e il terzo sesso, che aveva elementi in comune con gli altri due, dalla luna, che partecipa appunto dalla natura del sole e della terra. Ed essi erano tondi…e avevano ambizioni superbe, e attaccarono gli dei…Zeus ebbe un’idea e disse: ‘li taglierò in due, uno per uno…e cammineranno eretti su due gambe…’ Allorchè la forma originaria fu tagliata in due, ciascuna metà aveva nostalgia dell’altra e la cercava…Zeus trasferì sul davanti le parti genitali che fino a quel momento tenevano anch’esse all’esterno, e del resto non generavano né partorivano l’uno nell’altro…mediante il sesso maschile dentro quello femminile, allo scopo che, nell’amplesso, se un uomo si imbatteva in una donna, generassero e ne avesse origine la discendenza; se invece si imbatteva in un altro uomo, si ingenerasse sazietà dello stare assieme e si staccassero per volgersi all’azione e per occuparsi delle altre necessità dell’esistenza. E dunque da tempo così remoto è innato negli esseri umani l’amore degli uni per gli altri…”E da questa premessa discende anche una etica sessuale molto diversa da quella alla quale siamo oggi abituati.“Di conseguenza gli uomini che sono il risultato di quell’insieme che allora si chiamava androgino, amano le donne, e appartiene a questa categoria la maggior parte degli adulteri, e parimenti le donne che amano gli uomini e in particolare le adultere. Invece le donne che provengono dal taglio di donne, provano scarsa inclinazione verso gli uomini, ma tendono piuttosto verso altre donne, e le lesbiche derivano da questa categoria. Infine quelli che sono taglio di maschio vanno a caccia dei maschi, e finchè son fanciulli, essendo particelle del sesso maschile, amano gli uomini e godono a giacere e ad abbracciarsi con gli uomini, e sono proprio questi i fanciulli e i ragazzi migliori, poiché sono per natura i più virili…solo costoro, divenuti adulti, si rivelano uomini adatti all’attività politica. Poi, arrivati alla piena maturità, amano i fanciulli e non si curano, almeno per istinto, del matrimonio e della procreazione dei figli…”Così Aristofane conclude il suo discorso sulla nascita dell’amore: “La nostra natura originaria era quella (ossia una cosa sola), ed eravamo interi. Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà il nome amore.”Nella prefazione Eva Cantarella ci illumina sull’eros degli antichi.“I greci (per i quali la virilità significava attività, anche in campo sessuale) accettavano e valutavano positivamente, all’interno di quei rapporti, solamente quelli nei quali l’adulto, oltre a quello dell’amante, svolgeva il ruolo attivo del maestro e del modello. Nell’età in cui il giovane non era ancora uomo, ma solo un uomo in fieri (all’incirca fino a diciassette anni, dunque) la frequentazione e l’esempio dell’amante erano lo strumento formativo grazie al quale egli apprendeva i valori fondamentali della polis…Ma una volta raggiunta la maggiore età, doveva cambiare ruolo, pena una pesante riprovazione sociale: dell’adulto che continuava ad essere un amato si diceva che si era fatto ‘donna’. Divenuto ormai un uomo, doveva assumere il ruolo attivo in politica, in guerra e in amore.Parlare di matrimonio tra omosessuali oggi scandalizza, invece al tempo degli antichi greci sarebbe stato un evento normale perché ritenuto naturale.
SOMMARIO: Prefazione di Eva Cantarella – Simposio – Nota biografica
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