
Il continuo proliferare di norme sulla sicurezza non rassicura: al contrario, rivela l’insicurezza di chi governa. Non è in discussione la buona fede dell’esecutivo nel voler rafforzare la percezione di sicurezza dei cittadini, ma il risultato rischia di essere l’opposto. Quando le leggi si moltiplicano senza incidere davvero sulla realtà, diventano un segnale di debolezza più che di controllo. Per garantire sicurezza servirebbero interventi più concreti: processi più rapidi per i reati accertati e certezza della pena. Misure semplici, ma efficaci, che inciderebbero davvero sulla fiducia dei cittadini. Non entro nel merito del decreto da convertire entro sabato per evitarne la decadenza, relativo al rimpatrio volontario degli immigrati assistiti da legali dedicati. Una misura che rischia di generare ambiguità e possibili abusi, con il paradosso di favorire uscite temporanee seguite da nuovi ingressi. Il punto, però, è un altro: l’immigrazione non va subita, ma governata. Continuare a intervenire con provvedimenti frammentari non risolve il problema alla radice. In questo senso l’iniziativa del Governo Sánchez, che ha regolarizzato quasi un milione di migranti vincolando la misura a una presenza stabile e lavorativa sul territorio, offre uno spunto concreto di riflessione. Anche perché il fabbisogno di manodopera è destinato a crescere. Incentivare le partenze con sostegni economici e assistenza legale, per poi assistere a possibili rientri, appare più una strategia comunicativa che una soluzione strutturale. Il rischio è quello di inseguire il consenso immediato, senza costruire una visione di lungo periodo. Serve invece una politica migratoria chiara, realistica e coordinata a livello europeo, capace di coniugare sicurezza, integrazione e sviluppo economico. Tutto il resto è rumore normativo.
Angelo Santoro

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