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Pisa, Teatro Verdi – Galà di voci liriche “Bocelli & le magnifiche sette”. Intervista alla soprano sarda Elena Schirru

di Stefano Mecenate | 17 Giugno 2021

Santu Sparau, San Sperate, è un piccolo comune a venti chilometri da Cagliari, nel sud Sardegna. Arte e natura si fondono in questo paese che si adagia nel fertile Campidano meridionale. San Sperate è uno dei centri agricoli più produttivi della Sardegna, a poca distanza dal parco del monte Arcosu e dalle spiagge del sud Sardegna.

Nel 1967 diventa “Paese-Museo” ospitando diversi artisti italiani e stranieri. L’idea del Paese-Museo nasce un anno prima per iniziativa di Pinuccio Sciola, conosciuto per le sue sculture sonore presenti in diverse città del mondo, che cominciò prima col dipingere le pareti delle case di bianco per la festa del Corpus Domini (durante la quale balconi e portoni sono addobbati con lenzuola e arazzi e le strade cosparse di menta e fiori profumati) e poi, dopo avere iniziato egli stesso a farlo, invitò tanti artisti perché dipingessero sui muri del paese le loro opere. È oggi possibile visitare ben 260 murales per le vie del paese; sono quasi tutti disegni realizzati con colori impermeabili ad acqua eseguiti su pareti intonacate e dipinte con il biancone; esistono anche opere eseguite con la tecnica del graffito e altre realizzate con tecniche miste.

A San Sperate nasce e muove i primi passi nel mondo della lirica Elena Schirru, una delle protagoniste del Galà di voci liriche “Bocelli & le magnifiche sette” realizzato per festeggiare la riapertura del teatro Verdi di Pisa dopo oltre un anno di chiusura dovuta al Covid dal suo direttore artistico Enrico Stinchelli.

Una serata degna dei momenti migliori del Verdi nella quale sette giovani artiste provenienti da tutto il mondo, hanno visitato il repertorio lirico da Vivaldi a Dvorak con un susseguirsi di romanze accompagnate da suggestive immagini e presentate con grande passione e professionalità da Stinchelli, voce fuori campo.

Martina Tampakopoulos, Carolina Lopez Moreno, Martina Gresia, Valeria Girardello, Nikoleta Kapetanidou, Victoria Pittis e Elena Schirru, accompagnate al piano dal M° Riccardo Mascia, con le loro voci hanno saputo conquistare il cuore del pubblico presente in sala nel numero massimo dei posti disponibili per le norme di sicurezza vigenti (molte di più le richieste a dimostrazione della “voglia” di tornare in teatro e vivere finalmente dal vivo quegli spettacoli che, per mesi, sono stati condivisi sono on line).

A Elena Schirru, che nell’ultima edizione del concorso canoro Grandi Voci 2020 tenutosi a Salisburgo ha sbaragliato tutti gli altri concorrenti con le sue straordinarie doti canore, abbiamo rivolto alcune domande.

Intanto presentiamo questa giovane soprano diplomata col massimo dei voti al Conservatorio di Cagliari, e con un’importante presenza al Centro di perfezionamento che il grande Plácido Domingo tiene a Valencia studiando, tra gli altri, con Mariella Devia, Jaume Aragall, Celso Albelo, Placido Domingo e Luciana Serra.

Quando e perché ha “scelto” di essere una cantante lirica?

La musica mi ha sempre accompagnata. È mio padre che mi ha avvicinato alla musica essendo lui stesso un appassionato. Si ascoltava soprattutto rock anni Sessanta e Settanta, jazz anni Sessanta, cantautori come Battiato, Battisti, De Gregori, Paolo Conte. Anche musica classica, ma non troppa, niente lirica. Devo invece ad un consiglio di mio fratello e all’incontro con la mia prima insegnante del Conservatorio, Elisabetta Scano, l’essermici avvicinata e da lì è nato l’amore prima per l’ascolto e poi per il canto. Mi solo trovata a mio agio con questo tipo di musica che arriva al cuore senza intermediari.

Quanto nascere e vivere a San Sperate, in Sardegna, rende più difficile affrontare la carriera di cantante lirica?

Penso che sia possibile superare questi limiti che sicuramente ci sono. È più difficile avere tanti ascolti dell’Opera dal vivo perché ci sono meno occasioni e possibilità di spostarsi più difficoltose. Bisogna sempre e comunque prendere un aereo per lavoro. Le opportunità di perfezionamento sono limitate. Sono stata fortunata a trovare i miei punti di riferimento attuali proprio in Sardegna in maniera imprevedibile, in particolare il Maestro Gianni Mastino, di grandissima sensibilità e preparazione, una persona veramente speciale per me.

Diploma a Cagliari, specializzazione a Valencia… Come ha spiccato il volo?

Ho spiccato il volo in quel momento soprattutto grazie all’ incoraggiamento del pianista con cui studio maggiormente, Andrea Cossu e di un suo amico, il tenore Gianluca Floris. Mi hanno dato la carica e mi hanno incoraggiata prima di una serie di tentativi nei concorsi. I primi sono stati fallimentari, poi pian piano solo andati sempre meglio. Non bisogna arrendersi perché inizialmente si va incontro a porte in faccia che ci fanno comunque crescere. Durante il Concorso a Valencia è stata fondamentale la modalità delle selezioni, erano delle vere e proprie Masterclass, una al giorno per tre giorni. In quella con Davide Livermore, attraverso i suoi consigli si è acceso un fuoco in pochi secondi, è cambiato il mio modo di interpretare le note e le parole di un’aria, ho capito come farle mie e renderle personali. Il cambiamento è stato grande e repentino. Incontrare persone che ti incoraggiano e ti aiutano a portare fuori ciò che hai di unico è fondamentale.

Guardandosi indietro, cosa ricorda di bello e di brutto della strada finora percorsa?

Della strada percorsa ricordo soprattutto gli incontri che mi hanno fatta crescere. La musica è comunicazione e condivisione. In questa strada ci si incontra e ci si scontra con tante persone. A volte nell’incomprensione e nello scontro si cresce perfino di più. Ricordo con piacere tutti i miei colleghi e i miei Maestri e solo grata per tutto ciò che mi hanno dato.

Nemo propheta in patria vale anche per lei? Come l’hanno accolta i teatri della Sardegna? Quanto l’hanno aiutata a farsi conoscere “a casa”?

Dopo l’esperienza di Valencia che mi ha permesso di farmi conoscere, il Teatro Lirico di Cagliari mi ha chiamata per la Petite Messe Solenelle. Sono piaciuta molto alla Direzione artistica e da lì sono arrivate tante altre proposte di cui sono sempre stata felicissima. Successivamente anche il Teatro Comunale di Sassari mi ha chiamata per un concerto e un’opera di recente. Devo dire che mi sento benvoluta e supportata dai Teatri della Sardegna.

Quanto è competitivo il mondo della lirica oggi? Quanto lo è in particolare per una donna?

E in particolare per un soprano? Tantissimo! Non è semplice confrontarsi con questo aspetto. Bisogna trovare la propria unicità e cercare di dare il meglio. Esiste un lato positivo del fatto che ci sia tanta competizione e l’ho trovato solo di recente: poter ascoltare tantissime colleghe di un livello veramente alto e cogliere le loro unicità permette di crescere e di migliorare sempre più. La competizione può portare in qualche modo ad un miglioramento. Bisogna focalizzarsi sul fatto di non essere in una gara, non sarebbe un percorso artistico, ognuno cerca di migliorare sempre e solo se stesso, non bisogna farsi trarre in inganno. Il confronto è qualcosa di positivo perché apporta nuove idee. Ma ognuno è unico.

Ha detto: “Vincendo Grandi Voci 2020 ho avuto la consapevolezza del mio valore, incoraggiandomi a fare di più, di superarmi e di migliorarmi ancora”. Come giudica, ad oggi, la sua voce e più ancora la sua capacità di “essere” sulla scena la protagonista di una delle opere che ha interpretato?

Il mio giudizio è: non si finisce mai di imparare. Ogni volta si è diversi e si cerca di dare qualcosa di diverso. Penso di poter andare sempre più in profondità nell’indagine sul personaggio e nella libertà di esprimermi. Sono su questa strada. So di dare ogni volta il massimo. Questo è certo.

Tra i ruoli sinora interpretati quali sente più vicini alla sua personalità e quali invece vorrebbe interpretate nel prossimo futuro perché l’attirano particolarmente?

Penso che quando ci si avvicina ad un personaggio si cerchi sempre di renderlo vicino a noi e ci si affezioni sempre un po’. Zerlina è un personaggio a cui mi sono molto affezionata. Sicuramente Violetta della Traviata mi attira tanto, non so bene perché ma la sento vicina alla mia anima. Anche Marguerite del Faust di Gounod. Un altro personaggio molto affascinante per me è Thais di Massenet.

Mi dicono che ha un carattere che la porterebbe a sperimentare tantissime cose: quando non fa la cantante di cosa si occupa? Cosa le piace fare?

Mi piace molto leggere, scrivere, fare yoga, trekking, mi piacerebbe studiare psicologia e logopedia. Mi affascina molto la connessione che esiste fra la voce e l’interiorità di ciascuno. L’argomento voce è sicuramente qualcosa che mi affascina molto. Il fatto di sperimentare riguarda soprattutto questo.

L’esperienza pisana oltre a regalarle una serata emozionante, (complimenti per come ha cantato sia l’aria dei gioielli che quella della Traviata), le ha offerto la possibilità di confrontarsi con un direttore come Stinchelli, certamente un professionista ma anche una persona di notevole sensibilità. Qualche possibilità per un suo ritorno a Pisa?

Concordo, ho trovato nel Maestro Stinchelli una persona di rara sensibilità che ha saputo darmi consigli importantissimi. La serata del 30 maggio è stata meravigliosa, sono stata così felice e onorata di stare sul palco con le colleghe e c’era una particolare armonia e un supporto fra noi. Sentire nuovamente il calore del pubblico e poter comunicare di nuovo dal vivo è stato indescrivibile. Spero tanto di tornare presto in questo Teatro meraviglioso, sono sicura che ci saranno occasioni.

Lei è giovane, molti cantanti, uomini e donne, sono giovani: perché sembra che i teatri si riempiono prevalentemente di persone non molto giovani? Perché secondo lei la lirica è ancora lontana dai giovani?

Domanda molto interessante che fa pensare. La lirica dovrebbe invadere posti diversi forse per arrivare ai più giovani. Sono certa che possa arrivare al cuore di tutti. Se improvvisamente in una piazza ci fosse un flash mob legato all’Opera, tutti si fermerebbero ad ascoltare. Mi è capitato di organizzare con una associazione un concerto in un luogo inedito e la risposta è stata fantastica. Forse bisogna creare delle alternative al Teatro chiuso e renderle più fruibili per fare tornare le persone in Teatro. Quando si vive questa esperienza si ha voglia di replicarla ma alcune persone non sanno magari bene di cosa si tratti.

Stefano Mecenate

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, conservatorio, futuro, giovani, intervista, lavoro, luciana serra, mondo, nato, natura, persone, pisa, riccardo, stranieri, teatro verdi di pisa

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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