
I dati sulla criminalità in Italia dicono chiaramente che la situazione non è quella che viene descritta.
Secondo una ricerca del CENSIS dello scorso dicembre 2022, il numero di reati denunciati sono circa 700.000 in meno di quelli denunciati nell’anno 2012 (2.104.114), con un decremento pari al 25,4%. Gli omicidi volontari passano dai 528 del 2012 ai 304 del 2021. Le rapine sono diminuite nel periodo 2012-2021 da 42.631 a 22.093, quasi la metà. Stesso trend per i furti in casa e i furti d’auto. In aumento, invece, sono le violenze sessuali e le estorsioni, spia della pressione della criminalità organizzata.
Bisognerebbe ragionare su questi dati, senza nessuna sottovalutazione, capire il fenomeno criminale avversarlo e colpirlo con razionalità, mettendo al primo posto la lotta alla criminalità organizzata, alle infiltrazioni negli appalti e nell’economia.
Invece la percezione dei cittadini è diversa. Gli italiani ritengono che la criminalità in generale sia in notevole aumento e si sentono minacciati soprattutto dalla criminalità di strada.
Così a dominare i sentimenti collettivi sono l’insicurezza e la paura.
Come ha dimostrato Milena Gabbanelli, è colpa delle Tv che ormai in Italia dedicano oltre un terzo dei tg alla cronaca nera.
Siamo letteralmente ammorbati dalle notizie relative a episodi criminali e violenti, preferibilmente da quelle più scabrose che hanno come protagonisti i giovani.
Così si legifera sotto l’emergenza, si trovano soluzioni prevalentemente repressive e tendenzialmente inefficaci, per cercare consensi piuttosto che per risolvere i problemi.
Stando ai dati nel nostro paese non esiste neppure una emergenza criminalità minorile che in Italia è notevolmente inferiore rispetto agli altri paesi europei.
L’Italia invece è messa malissimo quanto ad abbandono scolastico che è tra i più alti d’Europa, con picchi sconvolgenti di oltre il 20 per cento in alcune regioni meridionali e in certe aree urbane.
Bisognerebbe investire sul sostegno ai ragazzi svantaggiati con piani di recupero individuali, con più insegnanti, scuole aperte, con classi meno numerose.
Ma ecco le soluzioni del governo e del ministro Salvini:
-allontanamento dei minori criminali da certe aree urbane;
-inasprimento delle pene per i minorenni;
-via i telefonini ai ragazzi violenti;
-due anni di galera per chi non manda i figli a scuola.
Con queste misure si fa solo propaganda e si finirà solo per ingolfare ancora di più la giustizia italiana.
Tecnicamente si tratta di populismo penale.
Questa è la definizione che ne dà Wikipedia.
“L’espressione “populismo penale” comprende ogni decisione in materia penale che sia demagogica, strumentale all’acquisizione di popolarità, visibilità mediatica o successo elettorale, e che abbia un orientamento punitivo in risposta a umori collettivi più o meno consapevolmente aizzati ed esasperati.
Il populismo penale è spesso rivolto “verso il basso”, verso gli estranei alla comunità etica dei “cittadini perbene” (stranieri, criminalità di strada, forme varie di devianza, emarginazione e disagio sociale), ma può anche essere rivolto “verso l’alto”, verso le élite corrotte che impediscono al popolo di essere compiutamente sovrano”.
Non c’è da aggiungere altro.
Enrico Rossi

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