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Piersilvio “sfratta” il fido Tajani?

Il figlio del Cavaliere pensa di scendere in campo. È un avviso di sfratto per il Vicepremier. Soprattutto è una notizia su cui dovrebbe riflettere tutta la destra -in particolare Meloni- ma anche, direi soprattutto, il centrosinistra. A Cologno Monzese dove si sarebbe dovuto presentare i palinsesti di Mediaset si è parlato poco di tv e molto di politica. Piersilvio Berlusconi ha fatto capire che gli interessa molto la prossima stagione politica: “ormai ho 56 anni e papà scese in campo quando ne aveva 58”. Quindi… si avvicina il tempo anche per lui.

di Enrico Rossi | 10 Luglio 2025

Piersilvio Berlusconi pensa di scendere in campo. È un avviso di sfratto per Tajani.

Soprattutto è una notizia su cui dovrebbe riflettere tutta la destra -in particolare Meloni- ma anche, direi soprattutto, il centrosinistra.

A Cologno Monzese dove si sarebbe dovuto presentare i palinsesti di Mediaset si è parlato poco di tv e molto di politica. Piersilvio Berlusconi ha fatto capire che gli interessa molto la prossima stagione politica: “ormai ho 56 anni e papà scese in campo quando ne aveva 58”

Quindi… si avvicina il tempo anche per lui.

Un’uscita secca sullo Ius Scholae – “Non è una priorità, anzi forse non è proprio il momento” – è bastata per spegnere le velleità di Tajani e per mandare un messaggio chiaro: Forza Italia ha bisogno di un reset, anzi di una rifondazione, non di un custode del berlusconismo d’archivio.

Il capo vero di Forza Italia precisa che né lui né Marina c’entrano con quella proposta. Tradotto: Tajani fa di testa sua, ma il suo tempo sta per scadere.

Tajani incassa e prova a sorridere, ma l’imbarazzo è evidente. Se non fosse chiaro, Piersilvio ribadisce: “Tajani è bravissimo… ma si può fare di meglio”. E l’avviso del licenziamento anticipato è spedito.

Poi arriva la frase chiave: “serve un pensiero nuovo, non per forza giovane, ma con visione del futuro”. Pensa ad “una forza liberale e moderata che guarda al centrodestra ma con una spinta progressista”.

Non dice “mi candido”. Ma dice che non lo esclude. Che ci penserà. Che potrebbe arrivare una “sfida completamente nuova”.

Certo, se dovesse farlo, non sarà per fare la ruota di scorta a Giorgia. Non è tipo da panchina. Non è Tajani, che si accontenta di fare il pontiere con Meloni pur di restare a galla. Se Piersilvio scende in campo, lo fa da protagonista. Punta a Palazzo Chigi, non a mettersi a servizio di via della Scrofa.

E il messaggio per la premier è doppio: rassicurazione apparente – “Il governo sta facendo bene, tra i migliori in Europa” – ma anche una stilettata indiretta, quando evoca il padre che avrebbe fatto “di tutto, anche oltre misura, per fermare le guerre”. Chissà se il ministro Tajani e la presidente Meloni capiranno il riferimento?

La sensazione è che la macchina si sia messa in moto, pronta a sconvolgere gli assetti e i rapporti di forza entro il centrodestra.

Ma anche nel centrosinistra la notizia deve far riflettere e spingere a valutare i rischi e le opportunità della scesa in campo di una persona del calibro e della forza economica e mediatica di un Berlusconi.

Non a caso, durante la conferenza stampa l’imprenditore ha attaccato anche Renzi definendolo un personaggio politico ormai fuori gioco e inviso dal popolo.

Dunque, la campana suona per la destra estrema di Fratelli d’Italia, i cui voti sono gonfiati non perché così tanti italiani siano diventati postmissini ma per l’assenza in quel campo di serie proposte diverse.

Però anche al centro si faranno pesantemente sentire gli effetti di un Berlusconi tornato nell’arena politica, in particolare per quell’area che, finora senza riuscirci, Renzi e Calenda hanno cercato di occupare.

Per il centrosinistra può aprirsi una stagione densa di rischi ma anche di opportunità, se saprà differenziare e irrobustire la propria offerta politica.

Occorre una sinistra nuova, popolare e forte della sua identità a cui si affianchi un centro liberal-democratico che guarda a sinistra.

Soprattutto è indispensabile che queste forze diverse riescano ad essere unite.

La sfida, con la scesa in campo del figlio di Berlusconi, si fa più grande e più seria che mai e la competizione tra gli schieramenti può diventare più forte e allo stesso tempo più qualificata nei contenuti programmatici ed ideali.

A volte, quando le sfide si sono fatte più difficili la sinistra e il centro hanno dato il meglio di sé e sono riusciti persino a vincere.

Resta sullo sfondo, grande come una montagna, la pesante questione del conflitto di interessi, della capacità di influenzare l’opinione pubblica per chi possiede buona parte della stampa, delle tv e dei mezzi di comunicazione in genere, oltre a tanto, tanto denaro da spendere nelle campagne elettorali.

Una questione accantonata ma ancora decisiva per un confronto ad armi pari tra schieramenti alternativi e per il rilancio di una vera democrazia nel Paese.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Apertura

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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