Era attesissimo e lo hanno dimostrato le persone in fila a contendersi l’ultimo biglietto prima del sold out più che prevedibile. Dopo il successo, ingiustamente passato quasi in sordina de IL GHETTO – Varsavia 1943 di Giancarlo Colombini, e de IL BARBIERE DI SIVIGLIA, giunto quale ultima tappa dopo il tour toscano partito da Livorno dov’è stato prodotto nel quadro del progetto LTL Opera Studio, il teatro Verdi di Pisa cala un asso pesante almeno dal punto di vista mediatico: MACBETH con la regia di Dario Argento.
Indiscutibile maestro del cinema thriller/horror psicologico, Dario Argento si è già misurato con quest’opera, certamente tra le più truculente del repertorio verdiano e non solo: proprio sulla rappresentazione di questo capolavoro verdiano imperniò infatti uno dei suoi film cult, Opera, nel 1987.
Non a caso, proprio Argento ha sottolineato come: «È una tragedia adatta a me. Macbeth e la moglie sono una coppia diabolica, lei forte, lui più servile… È la tragedia di Shakespeare più cruenta, tra delitti e spettri, perfetta nella sua crudeltà per creare un clima d’angoscia».
E se la trasposizione dal Basso Medioevo alla Prima Guerra mondiale, “il conflitto più feroce e sanguinario dove il Male sembra incombere sul mondo in modo innovativo ed inquietante” ci è apparso opportuno e rispettoso perché nulla dell’opera è stato alterato, dobbiamo confessare che ci aspettavamo molto di più da quegli “effetti speciali” che erano stati il leit motive delle dichiarazioni del regista.
Se escludiamo le grottesche “fontanelle di sangue”, poco o nulla della sua indiscussa capacità appare sulla scena: poteva fare molto di più e l’opera, nelle sue molteplici sfaccettature (in questo senso, credo, Shakespeare è ancora tutto da scoprire), lo consentiva, anzi lo incoraggiava.
Detto questo, per tornare invece alla parte più prettamente musicale, dobbiamo riconoscere al M° Simon Krečič, regolare Direttore ospite della Slovenian Philharmonic Orchestra e della RTV Slovenia Symphony Orchestra ed attuale direttore artistico della SNG Maribor Opera House, un grande impegno ed una grande sensibilità nella lettura di questa non facile partitura e nella capacità di trasfondere questa sua sensibilità in un’attenta e misurata direzione dell’Orchestra del Festival Pucciniano che è sembrata aver recepito le indicazioni.
Decisamente piacevole l’ascolto delle voci che, nella loro diversità anche stilistica, hanno saputo creare un’atmosfera di grande omogeneità a tutto vantaggio della messa in scena che non ha avuto momenti di squilibrio.
A prova di ciò l’applausometro, che ha equanimamente premiato tutto il cast con molti momenti nei quali l’applauso a scena aperta ha sottolineato particolari emozioni vissute da tutti con grande partecipazione.
Menzioniamo quindi l’intero cast a dimostrazione di come, pur apprezzando le doti individuali, ci sembra più significativo l’effetto d’assieme.
Acclamato il baritono Giuseppe Altomare, un convincente Macbeth senza pretese di supereroe; pioggia di applausi anche per la soprano DimitraTheodossiou, lady Macbeth, cinica istigatrice dei molti delitti del marito, primo fra tutti l’assassinio del legittimo re di Scozia per usurparne il trono;
applausi anche per il baritono Giorgio Giuseppini, Banco, e per la soprano Elena Bakanova, la dama di Lady Macbeth. Non meno apprezzati il tenore Emanuele Servidio, Macduff, ed il tenore Emanuele Gianino, Malcom; un bravo anche al basso Juan José Navarro, il medico.
Coro: Artisti del Coro di Parma, Maestro del Coro Fabrizio Cassi. Scene e luci sono di Angelo Linzalata
Hanno fatto “bella mostra di sé”, in ogni senso, le tre streghe Alessandra Bordino, Beatrice Bosso e Chiara Silvestri che hanno danzato nude i loro sabba secondo le indicazioni del regista, senza che questo costituisse motivo di recriminazione da parte del pubblico.
La stagione lirica 2014/15 volge al termine: l’ultimo appuntamento sarà con l’opera MARKHEIM di Carlo Deri, tratta da un racconto di R.L. Stevenson, che, in prima assoluta, andrà in scena sabato 18 aprile alle ore 20.30.










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