Nonostante l’emozione della serata che celebrava l’89simo dalla morte di Giacomo Puccini e che ha visto in sala la nipote del Maestro, Simonetta Puccini, è mancata quella alchimia che fa di una recita un momento magico.
E questo a prescindere dalla qualità di ognuno dei protagonisti di questa Tosca che, sulla carta, poteva essere un piccolo gioiellino e che invece si è risolta in una ordinaria serata che il pubblico, in un teatro tutto esaurito, ha fin troppo generosamente premiato con una pioggia di applausi.
Le scene erano quelle proposte dalla Fondazione Festival Puccini nell’edizione 2012 del Festival Pucicniano, mentre i costumi, eleganti nella loro apparente semplicità, sono quelli della Fondazione Cerratelli una realtà che meriterebbe sicuramente di essere maggiormente valorizzata dai teatri toscani non solo per la sua ricchezza di costumi a disposizione ma per la capacità di operare con creatività ed originalità grazie alla profonda conoscenza della tradizione e della storia del costume di scena.
La regia di Riccardo Canessa, pur se nel complesso accettabile per la sua capacità di raccontare adeguatamente questa potente storia di amore e di sangue nella quale emozioni e sentimenti si propongono senza mezze misure, ci ha sfavorevolmente colpiti per dei “dettagli” che, proprio perché evitabili, risultano più fastidiosi se trascurati. Alcuni movimenti scenici dei personaggi che non corrispondevano alle parole del libretto e alcune “distrazioni” hanno penalizzato un po’ il pathos di alcune scene.
Né Silvana Froli (Flora Tosca) né Stefano La Colla (Mario Cavaradossi), almeno nella prima recita, hanno espresso il meglio delle loro possibilità. I due artisti hanno mostrato a più riprese momenti di defaillance “appannando” quell’intreccio perfetto che il Maestro lucchese aveva ben congeniato in questa stupenda partitura.
A non aiutarli è intervenuto anche il direttore, il siriano Nahel Al Halabi che ha adottato tempi decisamente troppo lenti che, se da un lato hanno forse enfatizzato alcuni momenti drammatici, specie nel secondo atto, nel complesso hanno creato difficoltà ai cantanti e penalizzato quei ritmi serrati che costituiscono uno dei pregi dell’opera.
Migliore la prova del baritono Giovanni Meoni, il barone Scarpia, che ha sostenuto dignitosamente il suo non facile ruolo nel quale si intrecciano una molteplicità di emozioni da restituire non solo vocalmente ma anche con una capacità recitativa quasi attoriale.
Piacevole anche l’interpretazione, vocale e scenica, che Giovanni Di Mare ha dato del sacrestano, un personaggio tropo spesso ridotto a macchietta che invece rappresenta a tutti gli effetti un importante protagonista della vicenda, incarnando quella Chiesa un po’ bigotta e un po’ meschina che vivacchia all’ombra della Croce.
Convincente come al solito (ma che aspettano ad attribuirgli ruoli meno secondari?) la prova del basso Veio Torcigliani nella duplice veste di Sciarrone e del carceriere, mentre ancora una volta impropriamente (nonostante l’escamotage di una improbabile questua) il pastorello lo vediamo sugli spalti di una prigione anziché voce fuori campo o, al massimo, accanto alle sue pecore nei prati sottosanti Castel Sant’Angelo.
Ma questa serata ha avuto anche una importante valenza umanitaria: In collaborazione con UNICEF Italia, la Fondazione Teatro Verdi di Pisa e la Fondazione Festival Pucciniano si uniscono ad EMMA for Peace, nuova organizzazione internazionale no-profit per la promozione dell’educazione musicale e la diplomazia culturale nelle regioni del Mediterraneo e del Medio Oriente fondata dal giovane manager culturale Paolo Petrocelli, e della quale Il M° Riccardo Muti, tra le personalità più autorevoli sostenitrici della pace e della solidarietà, ricopre la carica di Presidente Onorario.
Per l’occasione, EMMA for Peace ha presentato al pubblico del Teatro Verdi un progetto di educazione alla musica a lungo termine concepito per i bambini siriani rifugiati nei campi profughi in Libano, Giordania e Turchia.
Il programma, ideato e diretto dalla violinista ed ex-sovrintende del Teatro dell’Opera di Damasco, Maria Arnaout, si attiverà nel corso del 2014 e si avvarrà dell’aiuto sul territorio di educatori, musicisti professionisti, siriani e non, e del coinvolgimento di organizzazioni internazionali quali l’UNICEF.
Obiettivo del programma è far apprendere la musica attraverso specifici metodi d’insegnamento, che comprendano l’educazione al canto e al ritmo, anche attraverso l’improvvisazione e il gioco.
Il progetto, che mira ad incoraggiare la creatività e favorire il dialogo e la comprensione reciproca, prevede una prima fase d’insegnamento nei campi rifugiati ed una seconda fase di formazione ed affiancamento anche al di fuori dei campi, nel corso del tanto atteso periodo di pacificazione, per dare orientamento e sostegno ai tanti bambini e giovani che dovranno affrontare il difficile tragitto di costruzione di un nuovo cammino di vita, all’interno di un paese veramente libero.
I bambini siriani, soprattutto coloro i quali vivono nei campi rifugiati, al fianco dei bisogni base quali il cibo, l’abbigliamento e l’assistenza sanitaria, necessitano infatti di forte sostegno morale e psicologico.
Attraverso la musica, EMMA for Peace spera così di creare un territorio comune per tutti questi bambini, un luogo d’incontro in cui potranno scoprire assieme l’importanza di ascoltare, comunicare, esprimersi, cantare i loro dolori e le loro speranze. Un luogo quindi in cui poter vivere in armonia con se stessi e con gli altri.






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